Sermig

Messa di ringraziamento per i 50 anni del Sermig

Martedì 16 settembre l’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia durante la Celebrazione eucaristica di ringraziamento per i 50 anni del Sermig, ha consegnato a Ernesto Olivero il decreto di approvazione dello Statuto Ecclesiale con cui la Fraternità del Sermig viene riconosciuta come Associazione privata di fedeli.








All’inizio della celebrazione Eucaristica l’Arcivescovo ha accompagnato la consegna dello Statuto Ecclesiale con queste parole:

“Cari amici, siamo qui per celebrare insieme questa Eucaristia, per rendere grazie al Signore per i 50 anni del Sermig ma anche per un altro motivo, un motivo importante: consegnerò adesso a Ernesto il nuovo Statuto Ecclesiale della Diocesi di Torino che riconosce nella Fraternità del Sermig un carisma donato dallo Spirito a questa chiesa e regola anche tutta la vita interna e la missione del Sermig non solo nella Diocesi di Torino ma nel Mondo. Sono molto lieto di questo momento, vorrei solo citare quello che ho scritto sullo Statuto: Affido alla Vergine Maria, particolarmente invocata come Madre dei Giovani, il nuovo tratto di cammino della Fraternità della Speranza auspicando che il rinnovato Statuto sia valido strumento per orientare e sostenere quanti in essa s’impegnano a diventare riferimento per coloro che cercano luce, motivazioni per una sempre rinnovata speranza, cordiale accoglienza e solidale fraternità. Ho firmato questo decreto il giorno 8 settembre che è la festa della Natività della Madonna, quindi l’inizio di una vita nuova non solo per lei ma per il mondo intero. L’augurio è che Maria spinga il Sermig a essere costantemente inizio di vita nuova, di speranza, di amore, di pace non solo per la Chiesa di Torino ma per il mondo intero.”.

Consegna dello statuto


Durante l’Omelia l’Arcivescovo ha voluto spiegare il senso profondo di questo riconoscimento:
“Ho sempre ritenuto che la Parola di Dio sia capace di interpretare e illuminare l’esperienza che si sta facendo in una Celebrazione particolare come quella di questa sera. Questa Parola ci dice qualcosa che noi stiamo vivendo insieme. Ci dice che la Chiesa è fatta come un corpo di tante membra. Ci sono tanti carismi, frutto dell’azione dello Spirito che arricchiscono questo corpo. Ci sono tanti ministeri, cioè servizi, ci sono apostoli, profeti, maestri, ci sono varietà di presenze che esprimono tutte la stessa fede ma vissuta secondo vie diverse. La stessa tensione alla santità secondo modalità diverse, come sono tantissimi i santi che, come sappiamo, sono molto diversi tra loro. E questa diversità è la ricchezza della Chiesa in tutti i tempi.

Come è possibile riconoscere un carisma frutto dello Spirito? Può uno dire io ho questo carisma e un altro dire io ho quest’altro…? Ciascuno pensa di avere qualcosa ma chi può riconoscerlo? Chi può riconoscere un ministero, servizio qualificato nella Chiesa e riceverne l’incarico? Chi può essere considerato apostolo, maestro, profeta nella Chiesa? Non sono i singoli ma è appunto la Chiesa, la comunità cristiana che, attraverso i suoi pastori, riconosce la presenza di queste realtà spirituali e anche umane, profondamente radicate nel suo grembo. Per questo esistono gli Statuti che non sono solo cose giuridiche, ma sono espressione della riconoscenza che la Chiesa rivolge a Dio per aver suscitato in lei, corpo di Cristo, questo membro vivo, diverso dagli altri, questo carisma, in questo caso il Sermig. E’ il riconoscimento dell’azione di Dio che si è manifestato nella realtà umana. Ci sono tantissime realtà ecclesiali, pensate agli istituti religiosi, che sono riconosciuti come realtà profondamente radicate nell’umano e svolgono compiti anche molto concreti ma finché la Chiesa non li riconosce come tali, restano fatti privati.

