Agricoltura Rigenerativa

Pubblicato il 26-12-2025

di Valentina Turinetto

Per aumentare enormemente la produttività agricola e industriale, il secolo scorso è stato caratterizzato dallo sfruttamento massivo dalle risorse del nostro pianeta.

Concentrandosi sul settore agricolo, l’agricoltura intensiva, caratterizzata da monoculture su larga scala, è uno dei modi in cui l’uomo ha modificato, depauperato, distrutto l’ambiente naturale. Un rapporto sulla salute del suolo ha sottolineato che in Italia, su 100 metri quadrati di suolo, 47 presentano qualche forma di degrado. Questo processo ha avuto un enorme impatto sulla biodiversità, in particolare sugli insetti e altri piccoli invertebrati: recenti studi hanno documentato che circa il 40% degli insetti è a rischio di estinzione nei prossimi decenni (fonte ispra).

Come risposta a decenni di processi intensivi, gli agricoltori e le loro aziende stanno lavorando per ripristinare la terra impoverita e distrutta da pratiche non sostenibili. Una delle strategie più diffuse e apprezzate è la cosiddetta “agricoltura rigenerativa”, un insieme di approcci e interventi che uniscono il sapere della tradizione con le moderne conoscenze scientifiche al fine di ricostruire, imitando i processi naturali, la vitalità del terreno e garantire la purezza dell’acqua nelle falde acquifere. Ci sono anche altri benefici ottenuti dall’adozione di questa pratica, quali la diminuzione dell’erosione dei terreni e il loro arricchimento di minerali, il ripristino della biodiversità e la riduzione dei gas serra. Con l’agricoltura rigenerativa si ripensa al ruolo dell’azienda agricola all’interno dell’ecosistema, rimettendo al centro la fertilità del suolo, integrando allevamenti e coltivazioni.

Vediamo quali sono alcuni esempi di buone pratiche che caratterizzano l’agricoltura rigenerativa: utilizzare la rotazione delle colture, così che si possono scegliere varietà vegetali in grado di arricchire il terreno dei minerali consumati dalle precedenti coltivazioni; adottare una lavorazione ridotta del suolo, evitando arature troppo profonde, ripetuti passaggi sui campi con macchinari o l’estirpazione di piante di crescita spontanea; non lasciare mai il terreno privo di vegetali, attuando quindi la concimazione vegetale che consiste nella coltivazione di alcune specie erbacee per favorire la fertilità del terreno; ridurre gli sprechi, recuperando quanta più acqua piovana possibile, impiegando eventuali colture in eccesso per alimentare il bestiame e utilizzando concimi organici recuperati da allevamenti per la fertilizzazione, alimentando così l’economia circolare.

In conclusione, per rispettare la terra si torna ad ascoltarla nelle sue esigenze e si torna ad antiche “buone pratiche” ben conosciute dalle generazioni passate. A questo si affiancano le moderne conoscenze scientifiche e la tecnologia a disposizione. Speriamo proprio che tutto ciò sia un segno della conoscenza messa a servizio del nostro pianeta, con un’inversione del paradigma di sfruttamento che ha dominato i tempi passati.

NP Ottobre '25
Valentina Turinetto

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