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Fronti aperti

di Lucia Sali - C’è ancora il beneficio del dubbio dato a ogni nuovo governo tra la fine della campagna elettorale e i primi atti legislativi concreti. «Giudicheremo il nuovo governo sui fatti», è il mantra ripetuto dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker (foto). Ma con l’Italia la questione ha assunto subito un peso. Il primo governo di un Paese europeo – e non uno qualunque, ma tra i fondatori dell’Ue e di importanza sistemica per l’eurozona –, interamente guidato da due partiti a trazione populista ed euroscettica che hanno fatto le loro fortune elettorali sparando a zero sull’Ue, non può che essere guardato con apprensione a Bruxelles e molte cancellerie europee. Sono infatti almeno cinque i fronti di scontro: la questione migranti, l’euro e le politiche fiscali, la politica estera e i rapporti con la Russia, lo scontro con gli Usa sui dazi e gli accordi di libero scambio, e le grandi opere infrastrutturali transeuropee come Tav e Tap.

L’Italia è da anni che chiede più solidarietà all’Europa sui migranti. E gli aiuti, sotto la Commissione Juncker, sono aumentati, sia in termini di sostegno economico che della gestione dei salvataggi con le missioni Frontex (ora sotto guida italiana), ma anche della registrazione dei migranti negli hotspot con l’assistenza dell’Easo e persino dei rimpatri sempre tramite Frontex. La vera partita, però, è la riforma del sistema d’asilo europeo, il cosiddetto regolamento di Dublino, che attualmente assegna la responsabilità dei migranti al Paese di primo ingresso nell’Ue. L’ultimo compromesso sul tavolo è stato bocciato sia dal precedente che dall’attuale governo. Il ministro dell’interno Matteo Salvini, però, ha detto ora di volersi allineare ai Paesi dell’Est del gruppo Visegrad – i principali oppositori del sistema di suddivisione dei migranti per quote – abbandonando così la coalizione del Mediterraneo più la Germania, al contrario fautori di una suddivisione dell’onere tra tutti i 28. Bruxelles ha proposto poi di aumentare di 2,5 volte le risorse per migrazione e sicurezza delle frontiere (da 13 a 33 miliardi) per il nuovo bilancio Ue 2021-2027, offrendo anche più fondi Ue (400 euro a migrante) a quei Paesi che li accolgono. Salvini ha invece affermato di voler tagliare i fondi Ue per i migranti.

Secondo fronte di scontro, l’euro e le regole del Patto di stabilità e crescita. Nonostante le ultime rassicurazioni sull’intenzione di non voler uscire dalla moneta unica, c’è diffidenza verso M5S-Lega: la preannunciata battaglia per cambiare le regole Ue non è chiaro in quali termini si svolgerà. L’Italia beneficia già dal 2015 della flessibilità da parte dell’Ue (pari a 19 miliardi sino al 2017), sforando così il deficit strutturale e per di più senza l’attivazione della procedura per debito eccessivo.

Anche la politica estera è fonte di tensioni. A partire dalla Russia, dove finora i 28 hanno avuto una posizione unitaria nel mantenere le sanzioni dopo l’aggressione all’Ucraina e le minacce di destabilizzazione sulle elezioni in Europa. Al G7 in Canada, invece, il neo premier Giuseppe Conte ha rotto l’unità europea schierandosi con il presidente Usa Donald Trump a favore del ritorno di Mosca al tavolo con il formato G8. E sulle stesse politiche commerciali nei confronti dei dazi illegali su acciaio e alluminio imposti da Trump, il nuovo governo è contrario a controdazi Ue duri.

Senza contare che nel contratto di governo c’è lo stop agli accordi di libero scambio tra Ue e Paesi come Canada (Ceta) o Giappone.

In quest’ultimo c’è anche l’alt alle opere infrastrutturali che fanno parte delle grandi reti transeuropee dei trasporti e dell’energia, e per cui, tra l’altro, sono già stati assegnati finanziamenti Ue. Tra questi, la Tav Lione-Torino e il gasdotto strategico – per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia dell’intera Ue – Tap, che pompa il metano azero in Europa via Turchia, Grecia, Albania e Puglia. Finora i contatti Roma-Bruxelles sono stati minimi.

Lucia Sali
EUROLANDIA
Rubrica di NUOVO PROGETTO