Grazie Maria Rita!
Pubblicato il 02-02-2026
Oggi è mancata una carissima amica, una grande donna che ha dedicato la vita ai bambini e ai ragazzi, mettendo a loro disposizione non soltanto la capacità professionale di psicoterapeuta, ma il cuore.
Tra i tanti momenti di incontro con lei, abbiamo scelto un estratto del dibattito con i giovani del Sermig durante un incontro della nostra Università del Dialogo.
Il titolo era: “L’amore che dà”. Un titolo che parlava – parla ancora – di lei… Grazie Maria Rita!
Cara amica,
grazie per quello che hai fatto per noi e per tanti.
Il tuo ricordo ci accompagnerà.
Ernesto e Maria
La grammatica del cuore
Il mondo delle relazioni secondo la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, ospite dell’Università del Dialogo del Sermig.
GENERAZIONI.
Il problema del dialogo tra generazioni c’è sempre stato. Tutte le vecchie generazioni criticano le nuove. La novità sta nei nuovi mezzi di comunicazione: novità mai avuta prima. È una comunicazione che unisce solitudine e massa. Le vecchie generazioni non hanno una cultura digitale che permette di comunicare con le nuove. Le vecchie generazioni non riescono a starci dietro. C’è bisogno di un nuovo patto generazionale: le vecchie generazioni devono imparare le tecnologie e le nuove devono volere incontrare le vecchie. I nuovi maestri oggi sono degli strumenti digitali, il principio di autorità è ora riconosciuto nei social. Dobbiamo fare i conti con questa situazione
PAURA DEI GIUDIZI ALTRUI.
La nostra paura di essere giudicati deriva anche dai giudizi che noi abbiamo nei confronti degli altri. Più abbiamo timore del giudizio più il giudizio nei confronti degli altri è dentro di noi. Dietro il giudizio c’è la paura di prendersi delle responsabilità, bisogna cominciare a guardare in noi stessi. Io come mi giudico? Come giudico gli altri?
RESPONSABILITA’ AI GIOVANI.
Sin da piccoli bisogna prendersi delle responsabilità, piano, piano. Bisogna fare attenzione però, ci sono bambini che vivono delle responsabilità enormi e che sono più adulti dei loro genitori. Non è giusto. Occorrono poche regole ma chiare. Ciascuno si deve prendere la propria fetta di responsabilità a seconda della propria età e ruolo. La responsabilità cresce amando le cose ma le cose impari ad amarle quando tu hai ricevuto amore. Ricevere amore significa creare autostima per poi rimetterlo in gioco. Prendersi cura di sé, di un animale, della camera, dei miei amici è responsabilità. Sono responsabile delle cose che amo.
IMPARARE L’AMORE.
Il bisogno di amare è un’energia che nasce dall’essere amato. Ecco perché la famiglia è determinante, trovare un punto fermo di amore in famiglia è decisivo. Così si costruiscono le basi per dare vita ad una personalità. I giovani che provocano non fanno altro che manifestare un disagio, le violenze subite. Con azioni dirompenti manifestano il desiderio di ricevere attenzioni. Forse in famiglia non hanno mai ricevuto amore e attenzione, il loro è un grido di dolore disperato di chi vuole esistere ma sceglie strade negative. Bisogna tornare a radicarsi nella propria famiglia, della propria casa. Conosciamo la storia della nostra famiglia. È importante avere radici per poi affrontare la vita, utilizziamo tutti gli strumenti possibili per conoscerci. Bisogna formare i formatori perché solo così possiamo aiutare le famiglie e la scuola ad essere fedeli alla loro funzione educativa.
IL PASSATO.
È vero che noi ci portiamo dietro il nostro passato. Per molti il passato è sinonimo di dolore e atrocità. Come fare con un passato del genere? È importante per questa persona incontrare qualcuno che gli mostri l’amore vero. Basta un incontro sincero, di amore autentico, buono e sincero per cambiare la propria visione del mondo. Chi incontra solo male, dimenticanza, superficialità, carenza d’affetto, vive la disperazione perché non incontra modelli alternativi. Tutti siamo perciò responsabili perché il mio agire bene può salvare qualcuno, può diventare modello per altri che sono in ricerca del bene.
AMICIZIA.
L’amicizia è una garanzia per la vita. Per gli adolescenti l’amicizia è più importante delle famiglie. Gli amici ti danno valore, lealtà. Per questo l’amicizia è fonte di speranza, è garante di libertà, bene, crescita. L’amicizia è un bene di cui avere cura. L’amicizia richiede sguardi, presenza, vicinanza, tempo. L’amico virtuale è più facile, non richiede investimenti eccessivi e faticosi, ma la vera amicizia è altro, è contatto, prossimità, condivisione. Bisogna vivere l’amicizia ma occorre sceglierla con cura, coltivarla. Tra amici ci vuole intimità, esperienza condivise, confidenza, prossimità, fiducia e lealtà.
LA VERA SCUOLA.
Dobbiamo andare a scuola dai nostri errori, dalle nostre cadute. Proprio come i bambini che imparano a camminare cadendo continuamente. I girelli non vanno bene, l’iper-cura non va bene. Bisogna trasformare una perdita in un guadagno. Pensate ai più piccoli che gattonano e si alzano in piedi. Se togliamo ai bambini la possibilità di cadere e rialzarsi gli togliamo la possibilità di crescere.
SERMIG - Fraternità della Speranza




