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Johann Sebastian Bach (1685-1750)

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Mappa geografica e cronologica

Biografia

Infanzia e studi
Ad Arnstadt e Mühlhausen, passando per Weimar
Organista di corte e maestro di concerto a Weimar
Breve soggiorno a Köthen
Ultima tappa: Lipsia
- Gli impegni del Kantor
- Vita e relazioni durante il soggiorno a Lipsia
- Bach e Händel
- L’Offerta musicale e l’Arte della fuga
- Bach didatta
Problemi di salute – La morte
La sua musica ed il suo tempo
Carattere della vita di Bach
Edizioni e Catalogo delle opere
Curiosità
Sul web
Ascolti
Cantata Wachet! Betet! Betet! Wachet! BWV 70

Infanzia e studi   

Johann Sebastian Bach nacque il 21 marzo 1685 ad Eisenach, in Germania, dalla famiglia di musicisti tedeschi più nota ai suoi tempi, al punto che il cognome “Bach” nelle città della Turingia era diventato sinonimo di “musicista”. Per rendere l’idea, basti questo aneddoto: quando, nel 1693, alla corte di Arnstadt si rese vacante il posto di musicista di corte, il conte chiese urgentemente “un Bach”.
Il padre, Johann Ambrosius Bach, ricopriva ad Eisenach la carica di musicista civico (Stadtpfeifer), ruolo che comportava l’organizzazione della musica a carattere profano nella città, ma anche la supervisione dell’attività musicale nella chiesa locale, inclusa la direzione del lavoro dell’organista di chiesa. È proprio dal padre che, probabilmente, Bach ricevette i primi rudimenti di violino e clavicembalo.
Bach discendeva da una famiglia di musicisti professionisti che andavano dall’organista, al musicista da camera nelle corti, includendo anche compositori. Era del tutto normale, per quel tempo, che i figli assistessero al lavoro dei loro padri, cercando di impararne l’arte. Probabilmente anche Bach iniziò ripetendo la musica ascoltata in tenerissima età con gli strumenti che può suonare un preadolescente.
La madre di Bach, Elisabeth Lämmerhirt, morì nel 1694, ed il padre morì otto mesi dopo. Il giovane Bach si trasferì dunque da un suo fratello maggiore, Johann Christoph Bach, organista presso la Michaeliskirche di Ohrdruf. Durante la permanenza nella casa di suo fratello, Bach continuò a copiare, studiare, e suonare musica. Johann Christoph fece conoscere a Johann Sebastian le partiture dei grandi compositori dell’epoca: Johann Pachelbel, Johann Jakob Froberger, Jean-Baptiste Lully, Louis Marchand, Dietrich Buxtehude.
Nel 1700 Johann Sebastian Bach vinse una borsa di studio per studiare presso la prestigiosa Scuola di San Michele a Lüneburg, dove, oltre a perfezionarsi all’organo e al clavicembalo, probabilmente imparò il francese e l’italiano. Inoltre studiò teologia, latino, geografia e matematica. A quell’epoca risalgono le prime composizioni giovanili di Bach. Da Lüneburg, Bach si recò diverse volte ad Amburgo, distante circa 50 chilometri, per ascoltare Johann Adam Reincken all’organo della Catharinenkirche. Inoltre, Bach andò varie volte anche a Celle, distante 85 chilometri da Lüneburg, per ascoltare l’orchestra francese del duca Giorgio Guglielmo di Brunswick-Lüneburg e studiarne lo stile.

 

 

Olio su tela (60 cm x 44 cm), senza firma, recante sul retro l’iscrizione Joh. Sebast. Bach / geb. d. 21. Mar. 1685 / zu Eisenach. La paternità del ritratto è attribuita al pittore Joachim Ernst Rentsch. Presunto ritratto di Bach all’epoca in cui era Kappelmeister a Weimar, fu ritrovato nel 1877 in una soffitta a Erfurt. Restaurato, venne presentato da Alfred Overmann, direttore del museo cittadino di Erfurt, come un possibile ritratto di Bach. Successivamente vennero sollevati parecchi dubbi sulla sua autenticità. Alcune caratteristiche, come le sopracciglia, gli angoli della bocca e la forma del naso, potrebbero effettivamente riportare a Bach, ma non ci sono prove che la persona ritratta nel dipinto sia realmente lui. Attualmente si trova nel museo cittadino di Erfurt.