Non cambia niente per il Sermig il fatto di avere questa sera lo Statuto. Nel senso che non cambia la sua natura, la sostanza di questa realtà che è 50 anni che esiste nella nostra Diocesi ed è sempre cresciuta secondo un profondo radicamento nella Chiesa di Torino, una profonda comunione, e così anche è cresciuta nell’impegno missionario, nell’impegno di servizio ai giovani, ai poveri, a tutta quanta l’umanità potremmo dire. Però da questa sera c’è qualcosa in più. Un segnale preciso che dice che la Chiesa vi riconosce come figli, figli prediletti e, in quanto tali, accoglie la vostra Regola che sappiamo non è una regola fatta in modo astratto, a tavolino. La Regola del Sermig, che Ernesto e voi membri della fraternità avete stilato, è la storia del Sermig, non è una cosa astratta fatta di principi. Lo Statuto accoglie questa storia come storia di Dio, come storia di un’azione dello Spirito Santo, riconosce in tutti i fatti e realtà che sono raccontati e narrati “le mirabili opere che Dio ha compiuto” e sta compiendo attraverso il Sermig nel mondo e nella nostra Diocesi. Quindi è un passaggio delicato ma molto importante. E questa riconoscenza è anzitutto rivolta a Dio ma anche a tutte quelle persone che hanno dato origine a questo 50 anni fa. E poi successivamente, ancora oggi, sostengono il cammino di questo carisma che è anche realtà concreta, storica che incide profondamente nella nostra Diocesi come anche in tante altre parti del mondo.
Quindi voglio ringraziare il Signore perché come Vescovo di Torino ho il privilegio e questa grande grazia di riconoscere e donare questo Statuto alla realtà del Sermig.

Per quanto riguarda il Vangelo, l’episodio di questa sera ha come centro un giovane, un ragazzo che è morto, qui c’è la morte fisica. Ma quanti ragazzi sono come morti, non fisicamente, ma sono morti nel cuore, non hanno più speranza. Tanti giovani che oggi non trovano lavoro, tante persone che si trovano in situazioni di devianza è come fossero morte. E’ una situazione, quella della morte spirituale, morte interiore, che è enormemente presente in mezzo a noi. Il fatto che Gesù si avvicina e poi prende questo ragazzo e lo tira su “e lui si mise seduto” e comincia a parlare e poi cammina…, vuol dire che Gesù non considera questo ragazzo morto. Tutti lo considerano morto, non c’è più niente da fare…. E invece non lo è! E questo è un aspetto fondamentale del Sermig: non ha mai considerato nessuna persona morta, nessun giovane, nessun povero, nessuna persona di altre religioni morta… non c’è più niente da fare, cosa mi metto qui a stare dietro a questa persona… ormai ha preso le sue scelte, ha fatto la sua strada, basta, chiuso, non lo smuovi… non è vero! Ha avuto e ha sempre fiducia che in ogni persona che sembra morta da un punto di vista spirituale, ecclesiale, cristiano, in realtà invece c’è la vita! Basta una piccola spinta che immediatamente, con la grazia della fede, con la forza dello Spirito, questo ragazzo si alza, si mette seduto, comincia a parlare e poi a camminare con le sue gambe. Non c’è più bisogno di accompagnarlo, l’importante è avere avuto questa mano tesa nel momento più difficile e tragico della sua esistenza. Bello questo episodio che ci fa capire come Gesù non considera mai nessun giovane perduto ma sempre trova la via per farlo risuscitare, ricominciare. Questa è una delle caratteristiche che io costantemente ho scoperto, scopro e vedo nel Sermig.

