Arsenale desiderio di dio e degli uomini

Pubblicato il 16-07-2025

di Rosanna Tabasso

Ogni momento importante della nostra vita è accompagnato da parole che restano: parole di persone che abbiamo vicino, incontri segnati da parole. E poi, in un autentico cammino di fede, c’è sempre la Parola di Dio. Parole di uomini e Parola di Dio sono elementi costanti e camminano insieme perché la storia della salvezza procede sempre dentro la storia umana, pur con tutti i suoi limiti.

L’Arsenale della Pace è frutto di una sinergia con Dio, iniziata dall’incontro con Giorgio La Pira e le sue parole. All’epoca era sindaco di Firenze, ma era soprattutto un uomo di Dio, profeta di pace, amico dei poveri. Ci fece conoscere la profezia biblica di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri» (Is 2, 4).  Ernesto e noi con lui sentimmo che il Signore ci avrebbe indirizzato a vivere questa Parola. Da quell’incontro e da quella Parola è iniziata la ricerca dell’Arsenale della Pace. La Parola di Isaia è rimasta un punto fermo nella nostra storia, una Parola che si è concretizzata, ma non prima di altre parole che hanno accompagnato difficoltà e speranze. Tante persone hanno sostenuto questo sogno, molti ci hanno espresso incredulità, alcuni anche disapprovazione… Ma c’era sempre una Parola che ci spingeva avanti, ci legittimava a continuare a sperare.

La Parola dell’Angelo a Maria: «Ti saluto Maria, il Signore è con te…» ripetuta infinite volte nella preghiera del Rosario ci ha accompagnato nell'attesa di quella promessa. Lo pregavamo ogni giorno attorno all’Arsenale perché si realizzasse ciò che l’Angelo aveva annunciato: «Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37).

Erano passati anni dall’impegno del comune di Torino a darci in comodato d’uso una porzione dell’ex Arsenale Militare. Nel luglio 1983 stava per essere approvata la prima delibera del Comune che, acquisito l’arsenale da parte del Demanio, doveva assegnarne una porzione di superficie al Cottolengo e un edificio a noi. Invece un fratello del Cottolengo, che ci voleva molto bene, ci comunicò che eravamo stati esclusi. Un ostacolo che metteva fine alle nostre speranze. Ci interrogammo nella preghiera: cosa ci stai dicendo Signore? Tu Signore questo progetto lo vuoi? È tuo? Se è tuo portalo avanti, altrimenti fermaci qui. Poi aprimmo la Bibbia con la fede dei bambini e ancora il profeta Isaia ci restituì coraggio: «Io dico a Gerusalemme: “Sarai abitata”, e alle città di Giuda: “Sarete riedificate”, e ne restaurerò le rovine» (Is 44, 24ss). Con questa Parola nel cuore potevamo osare di insistere con il sindaco perché ci concedesse subito una porzione di Arsenale. Ernesto passò ore al telefono con lui che voleva convincerci che ci sarebbe stata un’altra delibera. Ma dietro alle sue parole leggevamo il tentativo di persuaderci a fermarci, come ci dicesse: siete troppo deboli e pochi, con troppi pochi soldi per affrontare un simile progetto. Infine accettò di apporre un’aggiunta scritta a mano alla delibera già stampata e pronta per l’approvazione.

Pochi giorni dopo, il 2 agosto dell’83, entrammo all’arsenale. Con Ernesto e Maria eravamo in sei. Avevamo con noi le parole di alcuni amici non credenti che avevano fiducia nel progetto dell’Arsenale della Pace, in particolare avevamo i libri di una cara amica ex partigiana che non poteva accompagnarci perché malata, una donna integra che rappresentava il mondo della buona volontà. Desideravamo anche avere le parole della Chiesa dove eravamo nati e dove desideravamo vivere. Pensammo al vicario episcopale che ci conosceva bene anche se era introvabile. Lo chiamammo il mattino e l’appuntamento era per il pomeriggio. Non avevamo molte speranze, invece quel giorno rispose subito e accettò di accompagnarci. Nel silenzio ovattato di polvere antica e di abbandono, il vicario fece risuonare la parola del salmo 122:  «Quale gioia, quando mi dissero: andremo alla casa del Signore!» Le parole di questo salmo ci hanno accompagnato, da lì sempre. Abbiamo creduto che questa fosse un'opera di Dio, e siamo qui come in una Gerusalemme, a chiedere pace per il nostro popolo, per i nostri amici, per l'umanità intera. Una Parola che rimane per sempre.


Rosanna Tabasso
NP marzo 2025

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