Sermig

In ricordo del card. Giovanni Saldarini

a cura della redazione - Si celebrano oggi nella Cattedrale di Torino i funerali del card. Giovanni Saldarini, che fu Arcivescovo del capoluogo subalpino dal 1989 al 1999.
Nel 1996 il Sermig gli assegnò il riconoscimento "Artigiano della Pace" "per avere sempre, nel suo ministero di Vescovo nella Chiesa di Torino, perseguito obiettivi di comunione e pace nel dialogo, negli incontri molteplici, nella affabilità, testimoniando la ricchezza del cuore avvezzo da sempre allo studio e alla pratica della Parola di Dio".
 
 
Lo ricordiamo attraverso alcuni passi dell'omelia della celebrazione eucaristica in occasione della sua prima visita all'Arsenale della Pace nel 1992.

"Penso che in questo momento e in questo posto, ognuno di noi si rende conto della grandezza di quest'opera e nello stesso tempo ne sente la sproporzione in termini puramente umani; e non può non cogliere almeno un bagliore di questi misteri del Regno dei Cieli che sono rivelati e comunicati ai piccoli. Piccoli non certo di età, piccoli invece di pretese, piccoli di superbia, piccoli di fiducia esclusiva in se stessi; piccoli di pretese appunto, gente aperta, gente che ritiene di non avere nulla da sé, gente che veramente sa che tutto viene innanzitutto e prima di tutto dalla potenza dell"Amore di Dio.

Camminare per questi ambienti, renderci conto di cos'era prima questo luogo e che cos'è oggi, di cosa può diventare ancora, è toccare con mano che cosa può fare la fede, che nutre la speranza e che genera la carità. Questa nostra Torino ci offre anche oggi, come ci ha offerto lungo tutta la sua storia, questi grandi esempi, questi grandi documenti.

Documenti di ciò che è capace di fare chi crede sul serio e fino in fondo al Vangelo. Cioè notizia di un Dio che si è fatto uomo e ha abitato in mezzo a noi, ha condiviso la nostra storia umana, se l'è presa sulle spalle, l'ha portata fino all'ultimo rivelandoci così chi è Dio come papà, e chi siamo noi come suoi figli che il papà ha voluto. E allora cambiano i giudizi, cambiano i criteri, cambiano i valori, cambiano le relazioni, cambiano i modi di riferirci alle cose, al tempo, agli altri. Questo è un Vangelo vissuto, questa è una testimonianza di ciò che può fare il Cristianesimo quando è creduto fino in fondo.

Credere fino in fondo vuol dire appunto riconoscere che Dio non è altrove, che Dio non abita chissà dove in quali lontananze, che Dio non è disinteressato e indifferente, che Dio partecipa alla nostra storia, che Egli ha voluto una salvezza di tipo storico. Se Cristo è risorto, allora anch'io risorgerò. Dunque, tutta la storia ha un senso. Questa storia non passa, cammina, crescendo, verso il regno di Dio che è già all'opera.

E non è bello sapere che io non lavoro invano? E non è bello sapere che io lavoro con Dio, che Dio è mio "socio"? Non vorrei dire socio d'affari, ma "socio" in questa impresa di generare una storia in cui il Regno di Dio, quindi la Sua potenza d'amore, sempre di più si esprima. Il Sermig è uno dei segni che questa potenza d'amore di Dio si esprime là dove trova un alleato che ci sta fino in fondo a lavorare con Dio, secondo i criteri di Dio e la fiducia totale a Dio, accogliendo il progetto di Dio.

03saldarini.jpgPossiamo ringraziare perciò il Signore per questa testimonianza che ci viene data, che conforta anche le nostre speranze, sostiene la nostra fede e ci sollecita alla partecipazione nella carità. Il Sermig ci offre prove incredibili sia per la quantità sia per la qualità di questa carità, che è altrettanto gratuita, altrettanto disinteressata, e che coinvolge non solo le cose che io posso dare o un po' di soldi, ma la mia persona: centinaia e centinaia di persone che danno tempo, e danno fatica, e danno intelligenza. Trovare qui questa rete di amicizia e di collaborazione è un altro incanto di fronte al quale non possiamo se non benedire e lodare quel Dio che suscita tutto ciò.

E che contesta un mondo nel quale sembra che domini l'egoismo, l'individualismo, l'gocentrismo, il disinteresse degli uni per gli altri, la chiusura nel proprio piccolo orticello, indifferenti al male o al bene degli altri. Ma ci sono queste testimonianze di carità che rompono la terra dura, che fanno sperare a questa umanità che non è tutto perduto. 

Io vorrei che partendo da qui tutti noi uscissimo con una speranza rinnovata, e potessimo dare ai nostri concittadini una testimonianza che li aiuti a non rinchiudersi, ma ad aprirsi, a capire che questo è un momento di solidarietà dove tutti devono dare la loro parte invece di continuare a giudicare, a denunciare e a protestare.
Ma adesso è un momento di solidarietà. Tutti, anche i più poveri, che del resto in genere sono i più generosi, tutti devono sentirsi chiamati a una comunione reciproca di responsabilizzazione e quindi di solidarietà. Certo, ognuno secondo le proprie possibilità, ma guai se qualcuno dice: "Io non c'entro". Io vorrei che da questo incontro venisse per noi, e poi attraverso di noi il richiamo ad una coscienza più chiara e più forte di solidarietà. Guai se noi ci rifugiassimo nel nostro privato ignorando la sofferenza, le necessità del mondo e anche del nostro Paese." 

Prima di tornare a Milano per l'aggravarsi della malattia che lo aveva colpito, fece un ultimo gesto: ci lasciò una statua della Madonna cui teneva molto. Oggi, che è tornato alla casa del Padre, lo ringraziamo ancora una volta perché è stato nostro arcivescovo, ci ha guidati, ci ha consolati e amati.
a cura della redazione