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Alessandro Barbero all'Università del Dialogo

Sale stracolme ieri all'Arsenale della Pace di Torino per il secondo incontro della sessione 2018-2019 dell'Università del Dialogo. Tema della serata, "Guerra e pace", scelto in occasione del centenario dalla fine della Grande Guerra. A svolgerlo, Alessandro Barbero, storico di fama internazionale.

Ecco alcuni spunti:

I numeri della Grande Guerra
. Premesso che è mateticamente impossibile avere numeri certi, la guerra divorava vite ad un ritmo così elevato da non poterli contare, possiamo però dire approssimativamente che la guerra produsse 600.000 morti, il 2% della popolazione italiana, e che in due settimane nella rotta di Caporetto furono fatti oltre 300.000 prigionieri. I costi spropositati in termini umani e materiali furono definiti voci di bilancio, vite umane e proiettili considerati alla pari.

Il mondo coinvolto nel conflitto. Fu la prima guerra totale, combattuta dai Paesi più ricchi e imperialisti. Gran Bretagna e Francia utilizzarono le proprie colonie per arruolare soldati da mandare al fronte. Le popolazioni civili vengono coinvolte allo spasimo per lo sforzo bellico, l'importante è vincere. In Italia saranno i contadini a fornire la truppa, le file degli ufficiali sono riservate alla nobiltà e alla borghesia.

La politica italiana. L'Italia entra in guerra molti mesi dopo il suo inizio. La scelta di partecipare è decisa da elite sociali, studenti, giornalisti e intellettuali: ci sono tendenze irredentiste, democratiche ma anche nazionalistiche. Consideriamo che fino al 1914 nella società generalmente non esiste un sentimento negativo verso la guerra, anzi.. È un evento che accade e che accadrà. Gli Stati non hanno soldi per l'istruzione ma spendono per mantenere eserciti sempre più efficienti, e i governi si adoperano per la costruzione del consenso. Con il novecento la propaganda utilizza strumenti sempre più diversificati, oltre la stampa, ecco il cinema, i manifesti, la radio...

Storia e memoria. La storia è diversa della memoria: la memoria è infatti soggettiva e non può essere condivisa ma pacificata. La memoria è una trappola. La storia è ricostruire i fatti all'interno del loro contesto, a volte è l'interpretazione dei fatti se i fatti sono acclarati. Non esiste una storia oggettiva, proprio perché l'orientamento personale rischia di offuscare il giudizio.


Video completo dell'incontro con Alessandro Barbero