Angelus novus: Rovina barocca
Pubblicato il 17-01-2026

Una serie di tre immagini distinte che va a comporre questo trittico rappresenta un’opera che ho realizzato di recente, il mattino del 7 ottobre 2025 a Torino. Il titolo che le ho dato è Angelus Novus, come l’acquerello di Paul Klee che fu acquistato nel 1921 dal filosofo ebreo-tedesco Walter Benjamin, e che oggi è custodito nel Museo di Israele a Gerusalemme.
«Un dipinto di Klee mostra un angelo che sembra sul punto di allontanarsi da qualcosa che sta contemplando intensamente. I suoi occhi sono fissi, la sua bocca è aperta, le sue ali sono spiegate. È così che si immagina l’angelo della storia…» (W. Benjamin)
Per il filosofo tedesco la storia non era una narrazione netta di miglioramento, ma un accumulo di rovine spazzato via dalla tempesta della modernità.
Nella nostra epoca di sconvolgimenti tecnologici, frammentazione sociale, ansia climatica ed estremismo politico, la figura dell’angelo della storia continua a risuonare. L’angelo di Klee suggerisce il ruolo duraturo dell’arte nel testimoniare, resistere alla semplificazione e creare spazi di riflessione. In un mondo inondato di immagini, una figura silenziosa e inquietante ha ancora potere.
Quando creo lo faccio in silenzio, facendomi guidare dall’intuizione, senza pormi troppe domande. Ho colto al volo un uomo di profilo che mi ricordava vagamente Borges e poi ho cominciato a stratificare scatti dopo scatti, una specie di architettura fotografica.
Così che in questa simultaneità, in uno spazio fisico di pochi metri quadri penso di aver colto l’allegoria e la rovina, cioè un punto di contatto potentissimo con Walter Benjamin.
Il muro è una rovina contemporanea, dove la struttura classica è stata annullata e sigillata dalla modernità (i blocchi di cemento). L’allegoria: il muro sigillato non è solo un blocco fisico, ma l’interruzione della storia, ciò che era aperto è stato chiuso, ciò che era storia è ora mutismo. L’angelo che guarda il passato come una catastrofe accumulata (le rovine/ il portale sigillato), mentre viene spinto inesorabilmente verso il futuro.
In definitiva questa è la mappa di una assenza: l’assenza della storia (il portale murato), l’assenza dell’ingresso (la porta sbarrata), l’assenza del volto (l’uomo di profilo).
Foto e testo di Luca Periotto
NP novembre 2025




