A tutela dei deboli

Pubblicato il 14-06-2026

di Edoardo Greppi

Nella prassi della diplomazia e delle relazioni internazionali, in occasione delle feste di Natale e di inizio dell’anno nuovo, si svolgono – nelle più alte sedi istituzionali – incontri importanti, in forma solenne. In questa cornice tradizionale si collocano la cerimonia dello scambio di auguri del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella con il corpo diplomatico accreditato presso il Quirinale (12 dicembre 2025) e l’udienza del Santo Padre Leone XIV al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (9 gennaio 2026).

Il momento più alto e significativo di questi incontri è rappresentato dal discorso che il padrone di casa rivolge ai suoi autorevoli ospiti. Questi sono essenzialmente gli ambasciatori, i capi missione delle rappresentanze diplomatiche di Stati di tutto l’orbe terracqueo.

Per l’esercizio delle loro delicate e fondamentali funzioni (negoziare accordi, rappresentare lo Stato, promuovere rapporti politici, economici, sociali e culturali) i diplomatici fanno quotidianamente riferimento allo strumento principale della loro professionalità: il diritto internazionale, cioè il corpus delle regole che disciplinano le relazioni internazionali.

Ebbene, il diritto internazionale è anche il riferimento centraleed essenziale dei discorsi del presidente Mattarella e di papa Leone. Forte è il richiamo del Capo dello Stato: «Viviamo in un’epoca nella quale l’ordine internazionale che conoscevamo vacilla, senza che si intravveda, nell’immediato, un’alternativa. Logiche di potenza e di sopraffazione cercano di prevalere mentre valori che credevamo affermati – la dignità della persona, i diritti umani, l’eguaglianza tra i popoli e gli Stati, la solidarietà – appaiono sovente accantonati».

«Cosa sta accadendo se protagonisti di primo piano del “vecchio” ordine internazionale si propongono, con i loro comportamenti, di dare vita a un “nuovo ordine” basato su sopraffazione con ogni mezzo, violenza, guerra, conquista, competizione tra gli Stati per l’accaparramento di risorse, tentando, così, di perpetuare diseguaglianze tra i popoli? Va respinta l’ipotesi che possano essere questi i valori intorno a cui costruire un “nuovo ordine”». Più avanti il Presidente ricorda che «la storia insegna che, nei rapporti internazionali, dinamiche puramente bilaterali pongono il più debole alla mercé del più forte […]. La libera condivisione di principi e di norme non è una gabbia che costringe, ma un sostegno che tutela, soprattutto i più deboli».

Leone XIV, partendo dal pensiero di sant’Agostino, è in piena sintonia con queste riflessioni e ammonizioni. «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui». 80 anni fa, le Nazioni Unite, dice il Papa, «sono state volute dalla determinazione di 51 nazioni come fulcro della cooperazione multilaterale per prevenire future catastrofi globali, per salvaguardare la pace, difendere i diritti umani fondamentali e promuovere uno sviluppo sostenibile».

Il Presidente Mattarella ricorda infine le tragedie umanitarie che la guerra produce. Si sofferma soprattutto sulla Russia che “sciaguratamente” ha scelto di ripristinare «con la forza, l’antistorica ricerca di zone d’influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi», e poi su Gaza, «martoriata per due anni da inumana violenza, innescata dalla barbarie di Hamas e alimentata da una lunga guerra».

il Santo Padre, a sua volta, alza la sua voce autorevole: «Vorrei richiamare particolarmente l’importanza del diritto umanitario internazionale, il cui rispetto non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici. Il diritto umanitario, oltre a garantire, nelle piaghe della guerra, un minimo di umanità, è un impegno che gli Stati hanno preso. Esso deve sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti [...]. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari».

Lo sguardo del Presidente e del Papa dall’Ucraina e dal Medio Oriente si è allargato alle altre tragedie, spesso dimenticate: Sudan, Africa centrale e Corno d’Africa, Myanmar, Venezuela, Haiti, Caraibi, Pacifico... «Con coraggio vanno difese le ragioni di un ordinamento internazionale equo e sostenibile. Un’opera in cui non può mancare il contributo della diplomazia, costruttrice di dialogo e di ponti tra Stati, governi, popoli», ricorda Mattarella, mentre Leone «auspica che la comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale».

L’anelito alla pace, con tutto il suo bagaglio di ragioni etiche, spirituali, culturali, politiche, ha ora più che mai bisogno del diritto internazionale, ci ricordano due figure istituzionali autorevoli. Una diplomazia sana e ancorata a un robusto patrimonio di valori e al diritto internazionale resta lo strumento imprescindibile per realizzare pace, sicurezza e giustizia, e impedire che il mondo scivoli ancora nel baratro dell’arbitrio e della logica della forza che prevale su principi e regole.


Edoardo Greppi
NP Marzo 2026

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