Sermig

50 anni al Regio

Emozioni. Tante. Al Teatro Regio di Torino l’incontro del Sermig “Ognuno ha l’età dei suoi sogni” ha visto nella sua prima parte un racconto tramite video, testimonianze, scritti che ritmavano 50 anni di storia;
nella seconda la lettera scritta da Ernesto agli amici, la premiazione degli Artigiani della Pace, gli interventi del sindaco e del vescovo di Torino.
Trait d’union di tutto l’incontro le canzoni nate al Sermig con protagonisti il coro e l’orchestra dell’Arsenale. Seguiranno a breve resoconto dettagliato e video.



Cari amici, 

50 anni in un amen.
50 anni di amicizia con Dio, all’inizio inconsapevole e giovane, ma già pienamente vera. Mentre lentamente noi crescevamo, la sua mano, la mano di Dio, il suo volto si faceva intravedere e poi vedere faccia a faccia attraverso il volto dei primi amici che si sono appassionati, belli, fedeli, puliti. Poi attraverso il volto di tanti altri amici e soprattutto attraverso il volto di migliaia di persone sofferenti. Le sofferenze hanno colpito anche noi e il nostro entusiasmo, fin dall’inizio. Ma imparavamo sotto i colpi vigliacchi che dietro ogni patimento c’era un appuntamento con Dio, c’era la misericordia di Dio che ci voleva bambini e maturi, freschi e lucidi, sognatori e realisti.

50 anni di storia con Dio. Il nostro compito ora è restare fedeli e fermi come rocce, di una fedeltà umile da minuto per minuto. Solo così possiamo compiere quello che Dio sogna: che chi ci vede vivere possa stupirsi di noi, perché un pugno di donne e uomini che restano puliti dimostrano che Dio esiste ed è amore. Solo se trova fedeltà e piccolezza Dio fa meraviglie.
Sono timido, ignorante e impacciato, e se Dio mi ha fatto credibile è perché sono uno sparito nel cuore di Dio. Sono uno che ha fatto mille sbagli e li ha riconosciuti, chiedendo ogni volta scusa, chiedendo ogni volta la grazia di rialzarmi e ricominciare, di non arrendermi, di continuare a credere all’amore. E Dio è venuto sempre a riempire la mia debolezza.

50 anni, ma abbiamo appena cominciato. Non ci sono mai state divisioni tra noi, abbiamo litigato, discutiamo animatamente ma alla fine ci riconciliamo, e la verità avanza. Perché manteniamo il nostro cuore pieno di Dio. Siamo uniti tra noi e con Dio misericordia. Lui in noi aspetta pieno di speranza che chiunque possa riconoscerlo come fine ultimo e primo.

Ora è il momento di unirci ancor più tra di noi ed attaccarci ancor più a Dio, abbandonarci di più. È il momento di contare ancor meno sulle nostre forze personali, che possono mancare, di non spaventarci della nostra debolezza. Siamo piccoli, insicuri, paurosi. E allora? Solo davanti alla consapevolezza del nostro nulla Dio agisce e fa grandi cose. Quante lacrime, quante persone violentate dalla vita ci manda perché le consoliamo!

Viviamo in un tempo difficile ma non peggiore di altri. In questo mondo di pecore smarrite noi vogliamo essere porta sempre aperta, braccia spalancate. Nessuno deve mai trovare in noi una porta chiusa, un “occupato”, un “torna domani”, un “per te qui non c’è posto perché non la pensi come noi, perché chiami Dio in un modo diverso dal nostro”. Nessuno deve trovare in noi rabbia o rassegnazione.

Il nostro compito è farci mangiare, diventare pane per chi ha fame di Dio anche se non lo sa, che creda o non creda, che chiami Dio in mille modi diversi o che lo ignori. Il nostro compito è essere come siamo, un orologio senza orario, un piccolo numero, gente semplice e fragile. Se la nostra fedeltà feriale farà gustare il sapore di un mistero o farà sorgere una domanda in qualche cuore, i nostri 50 anni diventeranno eternità nel cuore di Dio.

Grazie amici. Ci benediciamo reciprocamente con tanto affetto e riconoscenza.

Ernesto Olivero

Torino, 24 maggio 2014

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