L'alba di Cracovia

Pubblicato il 26-11-2025

di Mauro Tabasso

Se la tristezza, come scrive il poeta Kahlil Gibran, «è come un muro tra due giardini», possiamo solamente provare a immaginare la vita grigia e avvilita delle migliaia di ebrei confinati dentro il ghetto di Cracovia, circondato da una fortificazione alta tre metri e culminante in una serie di archi pieni, una beffarda e sinistra allusione alle matzevah, le tipiche lapidi ebraiche.

Il 13 e 14 marzo 1943 i nazisti liquidano definitivamente il ghetto, deportando i detenuti abili al lavoro nei campi di concentramento e fucilando sul posto circa mille persone, per lo più malati, anziani, donne e bambini. A illuminare inaspettatamente le tenebre di questo orrore è Oskar Schindler, un ex-spia nazista, un trentenne benestante e dal carattere piuttosto turbolento, titolare a Cracovia di una fabbrica di utensili da cucina. Il giovane imprenditore recluta quasi tutto il personale all’interno del ghetto e, dopo il 1943, riesce a far trasferire nella sua fabbrica anche molti ebrei internati nei campi di concentramento. Nel 1944 Schindler trasferisce la fabbrica in Moravia, stilando una lista di dipendenti ebrei da portare con sé e salvandone un migliaio da morte certa.

Al suo coraggio è dedicato il film Schindler’s List, diretto nel 1993 da Spielberg, e vincitore di 7 premi Oscar, tra i quali quello alla miglior colonna sonora, considerata da molti l’opera più riuscita di John Williams.

Il compositore lavora a braccetto con il violinista israeliano Itzak Perlman, i cui assoli di violino restituiscono un’eco struggente al dolore degli ebrei perseguitati. La musica di apertura, il celeberrimo Theme for Schindler’s List, è il cuore pulsante dell’intera colonna sonora. Al violino di Perlman è affidato il tema principale, drammatico e commovente, suonato dapprima in Re minore e poi una quinta sopra, in La minore. Secondo il Talmud «Chi salva una vita salva il mondo intero»: così per la traccia intitolata Oyf’n Pripetshok / Nacht Aktion Williams sceglie una canzone popolare yiddish, il cui titolo significa “Sul cuore”, a significare che la lista di Schindler non ha salvato solo singole anime ma un’intera cultura.

In Auschwitz-Birkenau è ancora protagonista il violino di Perlman, questa volta dissonante come l’orrore dei campi di sterminio: è forse la melodia più commovente dell’intera colonna sonora, che si chiude con un altro canto corale yiddish, Gerusalemme d’oro, un’apertura finale alla speranza. John Williams realizza una potente cassa di risonanza emotiva per le immagini in bianco e nero di questo capolavoro del cinema, che mai come oggi scuote le nostre coscienze, poiché il ricordo dei crimini nazisti, dinanzi alle atrocità perpetrate ogni giorno a Gaza, brucia come il sale su una ferita aperta.

Fedor Dostoevskij scrisse: «Non la forza, ma la bellezza, quella vera, salverà il mondo». E allora la nostra speranza è che la violenza in atto in Palestina sia presto sopraffatta dalla bellezza, la stessa che si leva eterna dalle note di John Williams e che, viaggiando sulle corde del violino di Perlman, può porre fine al silenzio assordante della comunità internazionale, proteggendo il cuore di tutti noi dal gelo dell’indifferenza.


NP agosto – settembre 2025
Mauro Tabasso

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