Sermig

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

di Gianni Giletti : L'evangelista Luca apre il racconto della resurrezione con le donne che si recano al sepolcro con gli aromi. Ma la tomba è vuota. Questo brano della Scrittura fa il ritratto di una umanità sofferente e monca che cerca spasmodicamente tra i morti colui che è vivo.
 
Il primo giorno della settimana, al mattino presto esse si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno". Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto. (Lc 24,1-12)
 
Questo brano mi fa venire in mente la lectio divina. Un modo di pregare la Scrittura fin dalle origini, costituito da quattro fasi: lectio, meditatio, oratio, contemplatio. A queste i Padri successivamente ne aggiunsero una quinta: ruminatio. Le donne che vanno alla tomba con gli aromi hanno già la loro lectio, lettura: Dio è morto. Andiamo a seppellirlo. Ma la vera lectio, la vera lettura la scoprono davanti alla pietra ribaltata del sepolcro: tomba vuota e Parola inequivocabile: "Non cercate tra i morti Colui che è vivo".

E qui la meditatio: ma che senso ha? Che senso ha morire per poi risorgere? Una logica umana accettabile direbbe: "Non si poteva non morire?". Lo si dice con la testa china, come le donne nella tomba, guardando in basso, facendo, come si dice, i conti della serva: non si fa prima a non morire?E qui Dio, per mezzo dei suoi inviati, gli angeli, non scioglie il dubbio, non si mette a discutere per filo e per segno, sul come e perché. Dice una sola Parola: "Bisogna", cioè è necessario.

Allora ecco l'oratio, la preghiera. Il ricordo delle Parole di Gesù, che l'angelo rammenta alle donne e che lo Spirito Santo poi continuerà a rammentarci fino alla fine del tempo.Il ricordo di quelle Parole fa capire alle donne che la cosiddetta logica umana non serve: è troppo corta, troppo stretta, non risolve, non risponde alle domande più profonde di ogni uomo e donna. Occorre cercarne un'altra, occorre alzare lo sguardo, avere fede, cioè fiducia. Fidarsi di Dio che ti porta sulle sue strade, sulle sue logiche spesso così incomprensibili per noi, eppure alla fine così giuste, fatte proprio per noi, a quella misura divina eppure così umana che è l'Eterno.

Bisogna guardarlo questo Dio, come faranno di lì a poco gli apostoli nel cenacolo, un Dio che mangia con te, con noi: ecco la contemplatio. Un Dio risorto, eppure tra noi, con noi, che ci dice chiaramente che un germe di risurrezione ce l'abbiamo già, basta seguirlo.

Le donne non lo vedono, ma gli credono. Tornano a casa e parlano, dicono, insistono. Persino le altre donne del gruppo, che verosimilmente non c'erano al sepolcro, entrano nel coro, ripetono ciò che le altre hanno visto. Ecco la ruminatio: cioè il ripetere la Parola che Dio dà agli uomini, rimasticarla, inserirla nella propria vita, aggiungerla alla nostra tavola come l'invitato più importante.

Devono essere state talmente insistenti, queste donne, che Pietro non solo va al sepolcro, ma "corre". Ho una simpatia istintiva per il Pietro dei Vangeli: lì è ancora il pescatore, burbero dal cuore buono, impulsivo. Non è ancora il san Pietro che si trova negli Atti degli Apostoli, dove dice tutte le parole giuste e teologicamente corrette.

Il Pietro dei Vangeli mi è simpatico perché mi ritrovo in lui: nel suo scetticismo iniziale, nei suoi slanci, nelle sue preoccupazioni terrene, nei suoi tradimenti. E anche qui non si smentisce: corre. Cioè spera. Spera di trovare una conferma alle parole delle donne, ha fretta di saperlo, questo Evangelo, questa Bella Notizia. Sente che ne ha bisogno. Però dice la Scrittura, vide soltanto i teli. Ecco: anche io spesso vedo soltanto i teli ovverossia la mia fede si ferma al Venerdì Santo. Metto l'indice sulle fatiche, sulle durezze e sulle negatività che la vita ti propone a volontà. Vedo solo i teli, quello che c'è da vedere, non vedo Gesù, che sembra non esserci. Non intendo la voce dell'angelo, delle donne, cioè di chi mi sta vicino, che mi ripete, guarda che lui qui non c'è, alza lo sguardo per favore.

Allora qui, oggi, io per primo, ognuno di noi, può fare i conti con se stesso e dirsi: ma quando smetto di guardare in basso? Quando smetto di lamentarmi, di ragionare con la logica del mondo, di piangermi addosso per le ingiustizie - vere o presunte - che ricevo? Invece di sprecare questa sofferenza, che tanto mi tengo, perché non la uso per crescere, per fare il bene? Perché non la investo in speranza, mettendo un pizzico di eternità nella mia giornata? Non devo fare gesti eroici, ma le stesse cose di ieri con la consapevolezza che Gesù è qui con me e mi dà la forza che io non ho, basta che gliela chieda. Allora mi accorgo che le lacrime si asciugano, non solo per me, che le ferite si rimarginano, anche quelle degli altri.

Eppure rimango come Pietro, bravo eh!, ma un po' testone, tardo e lento di cuore, come dice Gesù ai due di Emmaus. Non mi cresce l'aureola. Però corro, come fa Pietro, sfido il buio che prima mi faceva tanta paura e torno indietro, come i due di Emmaus. Perché ho una speranza nuova, che prima non avevo. Ricordo le Parole di Gesù che mi dice: abbi coraggio, io ho vinto il mondo.
di Gianni Giletti
dall'incontro di martedì 18 maggio 2010