Sermig

Era una casa molto carina...

di Carlo Degiacomi - La storia dei disastri orami “ordinari” in Italia è periodica e straziante. Ogni anno case abbattute, territori allagati, strade e ferrovie danneggiate, paesi senza servizi… Ischia con un enorme numero di illeciti edilizi, poi Livorno. L’alluvione di Livorno ha avuto morti pari a quelli dell’uragano sul suolo americano. Si spera sempre che le responsabilità vengano individuate e pagate in modo preciso. A distanza dall’ennesimo evento, fuori dai “rumors”, propongo qualche riflessione più ampia.

UNA VITA A RISCHIO
Secondo dati precisi (es. Ispra, Arpa, Ministero dell’Ambiente, Protezione Civile) più della metà degli italiani vive in aree a rischio di alluvioni, frane, smottamenti, terremoti… Guardando con la lente di ingrandimento la mappa italiana che colora di rosso le zone peggiori, si scopre che l’82% dei Comuni (corrispondenti a oltre 6.600) si trova in aree soggette a frane e alluvioni (si dice elevato rischio idrogeologico).
Se si prende una lente più potente, circa 2 milioni di persone sono esposte al rischio di un’alluvione di pericolosità elevata, circa 6 milioni ad alluvioni di pericolosità media, circa 9 milioni ad alluvioni di pericolosità bassa. Circa 7.000 scuole e 550 ospedali costruiti dove non si doveva. Oltre alle persone circa 30.000 monumenti italiani a rischio di alluvione di cui oltre 2.000 solo a Roma, 1.150 a Firenze. Se si osservano le frane (sono stati censiti 600.000 episodi franosi) la popolazione esposta è di circa 1.100.000.
Adesso passiamo ai terremoti. La popolazione che vive in aree definite a rischio sismico – 43,5% del territorio – ammonta a oltre 24 milioni abitanti. In queste zone il 40% degli edifici non è antisismico (4.732.628 per la precisione). Bisogna poi aggiungere i vulcani. Anche solo il Vesuvio: 700.000 vivono ai suoi piedi. Si calcolano 10.000 abitazioni abusive nelle zone ad altissimo rischio.
Significativa è la densità. In Italia mediamente su ogni km quadrato vivono 197 abitanti, 117 in Francia, 93 in Spagna. In alcune regioni come Lombardia o Campania rispettivamente 379 e 420 abitanti.

ITALIA FRAGILE
Il nostro Paese è già per natura di per sé fragile e con una struttura geofisica disastrosa. A questa consapevolezza (purtroppo non proprio diffusa) si aggiungono gli errori commessi nei decenni, quando abbiamo costruito dove non bisognava costruire e quando vi sono eventi estremi, senza attenzioni all’ambiente… Tra le con-cause da prendere in considerazione anche, ad esempio, la diminuzione della popolazione in montagna, strade e ferrovie tracciate senza attenzioni geologiche e ambientali, uso selvaggio del territorio specie urbano, con un consumo che trasforma il terreno in un telo impermeabile senza adeguate gestioni delle acque, deviazione e tombature di torrenti e fiumi, estrazioni e cementificazioni…

LA DOMANDA CENTRALE
Perché questi temi non sono stati e non sono ancora oggi al centro dell’attenzione prioritaria dei governi e della popolazione del nostro Paese? I problemi sono economici, politici, ma anche culturali. Anche qui vi sono dati (Ance, Ministeri, Associazioni ambientali) che in sintesi ci spiegano come le risorse impegnate in questa direzione sono poche. Nell’ultimo periodo sono cresciute un po’ sotto l’incalzare degli eventi, ma i soldi, in troppi casi e in troppe regioni, non sono stati spesi: opere ferme perché non progettate, opere ancora in corso dopo anni e anni. Ancora troppo spesso si scopre che sono spesi male, con opere inadeguate al problema da affrontare, e poi c’è sempre troppa corruzione. furti. Poi infine vi sono dati incredibili: negli ultimi 10 anni si è costruito, nel 14% dei Comuni italiani, in zone definite a rischio dal Piano nazionale per l’assetto idrogeologico (dato 1916!).

PREVENZIONE
Non dovrebbe essere varato un piano straordinario di prevenzione (azioni e cultura), una grande opera, voluta da tutti a partire dalle priorità delle istituzioni ad ogni livello? Chi ha questo programma concreto e non solo parole? Gli esperti e comitati di cittadini hanno in questi anni spiegato le azioni da intraprendere, anche se studi ulteriori e approfonditi sarebbero urgenti: gestire i territori vicino ai fiumi in modo diverso; ridurre il consumo di suolo nuovo solo alle vere necessità; eliminare edifici a rischio e offrire altre soluzioni; obbligare e incentivare enti e privati alle manutenzioni e messe in sicurezza, in maniera costante e efficiente, con risorse fuori dal blocco delle spese; tempi certi della realizzazione delle opere con uffici ed esperti di controllo; reperimento di fondi tagliando spese non prioritarie…
È facile capire con dati alla mano che la prevenzione costa ma recuperare i disastri costa ancora di più e con lutti e tragedie! Vediamo chi sarà che ci proporrà dati e proposte su questo banale calcolo di buon senso.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO