Abbi cura di lui
Pubblicato il 01-11-2025
Nel XII secolo gli italiani, spesso ex mercanti che trafficano in tutta Europa, s’inventano le banche e per almeno due secoli sono i padroni della finanza mondiale. I banchieri fiorentini Bardi o Peruzzi hanno dai 150 ai 200 dipendenti, i Medici contano 20 filiali in giro per l’Europa, prestano con interessi usurai tra il 10 e il 50%. Sull’usura la Chiesa ha le idee molto chiare: divieto assoluto di imporre alcun interesse già nell’Antico Testamento (Es 22,24), per non parlare del Nuovo (Lc 6,35), dell’atteggiamento di Gesù davanti all’accumulo di denaro («Non potete servire a Dio e a Mammona; l’inganno della ricchezza; Dio rimanderà a mani vuote i ricchi…»). Divieto ribadito dai concili del XII e XIII secolo che condannano l’usura senza distinguerla dall’interesse sul denaro.
Nel 1206, con un gesto clamoroso, san Francesco si spoglia nudo in piazza per dire il suo divorzio totale dalla ricchezza e dalla mentalità capitalista di suo padre che, in quanto mercante di dimensione europea, condivideva con i grandi banchieri italiani.
Nel 1458, due secoli dopo il “nulla possedere” di san Francesco, sono proprio i suoi “figli”, i frati dell’Osservanza, i riformatori dell’Ordine francescano in senso radicale, a fondare i Monti di Pietà. Banche?
Banche che prestano ai pauperes, a quei poveri che hanno poco e basta niente a rovinare, il sarto o il falegname che si tagliano in dito e per un po' non possono lavorare, il contadino che s’ammala.
Prestano a quei poveri che qualche poco ce l’hanno e lo possono impegnare, una capparella, i guanti della moglie, dei fazzoletti. Il Monte dà il 50% del valore di perizia, il 75% nel caso di preziosi, con interessi che vanno dal 3% al 5%.
Hanno un bel coraggio, questi Osservanti, con alla testa Bernardino da Feltre, teorico della visione economica dei Monti, accusati subito di usura: un interesse c’è, anche se bassissimo.
Ma i francescani sono dei sociologi, non stanno chiusi nei monasteri, camminano nelle strade, ascoltano la gente, conoscono i suoi bisogni: l’economia non va rifiutata. Va riformata perché aiuti la gente a vivere.
Al loro esordio i Monti funzionano come Telethon: raccolgono soldi da benefattori e non chiedono interessi. Ma la gente che chiede aumenta, cresce la roba impegnata, la necessità di posti dove metterla, di personale che non può essere formato solo da volontari. Come si fa ad andare avanti senza neppure il minimo interesse? Papa Leone X, un Medici, famiglia di banchieri, capisce al volo: ma sì, un aliquid modicum per far fronte alle spese si può. C’è differenza tra gratis e gratuità, teorizza Bernardino.
Se in convento viene un volontario che chiede di aiutarci a coltivare l’orto ben venga. Ma poi magari s’ammala. Allora «meglio che chi ricorre al Monte paghi qualcosa e sia servito bene, piuttosto che senza nulla pagare sia servito male». Un contratto con tanto di pagamento può essere una carità molto maggiore che un dono. E poi la gratuità dei Monti è un tasso minimo solo per coprire le spese, il prestito è a lungo termine, a differenza degli usurai. Il programma teologico di Bernardino sta tutto nel motto dei Monti: «Abbi cura di lui». La frase che il samaritano dice all’albergatore dandogli due denari per curare l’uomo incappato nei briganti (Lc 11,35).
Il denaro non è solo sterco del diavolo: serve per il bene dell’altro. Serve per salvare la vittima, il povero amato dal Signore.
Flaminia Morandi
NP giugno / luglio 2025