 


Ad Arnstadt e Mühlhausen, passando per Weimar   

Nel gennaio 1703 Bach venne assunto come musicista di corte nella cappella del duca Giovanni Ernesto III a Weimar, in Turingia, e pochi mesi dopo divenne organista nella chiesa di San Bonifacio ad Arnstadt con uno stipendio relativamente buono. Tuttavia, questo incarico lo lasciava insoddisfatto e presto cominciò a cercare altrove la sua fortuna.
Nell’autunno 1705 Bach si fece concedere un permesso di quattro settimane (diventate poi quattro mesi) e si recò a piedi a Lubecca, distante 400 chilometri, per ascoltare Dietrich Buxtehude presso la chiesa di Santa Maria. Bach si rese subito conto che le sfarzose rappresentazioni musicali di Buxtehude, di cui si parlava in tutta la Germania, dal vivo superavano di gran lunga l’immaginazione.
Bach tornò ad Arnstadt nel febbraio 1706, con quindici settimane di ritardo. I superiori della Bonifaciuskirche, dopo il suo ritorno, notarono che: «Dopo questo viaggio eseguiva stupefacenti variazioni sui corali e vi mescolava armonie estranee a tal punto da confondere i fedeli».
Nel 1707 gli fu offerto il posto come organista presso la chiesa di San Biagio a Mühlhausen, che Bach accettò. Quattro mesi dopo il suo arrivo a Mühlhausen sposò sua cugina Maria Barbara Bach. A Mühlhausen, dando prova di grande competenza nonostante la sua giovane età, Bach propose un progetto per il rifacimento dell’organo, progetto che gli venne approvato.

Organista di corte e maestro di concerto a Weimar   

Nel 1708, Bach ottenne il ruolo di organista di corte e maestro di concerto di Guglielmo Ernesto di Sassonia-Weimar presso la corte ducale di Weimar.
Qui ebbe modo non solo di suonare l’organo, ma anche di comporre musica per organo e suonare un repertorio più vario di musica da concerto in collaborazione con gli altri strumentisti della corte ducale.
Affezionato alla musica contrappuntistica, Bach compose la maggior parte del suo vasto repertorio di fughe nel periodo di Weimar, dove godeva dell’amicizia e della protezione del principe Johann Ernst di Sassonia-Weimar, buon compositore. Probabilmente l’esempio più noto è costituito da Il clavicembalo ben temperato, che include 48 tra preludi e fughe, una coppia per ciascuna tonalità maggiore e minore, un lavoro monumentale non solo per l’uso magistrale del contrappunto, ma anche per l’aver esplorato, per la prima volta, l’intera gamma tonale, la moltitudine delle scale, degli intervalli e delle tonalità. Ciò era stato reso possibile per gli strumenti con tastiera dall’accordatura con il sistema temperato di Andreas Werckmeister e dalla moltitudine di modi espressivi che le piccole differenze tra i vari intervalli dettati dal nuovo temperamento rendevano possibili.
Nel 1713 il duca tornò da un viaggio nei Paesi Bassi con una grande collezione di spartiti, molti dei quali di musica italiana. Bach fu particolarmente attratto dallo schema del concerto grosso all’italiana, caratterizzato dall’alternarsi del tutti, o ripieno, dell’orchestra e del concertino degli strumenti solisti.
Nel maggio del 1714 venne ultimato l’organo nella cappella ducale.
Durante il soggiorno a Weimar Bach iniziò a lavorare all’Orgelbüchlein per suo figlio, Wilhelm Friedemann. Il “libretto” della musica organistica doveva contenere musica tradizionale con inni della chiesa luterana: lo scopo principale doveva essere quello di istruire gli studenti di organistica. In realtà il lavoro, seppure incompleto, svolge due grandi temi nell’opera di Bach. In primo luogo mostra il talento per la didattica, ed in secondo luogo il suo amore per la tradizione corale sia come formula in sé, sia come sorgente d’ispirazione.

 

 

 

 

 

Autografo della fuga in La bemolle maggiore dal II volume del Clavicembalo ben temperato.
L’autografo è tratto dal vol. 44 dell’Edizione originale, pubblicata a Lipsia dalla Bach Gesellschaft nel 1895.

 

 

 


 Breve soggiorno a Köthen   

In seguito al brusco deteriorarsi dei rapporti col duca Guglielmo Ernesto di Sassonia-Weimar (il duca fece addirittura arrestare Bach per quattro settimane, nel dicembre del 1717), Bach si trasferì presso la corte del principe Leopoldo, dove prese servizio come maestro di cappella, o piuttosto, direttore di musica da camera. Se è pur vero che il principe Leopoldo, lui stesso musicista e grande estimatore del talento di Bach, lo pagava bene e gli garantiva una considerevole tolleranza su ciò che componeva o suonava per lui, egli era calvinista ed i severi princìpi di questa religione rifiutavano la musica liturgica eccessivamente elaborata: per questo motivo la maggior parte delle opere di Bach in questo periodo non furono musiche sacre. I Concerti brandeburghesi, così come molta altra musica strumentale (tra cui le Suites per violoncello solo, le Sonate e Partite per violino solo e le Suites per orchestra) sono frutto di questo periodo. Il 7 luglio 1720 Maria Barbara, moglie e madre dei primi sette figli di Bach, morì improvvisamente. L’anno seguente Bach incontrò Anna Magdalena Wilcke, un giovane soprano di 17 anni più giovane di lui, e i due si sposarono il 3 dicembre 1721.

Ultima tappa: Lipsia   

Il 5 giugno 1722 morì Johann Kuhnau, direttore musicale della chiesa di San Tommaso a Lipsia. Il posto di Thomaskantor (direttore musicale) in quella chiesa era ambito da diversi musicisti di primo piano ed il processo di valutazione dei candidati, da parte del consiglio municipale della città, fu piuttosto travagliato. Il 14 luglio il consiglio municipale iniziò l’esame delle candidature per la nomina del suo successore. I nomi proposti furono sei: Johann Friedrich Fasch, Georg Lembke, Christian Friedrich Rolle, Georg Balthasar Schott, Johann Martin Steindorff e Georg Philipp Telemann.
Telemann era molto stimato a Lipsia, dove era stato prima studente universitario, poi organista e direttore musicale dell’Opera fino al 1705. L’11 agosto il consiglio lo elesse all’unanimità. Il 13 agosto Telemann ricevette l’investitura formale in municipio, ma il giorno dopo partì per Amburgo, dove si trattenne un mese, lasciando nell’incertezza le autorità di Lipsia. Il 25 settembre tornò a Lipsia, fermandosi due settimane e chiedendo alle autorità di Amburgo di aumentargli lo stipendio. In caso di rifiuto si sarebbe fermato a Lipsia definitivamente. L’espediente funzionò, Telemann ottenne l’aumento richiesto, tornò ad Amburgo e rese nuovamente vacante la carica a Lipsia.
Il 23 novembre, ripresero le selezioni, vennero proposti i nomi di Georg Fridrich Kauffmann e di Andreas Christoph Tufen. Il 21 dicembre si aggiunsero altri due nomi, Johann Christoph Graupner e Johann Sebastian Bach. Il 17 gennaio 1723 Graupner sostenne l’audizione di fronte al consiglio comunale, audizione che fu molto applaudita. Dopo di che Graupner tornò a Darmstadt con la richiesta di dimissioni da porre al langravio locale, suo datore di lavoro. Quest’ultimo, tuttavia, negò il proprio beneplacito e Graupner dovette abbandonare l’idea di diventare Kantor a Lipsia. Bach venne allora eletto il 5 maggio 1723.

