Hay dias que no sé lo que me pasa
Pubblicato il 29-04-2026
HAY DIAS QUE NO SÉ LO QUE ME PASA.... Inizia così la canzone Cotidiano, testo di Vinicius de Moraes e musica di Toquinho, che descrive gli alti e bassi della vita quotidiana e di come a volte sia così ordinaria. Sabato 20 dicembre mi sembrava un giorno così: preparare il caffè a mia moglie, lavare i piatti, preparare il pranzo, poi fare la spesa, assicurarmi che lei stesse meglio e bevesse acqua e poi, più tardi, andare all’Arsenale della Speranza per vedere lo spettacolo Zé Mulão e la Speranza del Natale.
IL BIGLIETTO D'INGRESSO CONSISTEVA in due chili di cibo non deperibile. Sono stato ricevuto da padre Simone, abbiamo preso un caffè insieme nella nuova caffetteria dell’Arsenale e poi sono andato alla grande tenda dove in genere si svolgono gli eventi di questa casa che ospita 1.200 persone in difficoltà ogni giorno. Ero lì soprattutto per mostrare il mio sostegno e apprezzamento per il bellissimo lavoro svolto da questa comunità, un legame che dura da diversi anni, con diverse collaborazioni tra il Movimento dei Focolari e il SERMIG qui in Brasile.
QUELLO CHE NON SAPEVO era che non sarebbe più stato un giorno come un altro; quello che ho visto è qualcosa che si vede raramente. La trama dello spettacolo era di per sé una storia che avevo già visto e sentito molte volte nel corso della mia vita. Un bambino che crede di essere stato abbandonato dalla madre in un orfanotrofio e, da adulto, perde ogni speranza nell’esistenza di qualsiasi bontà nel mondo. E poi canzoni bellissime, ben scelte e un ensemble musicale molto competente, insieme ad attori, volontari e ospiti dell’Arsenale, sotto la direzione attenta e delicata dell’artista Geraldo Lacerdine, in uno spettacolo sfavillante di luci e di colori, che hanno pian piano affascinato me e tutto il pubblico.
NEL CORRIDOIO CENTRALE, in mezzo al pubblico, sfilavano diversi personaggi, come l’anziano professore, i pellegrini dell’Aparecida, i due pazzi, il mago e l'acrobata, i quadri dimenticati e la zingara Sandra Rosa. Tutti, in qualche modo, interagivano con il pubblico, facendolo diventare coprotagonista dello spettacolo. Il tutto come se fosse un sogno nella testa del protagonista Zé Mulão, che vive per strada tirando un carretto in cui, oltre alle cianfrusaglie che ha accumulato nel corso della sua vita, accoglie ognuno dei personaggi. Penso che a volte la speranza sia un sogno – parafrasando Paolo (Rm 5,5) – un sogno che non delude. Ed è quello che succede a Zé: la sua disponibilità ad aiutare le persone che incontra lungo il cammino lo conduce sino al bambinello di Betlemme che finirà col nascere proprio nel suo povero carretto, trasformando così la sua vita e riportandolo a credere nell'amore. Lo spettacolo si conclude proprio con l'immagine di Maria che dà alla luce questo Bambino che porta speranza a tutti.
MA IL VERO FINALE È STATO QUANDO L’ATTORE PRINCIPALE, Alex Pereira de Lima, ex ospite dell’Arsenale della Speranza, ha preso la parola per ringraziare e ha raccontato come, senza saperlo, lo sceneggiatore avesse descritto la sua vita. Lui, Alex, da piccolino, era stato affidato a un orfanotrofio e non aveva mai perdonato la madre (ora defunta) per questo atto.
Durante le prove dello spettacolo, Alex ha preso coscienza – parole sue – che quello che sua madre aveva fatto era stato un atto d'amore, poiché era totalmente incapace di crescerlo. Per lui, partecipare allo spettacolo gli ha dato l’opportunità di capire che l’amore si manifesta in molti modi e, finalmente, di riuscire a perdonare la madre!
QUESTA TESTIMONIANZA FINALE È STATA QUALCOSA DI GRANDIOSO... davvero non è stato un giorno come gli altri. Ogni volta che vedo l’amore vincere, tutto cambia. Anche quando si prova dolore, è ancora possibile credere nella speranza e farla crescere per portare frutti attorno a noi. Oscar Wilde diceva che la vita imita l'arte: in questo caso, l'arte ha imitato la vita. Obrigado Arsenal!
NP gennaio 2026
La Fraternità del Sermig in Brasile




