Natale in famiglia

Pubblicato il 23-03-2026

di Arsenale dell’Incontro

Il tempo di Avvento e il Natale sono sempre l’occasione per ringraziare per il dono di un Dio che si fa Bambino in un tempo e in un luogo difficili, nella precarietà di un viaggio e nell’incertezza per la mancanza di ospitalità, e anche per il dono di Maria e Giuseppe che in queste difficoltà non perdono fede, speranza e fiducia e accolgono quel Bimbo fin dal primo istante nel calore di una famiglia.

Anche qui all’Arsenale dell’Incontro sperimentiamo sovente quanto il semplice calore di una famiglia fa la differenza. Ed è bello vedere che questa consapevolezza cresce sempre di più anche nelle persone che lavorano con noi e “contagia” silenziosamente chi ci avvicina. Condividiamo due episodi che ci hanno commosso.

Nelle scorse settimane alcune persone sono venute a fare volontariato nel nostro progetto agricolo, perché sembrava ci fosse bisogno di un inserimento lavorativo. Alle persone che fanno domanda di lavoro proponiamo sempre di venire alcuni giorni come volontari per conoscerci reciprocamente anche in un’esperienza sul campo. Amal, la nostra responsabile del progetto agricolo, nel parlare con uno di loro gli ha detto: «Se vuoi venire a lavorare qui, devi sapere che questo significa – prima ancora che accettare un lavoro – accettare di essere parte di una famiglia. Questo posto prima che un luogo di lavoro è una casa, e anche noi che lavoriamo qui lo facciamo con il modello di una famiglia: io sono laureata in ingegneria agricola e il coordinamento del progetto dell’agricoltura è il lavoro che mi è affidato in prima persona. Ma se manca un educatore o c’è un’emergenza, non ho nessun problema a mettermi a disposizione e ad andare ad aiutare, perché i bambini e i ragazzi con disabilità hanno la priorità. E viceversa, se abbiamo tanto lavoro nell’agricoltura tutti vengono a darci una mano, comprese le responsabili… Anche loro se serve vengono a zappare la terra con noi. Come si fa a casa propria. In questi due anni che sono qui è già capitato tante volte. Qui funziona così».

A inizio del mese scorso invece ci è stato offerto dal Ministero della Salute un corso avanzato di primo soccorso per tutti i nostri dipendenti. La persona che è venuta a tenere il corso è la sorella della nostra nuova logopedista. Come è normale qui, la formatrice è arrivata vestita elegante, e aveva le scarpe con i tacchi alti. Quando è entrata l’abbiamo vista guardarsi intorno stupita e colpita, e si è visto subito che era a suo agio in mezzo a noi. Ha iniziato il corso e – passata meno di mezz’ora – senza dire nulla, con la massima naturalezza, si è tolta le scarpe e ha continuato il corso scalza. Più a suo agio nei movimenti e nelle dimostrazioni, più vicina a noi, che avevamo tutti o scarpe da ginnastica o scarpe e vestiti comodi come capita ogni giorno qui. Dopo un po’ sua sorella è andata a prendere nel suo armadio le ciabatte che usa quando fa terapia e gliele ha portate. Con altrettanta naturalezza la formatrice le ha indossate e ha finito il corso in ciabatte. Era a casa. E lì ci ha regalato con entusiasmo e la massima professionalità tutta la sua esperienza. Ma non dall’alto, scalza. Alla fine, ci ha ringraziato dicendo: «Sono a disposizione per qualsiasi aiuto, e vi ringrazio perché io di corsi ne tengo tantissimi, ma qui ho trovato un ambiente che non ho trovato da nessun’altra parte, pur essendo in un posto nuovo mi sono sentita a casa».

Piccoli segni concreti che ci aiutano ogni giorno a fare memoria e a ringraziare il Signore che continua a nascere nelle nostre vite, a cercare casa in mezzo a noi, per insegnarci ad essere casa e famiglia per tutti quelli che mette sul nostro cammino. Non con la forza delle nostre capacità, ma con il calore di una debolezza abitata. Non dall’alto, ma dal basso. Scalzi e pronti a sporcarci le mani. Per e con gli altri. Come ha fatto e continua a fare Lui con noi. Perchè ogni giorno sia un po’ un Natale in famiglia.

Arsenale dell'Incontro
NP Dicembre 2025

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