Gli impegni del Kantor   

Nelle città tedesche il ruolo di Kantor (diversamente dalla posizione di maestro di cappella in una corte) comportava considerevoli impegni didattici in varie discipline, oltre alla direzione delle attività musicali: non a caso il Kantor di Lipsia afferiva alla Thomasschule, istituzione scolastica prima che musicale. Per questo motivo diversi consiglieri municipali non ritenevano le doti di virtuoso e di compositore criteri prioritari per la scelta, ma, anzi, tendevano a diffidare di candidati potenzialmente inclini a sacrificare gli impegni didattici in favore dell’attività concertistica.
Bach era l’unico fra i candidati a non avere un titolo universitario, e, pur dimostrando un’ottima conoscenza del latino (dovette sostenere un esame di teologia in quella lingua), aveva prospettato di pagare una terza persona che insegnasse latino al suo posto. Nonostante ciò, l’esecuzione delle sue cantate a Lipsia aveva destato tale impressione che lo stesso consigliere Platz, rassegnato a non poter avere “il meglio” (cioè un ottimo docente che fosse anche un ottimo musicista), si “accontentò” di un grande musicista poco incline all’insegnamento delle materie non musicali, e votò a favore di Bach, che fu eletto all’unanimità. Il parere di Platz, pertanto, non è indicativo del prestigio di cui Bach godeva in quegli anni, ma solo dell’orientamento emerso nel consiglio municipale sul profilo del candidato ideale per quella carica. Nei ventisette anni che seguirono sorsero fra il consiglio municipale, le autorità religiose e lo stesso Bach non poche controversie in merito a quali compiti dovessero ritenersi prioritari per il Thomaskantor.
L’incarico di Kantor et Director Musices richiedeva non solo che egli insegnasse a cantare agli studenti della Thomasschule, ma che fornisse anche settimanalmente musica per le due chiese principali di Lipsia. Andando ben oltre le richieste, Bach si sforzò di comporre una nuova cantata ogni settimana. Questa programmazione del lavoro, che tutto sommato era sostenibile dal momento che in pratica consisteva nello scrivere un’ora di musica ogni settimana, pur se in aggiunta ai più ordinari compiti della scuola, si rivelò per Bach talmente stimolante da indurlo a produrre musica realmente sublime, che è stata conservata per la maggior parte.
Molte delle cantate di questo periodo sono ispirate alle letture bibliche domenicali della settimana secondo il calendario liturgico evangelico e utilizzano – rielaborate in varie forme – le melodie degli inni luterani, dai quali la cantata stessa prende il titolo.
Per i giorni delle solennità festive, Natale, Venerdì santo e Pasqua, Bach scrisse cantate e oratori di particolare bellezza e complessità: il Magnificat per il Natale, la Passione secondo Matteo e la Passione secondo Giovanni per il Venerdì santo.
La rappresentazione bachiana dell’essenza e del messaggio della cristianità nella sua musica religiosa è così potente, accurata e bella, che in Germania il suo autore a volte viene considerato come un Quinto Evangelista, e nel calendario liturgico luterano Bach è commemorato nel giorno della sua morte, il 28 luglio.
Nel 1731 Bach pubblicò una raccolta di sei partite con il nome di Clavier-Übung; prima opera che Bach giudicasse abbastanza compiuta per essere pubblicata. Nei successivi quindici anni uscirono altri volumi del Clavier-Übung, l’ultimo dei quali contiene una delle opere più importanti di Bach, l’Aria con diverse variazioni, nota come Variazioni Goldberg.

Olio su tela (79,5 cm x 63,5 cm), recante sul retro la dicitura EG Haußmann pinxit 1746. Secondo la tradizione orale, il dipinto fu in possesso di Wilhelm Friedemann Bach, passando poi a Eberhard Müller, che, alla sua nomina come Kappelmeister di Weimar, alla fine del 1809, lo donò al Museum für Geschichte der Stadt. Müller, che era stato allievo di Johann Christoph Friedrich Bach, divenne organista della Nikolaikirche di Lipsia nel 1794, possedeva il ritratto almeno dal 1802, in quanto un tale Bollinger annotò, in quell’anno, la presenza del quadro. 
Nel giugno 1747 Johann Sebastian Bach divenne il quattordicesimo membro della Società di Scienze Musicali di Lorenz Christoph Mizler, fondata nel 1738. Secondo il regolamento della società, «ogni membro deve inviare un’immagine di se stesso, ben dipinta su tela, in biblioteca, dove sarà conservata come ricordo, e un’acquaforte, che verrà usata per illustrare la carriera di tale membro». Il canone triplo BWV 1076, che Bach tiene in mano nel ritratto, è lo stesso che Bach offrì alla Società, nel 1747, al momento della sua ammissione. Il ritratto subì, nel corso degli anni, vari restauri, più o meno drastici: nel 1825 venne “rinfrescato”, mentre nel 1879 il pittore Friedrich Preller il Giovane lo riverniciò pesantemente. Nel 1913 venne prestato allo Stadtgeschichtliches Museum di Lipsia, dove il direttore lo sistemò con “moderni metodi di restauro”. Nel 1960 venne esaminato presso il Dresden Institut für Denkmalpflege, il quale confermò i numerosi restauri subiti. Attualmente è conservato presso il Museum für Geschichte der Stadt di Lipsia. 


Vita e relazioni durante il soggiorno a Lipsia   

A Lipsia Bach assunse anche la direzione del Collegium Musicum: questa istituzione, fondata da Georg Philipp Telemann, ogni venerdì teneva dei concerti al Caffè Zimmermann, concerti per i quali Bach compose diverse cantate di carattere non sacro, come la Cantata dei Contadini e la Cantata del Caffè.
A Lipsia Bach si trovò a suo agio con i docenti dell’università; molti dei professori divennero padrini dei suoi figli ed alcuni degli uomini di lettere e dei teologi in servizio all’università fornirono i libretti per le sue cantate.

Bach e Händel   

È singolare il fatto che Bach non abbia mai incontrato Georg Friedrich Händel, pur essendo entrambi compositori, entrambi nati nel 1685 ed entrambi tedeschi, e nonostante Händel fosse stato diverse volte in Germania, dopo il suo trasferimento in Inghilterra. Nel 1719 Händel partì da Londra in cerca di cantanti da scritturare, visitando anche Düsseldorf e Dresda. Saputa la notizia, Bach partì da Köthen per conoscerlo, ma lo mancò di pochi giorni. Circa dieci anni dopo, Händel ripeté il viaggio alla ricerca di nuovi cantanti. Wilhelm Friedemann Bach, figlio di Johann Sebastian, lo invitò ad incontrare suo padre a Lipsia, ma Händel declinò l’invito.
Il motivo del rifiuto non è chiaro: si ipotizza che l’urgente ricerca di cantanti e la contemporanea malattia della propria madre costringessero Händel a non accettare impegni che avrebbero prolungato il suo viaggio. Altri, invece, scorgono nel rifiuto di Händel un senso di superiorità sociale conferitogli dal suo status di compositore ed esecutore di fama internazionale, il quale lo rendeva riluttante ad accettare incontri ed eventuali sfide musicali con un funzionario, Bach, mai uscito dalla propria regione d’origine. Benché Bach volesse solo conoscerlo e non gareggiare con lui, lo stesso senso di orgoglio potrebbe aver convinto Händel, forse sospettoso che l’invito celasse in realtà una competizione, che le gare fra musicisti erano trivialità provinciali, accettabili in gioventù (nel 1708, il ventitreenne Händel gareggiò all’organo e al clavicembalo contro il suo coetaneo Domenico Scarlatti), ma da escludersi in età adulta.

L’Offerta musicale e l’Arte della fuga   

Nel 1747 Bach si recò alla corte di Federico II di Prussia a Potsdam, dove il re inventò sul momento un tema al clavicembalo e sfidò Bach ad improvvisare una fuga basata sul suo tema. Bach improvvisò una fuga a tre voci, poi inviò al re l’Offerta musicale, un’opera che consiste in fughe, canoni ed un trio, tutte composte sul tema ideato dal sovrano.
L’Arte della fuga, invece, pubblicata postuma, è incompiuta. Si compone di 18 fughe e canoni complessi basati sopra un tema semplice. Questo lavoro è spesso citato come la summa delle massime tecniche polifoniche.

Bach didatta   

Quantunque Bach non abbia lasciato trattati o testi didattici, la sua dedizione per la didattica è stata senz’altro notevole: non vi fu praticamente nessun periodo in cui non avesse studenti ed apprendisti a tempo pieno con sé; a volte persino studenti privati andavano a studiare a casa di Bach.
Ancora oggi gli studenti di tutti o quasi gli strumenti musicali incontrano le opere di Bach molto presto nei loro studi e spesso rivisitano con maggiore attenzione quelle tecnicamente più impegnative durante tutta la loro carriera.

Problemi di salute – La morte   

Bach godette di buona salute per la maggior parte della sua vita, anche se fumava la pipa in continuazione. Questa abitudine, così comune negli uomini del tempo, tuttavia, non ebbe ripercussioni rilevanti sulla sua salute. Un problema serio, invece, era costituito dalla vista: Bach era sempre stato miope, ma, nel 1750, ebbe un forte peggioramento della capacità visiva associato ad un dolore persistente dietro gli occhi.
Nel giro di pochi mesi perse del tutto la vista e la voce di una sua imminente dipartita si diffuse per la città.
Verso marzo del 1750 fu di passaggio a Lipsia un uomo che fece nascere nuove speranze: si trattava di John Taylor, oculista inglese specializzato negli interventi chirurgici agli occhi.
Bach venne operato il 28 marzo ed il 7 aprile, ma il suo stato generale non consentiva il recupero della vista ed egli morirà la sera del 28 luglio 1750 all’età di 65 anni.
La sua eredità venne valutata in 1.159 talleri e comprendeva cinque clavicembali, due clavicembali-liuto, tre violini, tre viole, due violoncelli, una viola da gamba, un liuto ed una spinetta, e 52 “libri sacri”. La maggior parte della musica di Bach che è giunta fino a noi è passata attraverso i suoi figli, che preservarono la maggior parte di quello che Carl Philipp Emanuel Bach chiamava il “vecchio archivio Bach” dopo la morte del padre. La salma di Bach fu inumata a Lipsia, vicino alla chiesa di San Giovanni, poi trasferita all’interno della chiesa di San Tommaso, dove riposa tuttora.
Nel 2008 un gruppo di ricercatori ed anatomopatologi tedeschi, partendo da una copia del teschio realizzata nel 1894, ha ricostruito al computer il volto di Bach. La direttrice dei lavori Caroline Wilkinson, del centro di medicina legale, ha spiegato che prima è stata effettuata una scansione laser del cranio: l’operazione ha permesso al computer di ricreare la muscolatura del compositore. Successivamente è stata fatta una ricostruzione della struttura ossea per determinare la morfologia precisa del volto. Il risultato del lavoro è ora esposto presso la casa natale di Bach ad Eisenach.

La sua musica ed il suo tempo   

Bach operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco (di cui erano stati esponenti, fra gli altri, Pachelbel e Buxtehude) e le opere dei compositori italiani (particolarmente Vivaldi), dei quali trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante. La sua opera costituì la summa e lo sviluppo delle svariate tendenze compositive della sua epoca. Il grado di complessità strutturale, la difficoltà tecnica e l’esclusione del genere melodrammatico, tuttavia, resero la sua opera appannaggio solo dei musicisti più dotati e all’epoca ne limitarono la diffusione fra il grande pubblico, in paragone alla popolarità raggiunta da altri musicisti contemporanei come Telemann o Händel.
Nel 1829 l’esecuzione della Passione secondo Matteo, diretta a Berlino da Felix Mendelssohn, riportò alla conoscenza degli appassionati la qualità elevatissima dell’opera compositiva di Bach, che è da allora considerata il compendio della musica contrappuntistica del periodo definito da alcuni storici come barocco.

Carattere della vita di Bach   

La vita di Bach fu quella di un onesto e laborioso organista tedesco. Ebbe due mogli e una ventina di figli, dei quali dieci sopravvissutigli, tutti musicisti. Una fede religiosa, una sana energia ed una concezione di vita operosa e feconda erano le caratteristiche della casa. Alle sei del mattino tutti i numerosi Bach, grandi e piccini, saltavano puntualmente giù dal letto e radunati attorno al cembalo nello studio cantavano un inno di grazie al Signore.
I giorni di Bach sarebbero stati sempre felici, se egli avesse potuto vedere condivisa dal mondo circostante la sua intatta fede nel potere formativo della musica. Le amarezze della sua vita e le battaglie che dovette intraprendere furono dovute al sorgere della moderna e razionalistica concezione del mondo, che portava con sé il tramonto dello stile contrappuntistico. Contraddetto dunque nella sua arte da nuovi indirizzi musicali, egli accentuò negli ultimi lavori il culto per il passato polifonico di cui si sentiva erede.
Bach è dunque il grande conservatore, nel senso migliore del termine: colui che conserva, che salva i valori del passato.

