Sermig

In alto mare

Una piccola testimonianza proveniente dal Brasile, una delle tante nazioni in cui gli immigrati italiani arrivarono in massa...

“Ieri, un alunno della Guinea Conakry mi ha mostrato le sue mani ferite e mi ha detto, quasi piangendo: ‘Professoressa, non so fino a quando riuscirò a fare questo lavoro, per guadagnare cinque Reais al giorno...”. Anch’io ho trattenuto le lacrime, pensando a questo ragazzo, arrivato in Brasile pieno di sogni per fuggire alla povertà e agli scontri etnici del suo paese. C'è stato il tempo del Mali, del Burkina Faso... ora è il turno della Guinea, della Mauritania, del Congo. Tanti di loro sono ingegneri, avvocati... ma quando li incontro, la sera, mi parlano della loro lotta per sopravvivere, caricando e scaricando camion di cocco o di cemento per 12 ore al giorno”.

Sono parole di Sônia Altomar, professoressa volontaria del corso di portoghese per gli ospiti stranieri dell’Arsenale della Speranza di San Paolo. Il suo cognome rivela le origini cosentine del marito, ma è anche il contrario della terra ferma: recentemente, l’opera di Edmondo De Amicis “Sull'Oceano” – romanzo del 1889 che affronta il tema dell'emigrazione italiana nelle americhe (se lo leggete non vi fate del male) – è stato pubblicato in Brasile col titolo emblematico di “Em Alto-Mar”, molto simile al cognome di Sônia, derubato per sempre della “e” finale dall’addetto ai registri di sbarco. In uno dei passaggi del libro, De Amicis descrive una giovane contadina che, seduta sulla soglia del dormitorio del piroscafo, con un bimbo fra le braccia, piange, come se soltanto al vedere l’America si fosse persuasa d’aver abbandonato definitivamente la sua terra.

Ecco, Sônia è una di quelle persone fondamentali perchè “umanizzano” la soglia tra i due mondi, così difficile da attraversare: insieme all’équipe di professori volontari che coordina da anni, rappresenta, per centinaia di stranieri che hanno varcato la porta dell’Arsenale, e del Brasile (per tanti di loro le due cose coincidono), la grande consolazione di poter almeno verbalizzare quelle lacrime... Sônia e “i suoi” danno voce e volto ai primi frammenti di dialogo, l’inizio di un lento download di emozioni e ricordi che passa dal progressivo dominio della parola.




Sônia è cresciuta alla scuola del grande educatore Paulo Freire
: l’alfabetizzazione come metodo per “dare la parola” agli oppressi. Negli anni 60, ancora giovanissima, sfidando la proibizione del regime militare, organizza un corso di alfabetizzazione per adulti nella sua parrocchia, animata da una congregazione canadese. Arrivavano missionari dal Québec e la convivenza con loro le suscitò il desiderio di studiarne la lingua... Dopo 36 anni di insegnamento della lingua portoghese e francese, l’Arsenale gli ha offerto la possibilità di continuare la sua missione: dare la parola ai tanti oppressi che continuano ad avere le mani ferite. Una vera passione!

Simone Bernardi
OBRIGADO
Rubrica di NUOVO PROGETTO