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Pietro prima e dopo

Chiara Dal Corso - UOVA E COLORIdi Chiara Dal Corso - Si può parlare di uno “stile” riferendoci alle icone? Facciamo un esempio attraverso il confronto fra due icone. Prendiamo san Pietro.
Nella prima immagine proposta vediamo un’icona antica, del VI secolo, precedente al periodo dell’iconoclastia, e un’altra invece molto successiva, della Russia del XV secolo, della scuola di Novgorod (un dettaglio della trasfigurazione perché san Pietro viene comunemente raffigurato insieme a Gesù e agli apostoli negli episodi del Vangelo, rarissima è la sua fi gura isolata, come nell’altro esempio). L’iconoclasmo se da un lato ha distrutto moltissime icone, dall’altro ha sviluppato una profonda teologia dell’immagine e anche un canone di raffigurazione delle icone che ha aiutato la stessa Chiesa a chiarirne il valore, l’utilità per la preghiera, e i fondamenti teologici. Dopo quel periodo (VII-VIII secolo con conseguenze anche successive) le icone diventano più “consapevoli” della propria missione e di conseguenza codificate, “riordinate” secondo dei principi riconosciuti dalla Chiesa per essere catechetiche e dare Gloria a Dio.

Due cone di S. PietroNella prima ci sono già caratteristiche che fanno di essa un’icona: la ieraticità della figura, l’essenzialità e la rigidezza dei tratti, i simboli che caratterizzano il santo: le chiavi del Regno e lo scettro d’oro del pastore, rappresentante di Cristo in terra (in alto: san Giovanni evangelista, Gesù Cristo, la Vergine Maria). Eppure se la si confronta con l’altra si nota l’evoluzione spirituale dell’immagine. Alla rigidezza dei tratti si contrappone una luce diffusa e calda, che illumina il corpo dall’interno. Così la stilizzazione degli occhi, naso, dei capelli e di barba e baffi , le gradazioni sul rosso e sul verde della pelle, la luminosità biancastra parlano di una persona già trasfigurata che pur essendo caratterizzata come Pietro, in modo riconoscibile (i colori di tunica e manto sono diventati tipici per lui, così come il modo di portare capelli, barba e baffi …), tuttavia non mostra una forte emozione ma sorpresa mitigata e moderata. Segno del dominio di sé che lo Spirito Santo dona alle anime sante, ma segno anche che nell’icona tutto è presente, è rappresentato l’episodio, ma alla luce della resurrezione, con la consapevolezza, che hanno gli stessi personaggi, di essere già nella luce eterna, di essere già nella resurrezione, nel dopo.

L’icona non è un quadro, e neppure un ritratto, non è da osservare con l’intento di riceverne un piacere estetico, ma con un atteggiamento di “ascolto”. Consapevole di non poter raffigurare una bellezza così ricca e spirituale come quella dell’Amore di Dio, una realtà così viva e piena come il suo Regno e la gloria di tutti i santi, l’icona si propone di dare qualche indicazione all’osservatore, che, quando l’icona è al posto giusto, è generalmente un’anima in preghiera. È così che diventa un “passaggio”, una finestra, un percorso verso un incontro.

Chiara Dal Corso
UOVA E COLORI
Rubrica di NUOVO PROGETTO