Sermig

Maurizio Molinari


Le foto e il video integrale dell’Incontro con il direttore de La Stampa Maurizio Molinari


 

 

 

 

 

 

Articolo de "La Stampa" di Letizia Tortello

Il direttore de La Stampa intervistato dai giovani

Molinari al Sermig: "La vera sfida per la nostra società è l'accoglienza"

LETIZIA TORTELLO

Noi come la tenda dell'accoglienza di Abramo: “Questa è la sfida, dobbiamo accettarla e vincerla”. Nei giorni più duri per il centro della Croce Rossa di Settimo, che sta dando ospitalità senza sosta a migliaia di profughi in fuga dalle guerre civili, il direttore della “Stampa” Maurizio Molinari dialoga con i ragazzi del Sermig ed evoca l'Immagine biblica di Abramo, per spiegare in che direzione deve puntare, a suo parere, la bussola nel tempo che stiamo vivendo: “Ogni società cresce se fa propria la scelta di Abramo, che ha aperto la tenda dai quattro lati e ha fatto entrare tutti i forestieri. Non c'è dubbio che la prova più difficile per la nostra generazione sia l’accoglienza, trasformare la nostra società in multietnica. È una sfida identitaria, obbliga a rimettere in discussione noi stessi”.

È una lezione semplice e profonda, un volo nel cuore delle teorie geopolitiche del nuovo ordine mondiale, dominato dall'instabilità e dalla disgregazione, quello che Molinari ha condotto ieri, accompagnato da dieci ragazzi dell’Arsenale della Paca, che lo hanno intervistato a tutto campo. È inevitabile la guerra? È possibile la pace? Che visione hanno i Paesi in conflitto in Medioriente di Usa e Russia? E ancora, che ruolo ricopre l'Europa nello scacchiere? Sono alcune delle domande dei giovani, protagonisti speciali del messaggio di Molinari, che guarda ancora una volta il mappamondo, stavolta ingrandendo l'immagine sull'Europa, come su uno smartphone: “Abbiamo leader deboli, che inseguono interessi parcellizzati”, spiega. Il processo di unificazione è compiuto solo a metà: “Mancano un ministro dell'Economia europeo, ci sono ancora banche nazionali", aggiunge.

L’Italia immersa nel Mediterraneo delle migrazioni, schiacciata da Paesi che hanno iniziato a chiudere i confini, gioca una partita tutta sua “Può decidere di fare come Abramo oppure no - puntualizza Molinari -. Le condizioni, però, devono essere quelle dettate dal modello anglosassone dell'integrazione: pari opportunità a chi arriva, che deve rispettare totalmente la legge, la Costituzione vigente nella nuova casa”. La globalizzazione, spiega il direttore de La Stampa, “sta offrendo un'opportunità straordinaria all’Italia: “Ridiscutere la nostra identità, rispondere alla richiesta di identità italiana che ci rivolge chi non lo è”, dice.

Cita tre esempi: i ragazzi del Massachusetts che ha incontrato durante la lunga corrispondenza per il giornale in America, i quali decidono di studiare la nostra lingua, cosi come gli afro-americani e gli asiatici di Hong Kong, o i migranti che arrivano sulle nostre spiagge. In una nazione, la nostra, con 60 milioni di abitanti, in cui in tre anni sono arrivati mezzo milione di stranieri, la ricetta dell'integrazione è diversa da quella applicata da Canada, Australia, Stati Uniti. “Noi nel nostro piccolo al Sermig, da 52 anni - confessa a Molinari Ernesto Olivero, fondatore dell'Arsenale della Pace - facciamo quello che tu dici: una legge semplice, rispetto assoluto delle regole e accoglienza totale”.


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