Allora, ricordando 50 anni fa, quando Ernesto era giovane insieme a tutti i suoi giovani che continuano a essere con lui giovane, perché lui è rimasto giovane comunque… io dico che lo Statuto non è Gesù Cristo che vi fa alzare, però vi aiuti a rialzarvi continuamente ma soprattutto ad aiutare le persone che incontrate a rialzarsi. Vi aiuti a continuare questo carisma formidabile che non considera nessuna persona mai persa del tutto, ma dà fiducia, dà speranza . ecco il senso della speranza cristiana: “nulla è impossibile a Dio”. Allora io m’impegno per fare in modo che anche le cose umane che sembrano impossibili, non lo siano. Ce la metto tutta con il mio amore, la mia fede, la mia vicinanza, la mia carità… E’ poi il carisma migliore! Come dice Paolo: “Scegliete il carisma migliore”. Il carisma migliore è l’amore, l’amore di Cristo che ha dato la sua vita. Quest’opera del Sermig continui a essere fonte di speranza non solo per i giovani ma per ogni persona che l’avvicina. Voglio per questo sintetizzare il discorso anche a partire da un breve articolo (tratto dallo Statuto) che voglio leggere per fare capire che questo Statuto non è solo un insieme di aspetti giuridici… La Fraternità del Sermig si propone di avvicinare l’uomo a Dio e alla speranza, vivendo e promuovendo la Spiritualità della Presenza. Ecco, Gesù si fa presente a questo ragazzo e lo salva, lo libera, lo fa risorgere perché è la Presenza, non sono le parole, non sono tante altre cose, ma è la Presenza che crea una relazione di vita, di speranza e di amore con le persone. Il Sermig vuole essere profezia lasciandosi interpellare dai segni dei tempi, dalle esigenze degli uomini e delle donne del nostro tempo e delle nostre città. Quindi saper ascoltare e sapersi lasciare interpellare dai segni dei tempi.

Quali sono i segni dei tempi, espressione tipica del Concilio? Le esigenze concrete degli uomini e delle donne del nostro tempo. Sul modello delle prime comunità cristiane, la Fraternità mette al centro il Signore Gesù perché, se non c’è Lui, non avviene nessun miracolo, non avviene nessuna cosa impossibile. Avverranno anche tante cose umanamente valide ma le cose impossibili non si fanno senza Cristo. Non è possibile risuscitare un morto se non c’è Lui. Da lui amati ci sentiamo chiamati ad amare l’uomo solo, povero, sofferente e oppresso. Nella scelta della bontà, che disarma e porta a Dio, abbiamo scoperto e viviamo l’unica chiave per incontrare e dialogare con l’uomo. Le nostre priorità sono l’educazione dei giovani e la trasmissione dei valori cristiani. La Fraternità ha sempre agito in piena comunione con la Gerarchia ecclesiale, e si propone di continuare a porsi al servizio della Chiesa, delle sue opere di apostolato e di carità, in ascolto della Parola di Dio e degli insegnamenti del Magistero. I membri della Fraternità accolgono e vivono la regola “La gioia di rispondere Sì”, - a Dio e anche gli uomini. Tante volte Ernesto mi ha detto… a qualsiasi ora si bussa, qui si trova una porta aperta. Adesso anche papa Francesco non fa che dire: aprite, aprite, aprite… non chiudete, non chiudete niente, le chiese, aprite, cercate di essere aperti…

Ecco, il Sermig da 50 anni sta facendo questo… la gioia di rispondere sì a tutti. “La gioia di rispondere sì” che è parte integrante del presente Statuto. Nello stile della Fraternità, i membri saranno indicati nel presente Statuto come” amici”. “Non vi chiamo più servi”, diceva Gesù, “ma amici, perché vi ho rivelato i segreti del Padre mio e vi ho amati fino a dare la vita”. La Regola del Sermig è molto severa e molto impegnativa ma con la grazia del Signore e l’aiuto di Maria Madre dei giovani continuerà a essere osservata e testimoniata com’è stato finora in questi 50 anni.

Omelia dei Cesare Nosiglia


Restituzione di Ernesto Olivero