Sermig

Giorno per giorno

di Corrado Avagnina - I tempi che si accavallano con rapidità estrema ci spiattellano di tutto e di più, in un sus­seguirsi di situazioni, eventi, messaggi, protagonisti… di cui è difficile tenere il conto ed il passo. Certo, giornali­sticamente, questo è dove­roso inseguire. Altrimenti che cosa si racconterebbe della realtà che sta attorno e che si dipana vorticosamente? Ma ci sono anche momenti in cui si vorrebbe paradossalmen­te fermare il mondo perché sarebbe meglio scendere un po’.

Ecco allora che potrebbe essere coltivata un’idea non peregrina né banale: perché non far diventare una notizia di valore la… ferialità? Quella di­mensione della vita, cioè, che di per sé non fa clamore quasi mai. Già, perché tutti i giorni noi siamo vivi, siamo in pista, siamo dediti, siamo occupati… Ovvio che si può far largo il co­siddetto grigiore che avvolge le giornate un po’ tutte quasi uguali. Ovvio che si può intru­folare la noia accompagnata dalla ripetitività dei gesti e del­le incombenze. Ovvio che tutti i giorni sono lì, spesso senza la cosiddetta fantasia che ci si attenderebbe. Ma questa è la vita vera, vissuta – volendo – con responsabilità ed anche con creatività, nell’attenzio­ne alle persone, agli altri ed anche un po’ a se stessi.

Si tratta di dar valore alle piccole grandi cose che quotidia­namente punteggiano l’esi­stenza. Se il tutto si assume come l’occasione vitale data oggi, qui ed adesso, allora c’è di che spendersi, al meglio. Pensiamo a come potrebbe cambiare il percorso in bus o sul treno od in metro: non più un tempo morto, sonnacchio­so, da subire. Ma un tempo per guardare gli altri con occhi diversi, immaginando i loro problemi, le loro ansie, le loro inquietudini, le loro tristezze e stanchezze. Provando ad uscire dal mutismo e dall’indif­ferenza che lasciano ognuno nel proprio mondo particolare. Mettendo quindi in campo un gesto di cortesia, dando una spinta positiva a questo rituale di massa che accomuna nello spostarsi al mattino od alla sera. Così come si potrebbe ri­pensare quanto avviene sul la­voro, a scuola, in casa… Non si tratta di routine.

In gioco ci sono le persone che non sono un meccanismo, sono appunto vive, in carne ed ossa, con emozioni, attese, sconforti, sentimenti, progetti… tutto questo sta nella ferialità, non altrove. Non è un immaginario più o meno intrigante ma rele­gato chissà dove, è la norma­lità dell’esistere, nel concreto, a tu per tu, in mezzo alle situa­zioni ordinarie, alle prese con ciò che capita nei risvolti più immediati. Lì non c’è la news perché sembra tutto scontato. La news può farsi largo in quella vita delle piccole cose risapute. A quel punto il tutto diventa una partita davvero im­portante, per essere all’altezza della nostra umanità e non per finire alla deriva di una noia mortale (a rischio depressio­ne). Insomma la ferialità può (anzi deve) non essere una parentesi in attesa di chissà quale ribalta. Ci giochiamo il meglio, nella quotidianità.

Corrado Avagnina
QUARTA PAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO