Sermig

Lettera agli amici - 27 aprile 2014

Caro amico, 

vi scrivo con una grande emozione nel cuore, nella mente, negli occhi perché mentre leggerete questa lettera sarò a Roma, in mezzo alla folla di San Pietro, uno tra i tanti, nel ricordo dell’amicizia con Giovanni Paolo II. Da oggi è santo, ma è già santo da tempo nel cuore di tanti che si sono sentiti amati personalmente, incoraggiati nelle loro fragilità, compresi nelle loro paure, sostenuti nella loro fede. Tra questi ci siamo anche noi che l’abbiamo conosciuto, che siamo stati amati e incoraggiati da lui:

Sto vivendo
nello stupore dei ricordi
di Giovanni Paolo II
Un uomo
papa
che si è lasciato avvicinare
amare
consolare
interrompere
che si è lasciato alle spalle
la sua storia
per raccontare a tutti
che spalancare le porte
a Cristo
è finalmente vedere
è sperare
è vivere
Un uomo così
mi voleva bene
si sentiva
- diceva -
voluto bene
Solo il silenzio
e l’ultimo posto
custodisce oggi
l’emozione che mi fascia

Ringraziamo insieme Dio Padre che non ci ha mai fatto mancare segni per renderci visibile quanto ci ama. E’ una grazia sapere che amici che ci hanno voluto bene come Madre Teresa, Giovanni Paolo II siano santi e altri come Dom Luciano, il Card. Van Thuan, Helder Camara, Giorgio La Pira lo saranno presto. E’ un incoraggiamento per ognuno di noi, per tutta la nostra Fraternità.

Chiediamo a questi santi amici un aiuto particolare per essere donne e uomini di comunione. Specialmente tra noi c’è bisogno di costruire comunione. E’ molto difficile e lo sappiamo ma quante volte dico a me stesso e anche a voi che più le cose sono difficili più sono di Dio. Dio ci ama in un modo particolare e si commuove della nostra fatica e del nostro impegno.

Se glielo chiediamo non ci farà mancare la grazia di questo legame tra noi e con Gesù Risorto, dono che lo Spirito fa agli amici di Gesù: amici di Gesù, amici tra noi. La comunione fa la comunità e la comunità è fatta di comunione. La gente per ritornare a Dio ha bisogno di “vedere” questo legame che ci unisce tra noi e con Dio, che ci unisce in terra e con il Cielo. La gente lontana da Dio ne ha bisogno per ritornare a casa, a Dio e ritrovare il senso del proprio esistere. Amici, c’è bisogno di cristianesimo! Gesù ce lo chiede e ce lo raccomanda:

“Si avvicinarono a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro. Ed egli disse loro questa parabola: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione” (Lc 15, 1-7).

A volte quella pecora che si è persa sono io, a volte è qualcuno di noi della Fraternità, a volte è una persona che incontriamo per caso e allora siamo chiamati ad aiutarla a ritornare a casa: saperci così simili ci accomuna e ci aiuta a non giudicare nessuno. Ma oggi, come ci diceva Dom Luciano, sono novantanove le pecore fuori dal recinto! Gesù lo sa, non si perde di coraggio e, insieme alla sola pecora rimasta con Lui, si mette a cercare tutte le altre, pronto a ricominciare ogni volta da capo. Ci sto a mettermi insieme a Lui in questa ricerca?

In questo tempo Gesù Risorto ci chiede di avvicinare le persone, i giovani, i bambini e di rendere testimonianza del nostro incontro personale, unico con Lui, ci chiede di essere segno della Sua misericordia che è per tutti, della speranza che offre a tutti.
Dove possiamo avvicinare una persona, che sia al centralino, sul lavoro, ad un incontro, in Giordania o in Brasile, lì è la terra della nostra missione e lì il Signore vuole essere portato. Lui in Persona, Lui Risorto, si fa presente per iniziare una nuova storia a tu per tu con quel suo nuovo amico.

Cari amici,

Gesù ha bisogno di ognuno di noi e sento di incoraggiare specialmente chi fa più fatica e si sente meno adeguato. Proprio chi fa più fatica è seguito e avvolto con particolare cura da Dio, come il suo figlio prediletto. Incoraggio ognuno di noi a credere che la nostra debolezza in Lui diventa forza (2 Cor. 12, 9-10), per tutti noi della Fraternità, per tante persone che fanno fatica e guardandoci ripetono a se stesse “se ce la fa lei, se ce la fa lui, posso farcela anche io”. E a ognuno Gesù ripete come a Paolo “Ti basta la mia grazia”.

Vi benedico e voi benedite me!
Ernesto

Roma, 27 aprile 2014
Festa della Divina Misericordia
e della canonizzazione di Giovanni Paolo II
e Giovanni XXIII