Edizioni e Catalogo delle opere   

L’opera omnia di Bach (J. S. Bachs Werke) venne pubblicata a Lipsia dalla Bach Gesellschaft (1851-1899) in 46 volumi. Nel 1954 a cura dell’Istituto Bach di Göttingen e degli Archivi Bach a Lipsia si iniziò la pubblicazione di una nuova opera omnia (J. S. Bach, Neue Ausgabe sämtlicher Werke) che nel 1968 era arrivata al trentesimo volume.
Il catalogo delle opere di Bach, noto come Bach Werke Verzeichnis, abbreviato in BWV, è stato redatto nel 1950 dal musicologo Wolfgana Schmieder. Questo catalogo comprende sia i lavori certamente scritti dal compositore, sia quelli che gli sono stati attribuiti nel corso del tempo (dei quali solo in parte è stato possibile identificare l’autore); la numerazione procede non per ordine cronologico, ma seguendo un criterio di classificazione basato sugli strumenti impiegati e sulla forma delle varie opere (cantata, corale, oratorio, musica strumentale).

Curiosità   

A Bach sono dedicati l’asteroide 1814 Bach (scoperto dall’astronomo tedesco Karl Wilhelm Reinmuth dell’Osservatorio Astronomico di Heidelberg il 9 ottobre 1931) e il cratere Bach (cratere d’impatto presente sulla superficie di Mercurio).
Il disco con inciso il primo preludio e fuga del Clavicembalo ben temperato nell’interpretazione di Glenn Gould venne collocato sulla navicella Voyager 1, lanciata nel 1977, ed è ora tra le creazioni umane che viaggiano nello spazio a simboleggiare la civiltà e la creatività terrestre.

Sul web   

Il sito più importante e completo è quello del Bach Archiv di Lipsia.

Ascolti   

Variazioni Goldberg BWV 988 – Glenn Gould, pianoforte – video integrale della registrazione del 1981
Variazioni Goldberg BWV 988 – Ramin Bahrami, pianoforte
Partita in Si bemolle maggiore BWV 825 – Ramin Bahrami, pianoforte – Giga
Concerto Italiano BWV 971 – Wanda Landowska clavicembalo 
Toccata e fuga in re minore BWV 565 – Karl Richter, organo
Concerti Brandemburghesi BWV 1046-1051 – Jordi Savall, direttore – estratto dal I concerto in Fa maggiore
Corale Freu dich sehr dalla Cantata BWV 70


CANTATA WACHET! BETET! BETET! WACHET! BWV 70   

La cantata fu il fulcro della spiritualità germanica e costituì il principale momento della liturgia musicale luterana. Veniva eseguita prima del sermone e traeva spunto per i contenuti dai passi evangelici prescritti per ogni singola festività. Era strutturata in arie, recitative e corali, con accompagnamento orchestrale.
La cantata Wachet! Betet! Betet! Wachet! (Alzatevi! Pregate! Pregate! Alzatevi!) da cui è tratto il corale Freu dich sehr fu probabilmente composta durante il soggiorno di Bach a Weimar, ma fu poi riutilizzata e riadattata a Lipsia nel 1723, dove fu eseguita il 21 novembre di quell'anno. L’autore del testo di entrambe le versioni è Salomo Franck, ma in quella di Lipsia furono aggiunti quattro recitativi ed un corale.

Traduzione del testo del corale:
FREU DICH SEHR (Rallegrati molto)

Rallegrati grandemente, anima mia, e dimentica pene e dolori
Perché ora Cristo, tuo Signore, ti chiama da questa valle di lacrime.
Potrai contemplare la sua gioia ed il suo splendore in eterno,
Gioire con gli angeli
Ed esultare per l’eternità.