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Myanmar

di Renato e Valentina - Fino ad alcuni mesi fa solo poche persone in Occidente conoscevano l’esatta ubicazione della regione del Rakhine e l’esistenza della popolazione dei Rohingya. Poi le violenze e il conseguente esodo di questa minoranza musulmana dalla Myanmar al Bangladesh hanno costretto il mondo a prendere coscienza della loro storia.

Le tensioni tra la maggioranza birmana e i Rohingya sono piuttosto datate, ma solo negli ultimi tempi si è registrato un aumento eclatante dell’uso della violenza. Le vicende non sono state ancora del tutto chiarite anche perché la stampa e gli organismi internazionali faticano ad aver accesso nelle aree interessate e a documentare in maniera imparziale quanto accaduto. Purtroppo abbiamo solo le versioni di parte: quella ufficiale del governo birmano che parla di operazioni di polizia, l’altra favorevole ai Rohingya che parla di pulizia etnica da parte del governo.

Particolare scalpore ha poi destato la presa di posizione del premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, che, in qualità di ministro degli esteri, ha difeso l’operato del governo. Ma i numeri però parlano chiaro: al di là delle vere o presunte responsabilità ad oggi ci sono almeno 600mila sfollati che vivono in condizioni estremamente precarie. Di fronte a questi numeri sono aumentate le pressioni internazionali sul governo che ha finalmente deciso di modificare il proprio atteggiamento.

Alla fine di ottobre, i governi del Myanmar e del Bangladesh hanno firmato due intese per cercare di risolvere la delicata questione: le priorità sono ripristinare la normalità in Rakhine, garantire la sicurezza delle frontiere, lottare contro terrorismo e traffico di droga. L’intesa riguarda anche il rimpatrio delle centinaia di migliaia di Rohingya fuggiti dalle loro case. Vedremo l’evoluzione degli accordi e come si potranno effettivamente concretizzare con la speranza che la comunità internazionale possa accompagnare questi primi passi di pace.

Renato e Valentina
I BONOMOS
Rubrica di NUOVO PROGETTO