Sermig

Solo il bene ci rende felici

di Gabriella Delpero - Ho l’impressione che troppo spesso gli adulti abbiano timore di parlare ai bambini e ai ragazzi di oggi di quanto sia decisivo compiere il bene. Diventare altruisti e generosi, sforzarsi di prestare aiuto a chi ne ha bisogno, ispirarsi a grandi ideali, sognare di raggiungere traguardi elevati (o almeno faticare per migliorarsi un po’ ogni giorno…) non sono argomenti comunemente affrontati.

C’è invece un diffuso gioco al ribasso, per cui si chiede sempre meno impegno alle nuove generazioni, nella convinzione che quel poco non sarà vissuto come un’imposizione dei soliti genitori (o insegnanti o animatori…) moralisti e noiosi. In fondo in fondo, parlando di certe cose, abbiamo paura di fare brutta figura di fronte ai nostri ragazzi, di apparire ai loro occhi ridicoli e superati, di diventare impopolari. Inoltre noi per primi non siamo poi così convinti che comportarsi bene, essere sempre onesti, sacrificarsi per gli altri, sia una politica “vincente”: non sentiamo forse ripetere da chiunque che basta guardarsi attorno per capire che il mondo è dei furbi, non dei buoni (che anzi al giorno d’oggi fanno parte della categoria degli “sfigati”…)?

Eppure anche oggi – come in ogni tempo – solo scegliere il bene e compierlo ci può rendere felici. Lo scriveva già nel 300 a. C. il famoso filosofo greco Epicuro: «Quando diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci. Infatti, non si dà vita felice senza che sia intelligente, bella e giusta, perché la felicità è inseparabile dalla virtù».

Quindi fare il bene ci farebbe stare bene? Affaticarci per compiere fino in fondo il nostro dovere ci renderebbe più felici? Esattamente. Noi invece continuiamo a credere – e a ripetere ai nostri bambini e ragazzi – che da una parte c’è il piacere e dalla parte opposta il dovere: costantemente in antagonismo e conflitto tra loro, essi si escludono a vicenda, se c’è uno non può esserci l’altro. Certo che se il dovere viene vissuto e presentato come particolarmente pesante, opprimente, noioso e sgradevole, mentre il piacere esclusivamente come divertente, gratificante, liberante ed eccitante, allora la contrapposizione c’è, eccome! E non è difficile immaginare quale dei due sceglierebbe la stragrande maggioranza delle persone normali…. compresi ovviamente i nostri ragazzi!

Ma se invece approfondissimo meglio l’argomento e facessimo loro osservare in modo meno superficiale che da una parte ci può essere una via in discesa che promette di farci felici subito e facilmente e dall’altra c’è una via in salita, più faticosa e accidentata, che può invece renderci felici a lungo termine, nel profondo e stabilmente? Ad esempio, apparentemente non fare i compiti o lavorare poco e male sembrerebbe procurare subito piacere, ma dopo ci si accorge di aver sprecato il proprio tempo e di non essere stati onesti e corretti. La fatica di uno studio e di un lavoro ben fatti rende più felici e soddisfatti di se stessi il giorno successivo o comunque in seguito, quando sarà possibile godere di una promozione, di un risultato, di un riconoscimento del proprio valore.

Così come mancare di rispetto a qualcuno, comportarsi in modo prepotente e aggressivo, mentire ad un amico, appropriarsi di qualcosa che appartiene ad altri, far finta di non vedere la sofferenza di un compagno, ferire con le parole… può essere nell’immediato decisamente più comodo, più istintivo, perfino socialmente più popolare. La giustificazione classica, difatti, è che “tanto fanno tutti così”.

Conclusione: c’è un grande desiderio di bene in ciascuno di noi, in adulti e bambini, nessuno escluso. Non soffochiamolo, non vergogniamoci di farlo emergere, di parlarne, di lottare per soddisfarlo. Solo così potremo scaldare il nostro cuore, che è fatto per cose grandi!

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO