Amazzonia - memorie di un mondo che sta scomparendo
Pubblicato il 15-10-2025

In esclusiva su NP la mostra di Oliviero Pluviano sui cambiamenti climatici.
L'Amazzonia è come le api: senza di lei l'uomo non potrà sopravvivere. Da quando lo scorso governo brasiliano ha aperto l'Amazzonia all'agro-business, ai sojeiros, alle madeireiras, ai garimpeiros e alle società minerarie straniere, l'oceano verde scompare a vista d'occhio.
Tutto sta cambiando in questi ultimi cinque/ sei anni. Da quando lo scorso governo brasiliano ha aperto l'Amazzonia all'agro-business, ai sojeiros (i coltivatori di soja, in maggioranza originari del Veneto, provenienti dal Sud del Brasile), alle madeireiras (le segherie che fanno scendere al ritmo di due, tre al giorno, da ciascun fiume, zattere enormi piene di tronchi giganteschi tagliati spesso abusivamente), ai garimpeiros e alle società minerarie straniere, l'oceano verde sta scomparendo a vista d'occhio. Ho il Gaia da più di vent'anni.
Prima, quando atterravo all'aeroporto di Santarém, vedevo attorno alla città una foresta compatta, a perdita d'occhio. Ora, negli ultimi anni, vedo un paesaggio del tutto simile a quello della pianura padana.
Le foto scattate dal Gaia saranno accompagnate da frasi di scienziati internazionali sui pericoli del disboscamento in Amazzonia e sulla crisi climatica.
Ci sono James Lovelock, ecologista britannico famoso per la sua teoria di “Gaia” (intesa come terra madre, un unico grande organismo vivente le cui parti sono interdipendenti tra loro: pertanto fare scempio della terra significherà anche la fine dell'umanità), Antônio Nobre (inventore del termine fiumi volanti, che versano un volume massiccio d'acqua sotto forma di pioggia in Amazzonia, che presto, per la distruzione delle foreste, non potrà più rinviarla verso le coltivazioni intensive de sud del Brasile e dell'Argentina), e molti altri.
Ci sono frasi emblematiche come questa di Lovelock: «Il nostro futuro è come quello dei passeggeri di una piccola imbarcazione da turismo che naviga tranquillamente sopra le cascate del Niagara, ignorando che i motori stanno per rompersi».
Conto di riproporre questa mostra anche agli acolhidos dell'Arsenal da Esperança di San Paolo, che tanto hanno apprezzato la mia mostra fotografica Cielo e Nuvole dell'Amazzonia, e di portarla in Italia e ovunque ci sia qualcuno che si preoccupi per la sparizione di questa regione, fondamentale per i destini dell'uomo.
Non ho ancora trovato dove esporre questa mostra fotografica in occasione della COP30, il vertice dell'ONU sull'Amazzonia che si terrà a Belém, in Brasile, nel novembre prossimo.
Certamente la porterò fino alla capitale dello Stato brasiliano del Pará col mio barcone Gaia, navigando sul Rio delle Amazzoni per tre o quattro giorni da Santarém, dove è normalmente ancorato.
Sempre che l'emergenza climatica, che si fa sentire ogni anno di più, non prosciughi troppo i fiumi nel pieno dell'estate amazzonica, in cui i corsi d'acqua sono ridotti al minimo livello.

Oliviero Pluviano
NP PLUS
NP giugno / luglio 2025




