Sermig

Rivestiti di Cristo


La ricorrenza del battesimo di Gesù è occasione per riflettere: “Che se ne fa il mondo di un cristiano che non vive da battezzato?”.

di Giuseppe Pollano

Anche se la maggior parte noi ha ricevuto il battesimo quando, da neonato, non era consapevole di riceverlo, siamo diventati di fatto figli di Dio. Per questo il battesimo è un sacramento un po’ particolare: occorre, man mano che si cresce, prenderne sempre più coscienza. Essendo il sacramento che permette di costruire la personalità cristiana, è inevitabile che, se non è accompagnato da una consapevolezza continua, giace nell’inconscio e noi ci costruiamo secondo altri criteri.

TRE CONSIDERAZIONI

Per introdurre una riflessione sul battesimo è significativo ricordare tre considerazioni. La prima è che secondo il piano di Dio, l’uomo e le sue culture non esprimono nulla di finito e perfetto. Tutto ciò che facciamo di bello e di buono arriva a definire sì l’uomo, ma non l’uomo completamente realizzato nelle sue speranze. Non possiamo dunque da soli farci perfetti, il che ci porta ad una seconda considerazione: siamo solo la “figura” del perfetto uomo, il Figlio di Dio, che è venuto per renderci perfetti. Fino a che Gesù non viene o finché noi non ce ne curiamo più di tanto, rimaniamo una “passione inutile”, come Sartre, in modo molto acuto, definisce l’uomo. È tutto inutile se non tendiamo a Gesù Cristo, perché passa la scena del mondo (1Cor 7,29-31).

Gesù ci salva non soltanto dal peccato, ma anche dall’esperienza del nulla, oggi molto diffusa, che nella nostra società crea uno sfondo pessimistico e triste, nel quale anche il cristiano è coinvolto. Nella misura in cui viviamo il battesimo possiamo assumere un atteggiamento forte.
Quindi il cristianesimo non è solo religione, ma antropologia, cultura della salvezza.
Per arrivare a comprendere che bisogna vivere il battesimo per poter forgiare la propria identità è necessario un adeguato itinerario interiore; altrimenti ruoli, incarichi, lavori, responsabilità sembrano darci già la nostra identità.

IL BATTESIMO È L’INIZIO DELLA GRANDE AVVENTURA

Il battesimo ci porta ad appartenere anima e corpo a Gesù Cristo, accettando e desiderando che ci cambi.
Qual è il cambiamento? Si incomincia a possedere lo Spirito di Gesù Cristo e i suoi doni come un tutt’uno. Sono tutti nostri, ma toccherà poi a noi sfruttare i nostri talenti per far crescere tutto ciò che già siamo.

Lo Spirito ci dona di dire a Dio: Padre
Una delle grandi ricchezze a cui ci abilita il battesimo è recuperare la capacità di dire questo nome con senso e con gusto e di sentirci quindi figli, di essere in relazione semplice, confidenziale, tenera con Dio.

Lo Spirito ci dona Gesù vero fratello
Nel battesimo Gesù generosamente si fa lui nostro fratello. È un fratello perfetto, non ci abbandona, ci è fedele. Nella vita ci sono momenti in cui, se non abbiamo il cuore di Cristo nostro fratello a disposizione, cadremmo nella disperazione.

Lo Spirito ci dona la vera visione della vita
La vita è un dono grandissimo, è seria, è bella, è impegnativa, soprattutto vale la pena viverla. Gesù conosce la vita anche nei suoi aspetti terribili, ma con tutto ciò vive in modo arioso e vero: sa perché vive, pensa, fa, soffre, ama, muore. Quello che conta è avere in noi i perché e i punti di vista di Gesù per avere la spiegazione di tutto, anche di quelle cose che per noi sono le più innaturali o difficili. Avere oggi nella nostra società, che ha idee e opinioni molto confuse e sofferte, una vera visione della vita è un dono immenso.

Lo Spirito ci colma di dignità divina
Lo Spirito ci colma di una dignità che non è solo quella propria dell’uomo, ma addirittura la dignità di Dio. Il che significa che qualsiasi cosa faccio a te, la faccio a Dio, perché vali come Dio. Che rispetto! Che facilità ad essere più buoni se ci ricordassimo davvero che l’altro vale come Dio!

Lo Spirito ci abilita a compiere le opere di Gesù
Lo Spirito, poiché come battezzati siamo ormai abitati dal Signore, ci abilita a compiere le opere di Gesù. Il cuore del Signore dà respiro al nostro e ci abilita a non essere bloccati dall’egoismo o dall’indifferenza: il mio cuore possiede la voglia di compiere le opere del Signore!

Lo Spirito ci rende testimoni di Dio presente
Non si può pretendere di testimoniare Dio per mezzo di discorsi dialettici e discussioni. È il cristiano che con la sua vita fa sì che gli altri si accorgano di Dio, ripensino le proprie convinzioni, si pongano degli interrogativi, vedano il cristiano come punto di riferimento, capiscano che in lui c’è quel qualcosa di più che non sanno definire ma che non possono dimenticare. Far vedere che Dio c’è diventa un pungolo della coscienza, perché siamo tutti fatti per diventare buoni.

Lo Spirito ci unisce in un’unica famiglia
Col battesimo lo Spirito ci unisce in un’unica famiglia (1Cor 12, 13). Vivendo il battesimo noi ci vogliamo bene subito e apertamente, ma non in modo istintivo, come avviene quando in modo solo umano amiamo l’uno e non l’altro. Il dono grandissimo di vivere l’esperienza comunitaria consiste nel respirare lo stesso e unico amore, che è Lui in noi, e questo crea la giusta atmosfera di coloro che sono “uno nello Spirito”.
Il cristianesimo senza comunità non esiste.

LE GRANDI DOMANDE

Il battesimo è un dono immensamente serio. Con esso Dio si dà tutto all’uomo e in quel “tutto” c’è anche il crocifisso. Un amore così fa sul serio ed è esigente. Gesù si aspetta che tu, rendendotene conto, sappia anche meravigliartene e stupirtene un po’ per trarre la consapevolezza che non sei un contenitore di un Dio inerte: ti ha dato tutto per avere tutto da te.
L’immersione battesimale nell’acqua vuol dire morire nell’acqua e risorgere. È come se Gesù mi dicesse che mi immergo in lui anima e corpo, e che quindi non gli basta la mia anima (un po’ di preghiere, un po’ di pratica religiosa, qualche buon sentimento), vuole anche la mia corporeità, che è preziosissima. Nel battesimo c’è il seme della resurrezione dei corpi.

La volontà di dare tutto di me a Dio è stata espressa al momento del battesimo dai nostri genitori e dai nostri padrini, che hanno dato per noi grandi risposte a tre grandi domande.

Credi?
La risposta “credo” non indica soltanto il credere, è il lasciarsi prendere dalla verità poco per volta, aderire al Signore come discepoli che gli camminano dietro e vogliono somigliargli. Naturalmente alla risposta “credo” si può umilmente aggiungere “ma aumenta la mia fede”.

Vuoi?
Finalmente voglio un cristianesimo basato sulla scelta interiore. Abituati ad un cristianesimo molto favorito dall’ambiente, dalla liturgia, dalla Chiesa, dai buoni sentimenti, dalle buone opere, spesso non abbiamo colto che il cristiano “vuole” con determinazione Dio, cioè esprime con questo termine quella decisione che, con l’aiuto di Dio, lo proietta oltre le difficoltà, i sacrifici, il martirio.

Rinunci?
Nella cultura di oggi la rinuncia non è di moda. Fai una scelta tra un bene e un male con quella volontà forte che ti fa dire sì al bene e ti sa far dire no al male? Il battesimo ci impegna a rinunciare a satana, spirito fortissimo e volontà pura che affronta la tua volontà. Senza lo Spirito che è onnipotente saremmo tutti travolti. Satana vuole il tuo male, l’omicida vuole la tua fine, e tu l’affronti e rinunci a lui. Nel battesimo c’è un potere di esorcismo e il battezzato che sa dire “Vattene!” allontana satana.

Il rituale del battesimo ci dice: “Sei diventato nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo”. Che se ne fa il mondo di un cristiano che non vive da battezzato? Prima sono battezzato e poi ho degli incarichi nella società. Non vivo per essi, vivo perché sono battezzato. Ci vuole della purificazione, perché posso essere sedotto da tante cose, ma sono rivestito di Cristo, e questo non è un cappotto che mi tolgo o mi faccio togliere. Il battesimo rimane, da parte di Gesù di fronte a suo Padre, un titolo di credito. È come se Gesù dicesse al Padre: “L’ho pagato col mio sangue”, e la misericordia di Dio si scatena.

Giuseppe Pollano
tratto da un incontro all’Arsenale della Pace
testo non rivisto dall'autore