Sermig

Amo l’oggi perché amo il futuro

di Ernesto Olivero - Un nuovo anno, un nuovo tempo per costruire speranza.
La speranza non muore mai. Quando è sotto pressione, quando fa fatica, è solo per rinascere. Ne sono convinto da sempre e lo ripeto, a maggior ragione all’inizio di un nuovo anno. Il 2017 ci ha lasciato un mondo sempre più complicato, un mondo che toglie quasi il respiro. Niente di nuovo. Ripenso all’incontro con Giorgio La Pira, l’ex sindaco di Firenze, che negli anni ’60, mi fece scoprire la profezia di Isaia, la certezza di un tempo in cui le armi non saranno più costruite e diventeranno strumenti di lavoro.

L’Arsenale della Pace non è altro che un figlio di quella certezza… Eppure, la guerra c’è ancora, insieme alla fame, alle disuguaglianze, a ingiustizie infinite. Apparentemente, nulla è cambiato nella storia dell’umanità. Il male di sempre. Ma sia chiaro, la speranza è più forte e mi fa dire, quasi gridare che quello che non è stato, finalmente può essere, può diventare realtà. Sta a noi scegliere.
Il male oggi sembra vincere perché molte persone continuano a guardarsi l’ombelico, a girare intorno alla propria vita. Piccola, ristretta, limitata. Al contrario, a tutti i livelli, dovremmo avere uno scatto, andare oltre gli interessi particolari, avere il coraggio di spendere la vita per grandi ideali. Lo dico soprattutto ai giovani che oggi più che mai possono cambiare se stessi e il mondo che li circonda.

Se le nuove generazioni cambieranno in meglio, cambieranno in un baleno anche la politica, l’economia, le religioni. Non è retorica! La chiave per ripartire è l’innocenza che diventa capacità di sognare, costruire, immaginare. Se ci impegneremo tutti in questo terreno, vedremo il mondo con occhi diversi.
Questo metodo me lo ricordano i bambini, la speranza nell’umanità che comunicano. Quando li vedo, non posso non immaginare un futuro di pace, non posso rinunciare al bene che mi interpella senza sosta, alla scelta di dare tutto per la felicità degli altri. Non posso non amare il presente, perché è il tempo che mi è stato dato e non ne esiste un altro.

È il mio tempo, è la vita che ho tra le mani! Solo chi ama l’oggi, può amare il futuro. Di un amore mai immobile, mai fermo allo status quo, ma proiettato oltre. Un amore che vede ovunque, anche nel buio della vita, un’occasione di cambiamento, di conversione, una piccola luce che può annullare anche le tenebre più oscure.
Allora, all’inizio di questo nuovo anno, riempiamo di bellezza il nostro tempo, non sprechiamolo, illuminiamolo con i sì e i no che contano, teniamolo lontano dalla rassegnazione! Lì dove siamo, in famiglia, a scuola, sul lavoro, nell’impegno di ogni giorno. Come diceva frère Roger, fondatore della Comunità di Taizè, basta veramente un pugno di giovani per cambiare il corso della storia di una città, di un Paese, in definitiva del mondo intero. Giovani appassionati, puliti, pronti a fare della propria debolezza una chiave di incontro, la loro forza. Come? Credendoci, camminando con gli altri, tenendo viva la fiducia.
Il 2018 li sta già aspettando.

Ernesto Olivero
EDITORIALE
Gennaio 2018