Sermig

Gesù, io ti voglio tanto bene

"La bimba, che non aveva ancora fatto la prima comunione, in un salto prende l'ostia e la suora si spaventa, ma la bambina bacia l'ostia dicendo: «Io ti voglio tanto, tanto bene Gesù». Poi rimette l'ostia nel ciborio, tutta contenta" - Immagine: Julian Garcia Mejia, Se tu squarciassi i cieli e scendessidi Luciano Mendes de Almeida – A San Paolo, in uno dei quartieri più poveri, Jardim Dona Sinha, vivono oltre ventimila persone. Lì tre suore da anni lavorano con i bambini. Per prima cosa hanno voluto avere con loro l'eucaristia; poi la casa si è ingrandita, hanno ottenuto uno spazio più largo ed hanno conservato l'eucaristia in una piccola camera. Quando c'è la celebrazione, tutto il luogo diventa luogo di celebrazione e, quando è giorno feriale, diventa una delle sale per il lavoro con i bambini.

Ecco un episodio che ha per protagonista una povera bimba senza padre, senza madre, seguita dalla nonna, che poi non si sa se sia la vera nonna. Una sera le suore stavano andando a riposare quando la bambina bussa alla porta e chiede di poter entrare. Entrata, dice: «Io voglio vedere Dio». La suora si domanda come fare e pensa di portarla nella piccola cappella. Le dice: «È qui il Signore», e la bimba: «Ma io non vedo niente». La suora va vicino al tabernacolo, apre la porticina, e la bimba: «Ma io non vedo Dio!». Allora la suora apre il ciborio: «Ecco, è qui». La bimba, che non aveva ancora fatto la prima comunione, in un salto prende l'ostia e la suora si spaventa, ma la bambina bacia l'ostia dicendo: «Io ti voglio tanto, tanto bene Gesù». Poi rimette l'ostia nel ciborio, tutta contenta.

Noi sappiamo che il Signore è presente dovunque, però è bello che ci dia questa capacità di volerlo trovare nell'eucaristia e di dirgli, come diceva Pietro, che gli vogliamo bene: «Tu sai che io ti amo». Quando entriamo in una chiesa, diciamo: «Signore, ti voglio bene, e per questo sono qui, sono venuto a dirti che ti amo». Allora si stabilisce un rapporto personale, tra chi adora ed il Signore che è presente, che comporta due grandi grazie.
La prima la vediamo nella croce: «Ecco il mio corpo dato per voi, il mio sangue versato per voi». Cioè l'amore infinito del Signore. È morto sulla croce degli schiavi, ed è morto fra due ladri. Per questo, vedendo la croce di Gesù, dobbiamo vedere anche le altre due croci: Gesù ha condiviso la stessa morte in croce di questi due condannati. È li tutta la forza della croce, strumento della totale rassomiglianza alla sofferenza del mondo. Il fatto che il Cristo abbia offerto la sua vita per noi sulla croce significa che lui ha voluto rassomigliare agli uomini ed alle donne, non solo nelle loro situazioni comuni, ma ha voluto condividere, subire la sofferenza totale.

La seconda è la certezza che Lui è vivo: non si tratta soltanto di ricordare un fatto passato, ma il Signore è vivo perché è risorto, è alla presenza del Padre come è alla nostra presenza. Il Cristo vivo e risorto nella gloria del Padre alimenta la nostra speranza, ci dà la forza di ravvivare la nostra vita e di prendere uno slancio di speranza per vivificare il mondo, per ripristinare, per far vivere, per dare a tutti, attraverso il nostro amore, il messaggio di pace e di gioia, che è la vita al servizio degli altri.


Dom Luciano Mendes de Almeida
da NP
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