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Eritrea: dare vita alla storia

di Mauro Palombo - Aiuti umanitari a ospedali, scuole e missioni dei frati cappuccini.
L’Eritrea vanta tristi primati. È «il Paese con meno libertà al mondo», dove si consumano «sistematiche, diffuse, e gravi violazioni dei diritti umani» (Onu), non ci sono istituzioni e processi democratici, la libertà di stampa è inesistente, il servizio militare dai 17 anni è a tempo indeterminato. Resta chiuso ad ogni influenza esterna, rifiutando anche aiuti internazionali, ma non l’attività sul suo territorio di compagnie minerarie australiane, canadesi e cinesi interessate alle risorse locali.

La povertà è la condizione normale di vita. Non meraviglia quindi troppo che, sempre secondo i dati Onu, gli eritrei siano la componente più numerosa tra i migranti che fuggono attraverso il Mediterraneo, giovani soprattutto – si dice anche 4mila al mese – che scappano con ogni mezzo da un Paese ufficialmente con 6 milioni di abitanti, ma ormai con diversi milioni all’estero. E molti scompaiono per sempre.

Nascita e dramma del Paese hanno una radice in comune: la guerra contro l’Etiopia. Quella durata trent’anni per arrivare all’indipendenza ha forgiato la nazione, e mostrato le considerevoli capacità di partecipazione e di iniziativa della sua gente. Ma la tensione e una nuove guerra – dal 1998 al 2000 per dispute di confine con non meno di 150mila vittime – sono state il pretesto per arrivare alla situazione di oggi in cui difendersi da un nemico è in genere la condizione necessaria per giustificare una deriva autoritaria.

I conflitti che flagellano il Corno d’Africa aggiungono altre possibilità in questo senso; e vedono oggi il Paese schierato con l’Arabia Saudita – primo partner commerciale – contro lo Yemen, e i suoi alleati. La storia tuttavia non è scritta solo dal potere, né solo attraverso le battaglie. Lo è piuttosto da chi vive e alimenta la speranza vera delle persone. È questo anche il caso dei frati cappuccini della Provincia di Eritrea che nel Paese animano diocesi, parrocchie, missioni e opere nella scuola e nella sanità. Testimoniano un Cristo vicino alla gente, che se ne prende cura, consapevole delle sue necessità, di quanto è davvero importante.

La collaborazione del Sermig con loro è di lunga data e desideriamo cercare insieme ogni occasione per dare concretezza all’aiuto. L’invio di materiali è tutt’altro che semplice; ma è finalmente arrivato a destinazone il primo dei due carichi inviati: i pannelli fotovoltaici contribuiscono ad alimentare il centro di salute di Barentu; macchine da cucire, materiale scolastico e personal computer per le diverse scuole. In attesa di poter inviare il secondo carico di materiali messo a disposizione, si cerca costantemente di trovare delle vie, anche solo per piccole specifiche spedizioni.

Nel frattempo si è avviata una collaborazione, che può diventare importante, per sperimentare in ambito agricolo e di piccolo allevamento, qualche innovazione tecnica gestibile che possa contribuire ad una migliore produttività e diffondersi. Lo scenario è quello di un clima mite sull'altipiano, ma in generale di una crescente scarsità di risorse idriche, serio problema. Qualche coltivazione idroponica potrebbe dare un aiuto al sostegno delle opere, sperimentando al contempo meglio il compostaggio per l’orto tradizionale, e la raccolta diffusa di acqua piovana. E tentando qualche diversificazione produttiva, ad esempio con l’apicoltura. Un passo alla volta, ma senza fermarsi.

Associazione Sermig Re.Te. per lo Sviluppo
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Mauro Palombo
RE.TE.
Rubrica di NUOVO PROGETTO