Pensavo fosse amore......e invece era un calesse

Pubblicato il 08-02-2026

di Mauro Tabasso

All’indomani della dolorosa separazione dalla sua prima moglie, Sting, leader dei Police, scrive Every breath you take, una delle canzoni più famose degli anni ’80, registrata nel 1983 all’interno dell’album Syncronicity. Lui stesso racconta di essersi svegliato nel cuore della notte con quella frase in testa e di essersi seduto al pianoforte; mezz’ora dopo la canzone era pronta. «La mia intenzione era quella di scrivere una canzone romantica, seducente, avvolgente e intima. Poi mi sono reso conto che dentro c’era anche un altro lato della mia personalità, quello del controllo e della gelosia».

Infatti, quella che molti considerano una delicata e orecchiabile canzone d’amore, è a dir poco inquietante: «Ogni respiro che prendi, ogni movimento che fai, ogni legame che rompi, ogni passo che compi, io sarò lì a guardarti». Di male in peggio col ritornello, «Mi guardo intorno ma sei tu che non posso sostituire», con la donna ridotta a oggetto e il persecutore innalzato a vittima. Se sottraiamo la melodia e la voce di Sting, immaginando le stesse parole scritte su una lettera anonima, possiamo quasi avvertire lo stato di continua ansia e paura vissuto dalle vittime di stalking, reato previsto e punito dall’articolo 612 bis del codice penale. Lo stesso Sting si disse sconcertato dall’accoglienza calorosa del pubblico: «Penso che la canzone sia molto, molto sinistra e brutta; le persone l'hanno effettivamente interpretata erroneamente come una dolce piccola canzone d'amore, quando è esattamente il contrario. Una coppia una volta mi disse “Oh, adoriamo quella canzone, l’abbiamo suonata al nostro matrimonio!” Ho pensato: Bene, buona fortuna».

Ma allora come mai questo classico dei Police è stato così a lungo frainteso? E oggigiorno quante persone giudicherebbero romantica una promessa di persecuzione? Secondo l’ultima ricerca di Donne in Rete (2025), il 48% delle ragazze fra i 16 e i 20 anni ritiene accettabile essere controllate sui social media da parte del proprio compagno. Persino la geolocalizzazione è considerata normale, quasi una prova d’amore. Segno che la violenza psicologica non sempre viene percepita come tale. L’Italia, in particolare, è uno dei pochi Paesi europei, insieme a Cipro, Lituania, Bulgaria, Polonia e Romania, a non aver introdotto l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole come materia di studio obbligatoria.

A mostrarci i mille volti della violenza, senza alcuna distinzione di genere, è l’avvocata e attivista per i diritti civili Cathy la Torre, che nel suo libro intitolato Non è normale traccia un confine invalicabile fra ciò che è amore e ciò che invece è reato. Perché può capitare a tutti noi, uomini e donne, di inciampare in parole o gesti apparentemente innocui e comunemente accettati, che in realtà racchiudono il seme della violenza, un po’ come la canzone di Sting, facendoci dimenticare che l’amore autentico, in qualsiasi tipo di relazione affettiva, ci insegna a volare e ci rende forti proprio perché si nutre di libertà, come scrisse il poeta argentino Borges: «Con ogni addio impari. E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse».


Mauro Tabasso
con Valentina Giaresti
NP Novembre 2025

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