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Chievo per tutti

di Stefano Caredda - Quando se ne è presentata la possibilità, loro hanno detto no. No al gemellaggio con una squadra composta da ragazzi e adulti con disabilità intellettiva. E non perché il progetto in sé non fosse meritevole, ma perché dalle loro parti, in quella zona di Verona che ancora conserva una sua propria identità e un suo specifico nome, hanno pensato che una squadra come quella avrebbero potuto provare a metterla in piedi da soli. E così è stato. Il protagonista di questa storia è il ChievoVerona, società della serie A di calcio che dal gennaio scorso ha dato vita ad una scuola calcio per disabili: ci si allena due volte alla settimana e si punta per il prossimo anno a prendere parte a un torneo che in queste settimane ha fatto molto parlare di sé, grazie al gemellaggio attuato con la serie A.

Il torneo in questione si chiama Quarta Categoria ed è stato promosso anche dalla Federazione italiana giuoco calcio (Fgic), oltre che dal Centro Sportivo Italiano (Csi), dalla Lega Serie A, dalle associazioni di arbitri e allenatori. Vi partecipano otto squadre, tutte lombarde o piemontesi, nate in seno ad associazioni sportive dilettantistiche: ciascuna di queste ha avuto l’onore di gemellarsi con una formazione della serie A, pronta a offrire le casacche da gioco e tutto il materiale ufficiale di gara. Il Milan ha adottato la Briantea84 di Cantù, l’Inter lo Sporting4E di Milano, il Genoa l’ASD Calcio 21 di Milano, il Cagliari si è abbinato al Fuorigioco di Mantova, la Fiorentina all’Ossona, il Sassuolo alla Tukiki Minerva di Milano, la Lazio alla Gea Ticinia Novara, l’Udinese al Vignareal di Vignate. Le gare si disputano fino al prossimo mese di maggio in una struttura di Milano, in modo da aiutare i ragazzi a crescere e migliorare non solo sotto il profilo calcistico e motorio ma anche sotto quello sociale e relazionale, permettendo loro di confrontarsi e stare insieme.

Come detto, le formazioni di serie A hanno semplicemente vestito con la loro maglia squadre già esistenti di persone disabili. Ed è proprio su questo che il ChievoVerona ha deciso di fare diversamente, provando a coinvolgere le persone disabili veronesi, anche con l’aiuto e il passaparola di cooperative, associazioni e famiglie. Le otto persone che hanno finora risposto hanno tra i 18 e i 40 anni, alcuni hanno la sindrome di Down, altri un deficit cognitivo o una difficoltà motoria. L’allenamento comprende esercizi di coordinazione e mobilità, perché molti non hanno mai fatto sport e sono rigidi nei movimenti. Si lavora sull’elasticità ma anche sulla velocità, attraverso passaggi con la palla, e alla fine ci si diverte tutti insieme con una partita. L’obiettivo è migliorare, poi partecipare al Quarta Categoria. “In questi lunghi decenni di storia – parole del presidente della compagine gialloblu, Luca Campedelli – la città di Verona ha dato tanto, a me personalmente e al Chievo come società: è giusto che il Chievo ora restituisca alla città, e questo è uno dei nostri modi per farlo”.

Stefano Caredda
REDATTORE SOCIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO