Sermig

A volte ritornano

di Davide bracco - Il regista Spike Lee riparte da "Black Klansman".
Qualcuno di voi si ricorderà di Spike Lee. Il nostro è ancora oggi, dopo trent’anni di carriera, il più noto regista afroamericano e autore di alcuni film importanti come Lola darling (diventata anche una serie tv), Fà la cosa giusta (forse il suo film migliore), il biopic Malcolm X e la 25esima ora.

Un cinema il suo molto attivo e impegnato su temi politici e sociali quali il razzismo e la violenza: esemplare il modo in cui Lee ha chiamato la sua casa di produzione 40Acres&aMule Filmworks a ricordare la promessa mai mantenuta dallo stato di fornire nel 1865 ad ogni ex schiavo 40 acri di terra e un mulo per lavorarla. Negli ultimi anni Lee si era un po’ perso in film diseguali incapaci di fermare l’attenzione del pubblico ma ora il declino pare essersi interrotto con il suo ultimo film Black Klansman, vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes.

A rianimare Lee – come spesso avviene per gli artisti di impegno civile – la difficile situazione razziale negli USA esacerbata dalle dubbie dichiarazioni sul tema del presidente Trump. L’ultimo lavoro infatti racconta una storia vera – seppure incredibile – di un poliziotto afroamericano (interpretato dal figlio di Denzel Washington) che nella Denver degli anni settanta riuscì ad infiltrarsi nel gruppo locale del Ku Klux Klan aiutato in questo da un collega poliziotto di origine ebraica. Il film ha la capacità di mescolare continuamente i toni e i generi passando dal poliziesco al film di denuncia senza trascurare la commedia grazie a dialoghi a tratti esilaranti.
Un lavoro che con il pretesto della rappresentazione di un fatto di cronaca evidenzia l’assurdità di gruppi violenti e posizioni razziste che ancora perdurano e prosperano negli USA. E purtroppo anche in Italia.

Davide Bracco
AL CINE
Rubrica di NUOVO PROGETTO