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L’abuso della rete

di Gabriella Delpero - Come osserva il sociologo Zygmunt Bauman, (foto) nell’odierno mondo digitale in fondo noi siamo dei “solitari interconnessi”. Viviamo cioè in un contesto in cui è possibile comunicare col mondo intero in tempo reale (oggi un fatto che sta avvenendo a Capo Nord mentre scrivo questo articolo, viene risaputo ovunque prima che io abbia finito!) senza però essere veramente in relazione con nessuno.

Certo la comunicazione digitale offre conoscenze infinite, permette di scambiare informazioni tra un numero illimitato di persone, dona la possibilità di lavorare senza una sede fissa, consente contatti quotidiani con parenti che vivono dall’altra parte del mondo: insomma, rende certamente più facile la vita! È uno straordinario strumento di sviluppo ed è una delle più evidenti prove del fantastico potenziale dell’intelligenza umana. Ma nasconde anche delle insidie, mostra un lato oscuro, è ambivalente.

Sono ad esempio sempre più numerosi i genitori che descrivono con orgoglio l’incredibile velocità con cui il loro bambino in tenerissima età ha imparato ad usare cellulare, tablet o smartphone: peccato che quello stesso bambino non impari ad andare in bicicletta o ad allacciarsi le scarpe! Sono altrettanto frequenti le segnalazioni di bambini e ragazzi con crescenti difficoltà ad apprendere la scrittura a mano libera, ma abilissimi ad usare le tastiere, veloci e precise, del computer: questo potrebbe sembrare un problema marginale, ma in realtà non si tratta solo di un cambiamento di “mezzi tecnici”, di una semplice modalità diversa di scrivere.

La perdita della capacità di scrivere con la penna ha anche effetti neurologici e psicologici e ci sono ormai numerosi studi che dimostrano nelle nuove generazioni un parallelo impoverimento nella produzione di parole e di idee, nella memoria e nell’elaborazione dei concetti. Per esempio una delle ultime ricerche (2015) dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) conferma che di per sé le tecnologie «non portano ad un miglioramento apprezzabile nelle competenze linguistiche, matematiche e scientifiche degli studenti».

Ma ciò che preoccupa ancora di più è il rapido diffondersi dei disturbi da abuso della rete telematica, che oltre agli adulti colpisce sempre più i giovanissimi. Pochi giorni fa ho conosciuto i genitori di una ragazzina di 14 anni che confessavano di essere sconvolti dall’atteggiamento della figlia: invitata (senza successo) per l’ennesima volta ad interrompere almeno per qualche minuto l’uso ininterrotto ed ossessivo del cellulare, si è scagliata violentemente contro la madre (procurandole graffi e lividi alle braccia tuttora visibili) quando questa, esasperata, l’ha minacciata di sequestrarglielo. La paura di dover forzatamente interrompere un comportamento diventato “compulsivo” ha insomma provocato nella ragazza una reazione che può ricordare quelle manifestate dai tossicomani in crisi di astinenza.

Un’altra famiglia mi ha invece raccontato che il figlio maggiore (di circa 20 anni) da quando ha iniziato l’università trascorre online 40 ore in media alla settimana per attività a suo dire correlate allo studio: di conseguenza ha diminuito drasticamente il tempo che prima dedicava alla vita in famiglia, allo sport, agli incontri con gli amici, alle gite in montagna, all’hobby della fotografia, persino alla cura della propria persona e della salute, cadendo in una sorta di isolamento sociale e mostrando totale disinteresse per la vita affettiva. Domanda: amare il mondo virtuale = dimenticare quello reale? No, se avremo l’intelligenza e la volontà di orientare l’inarrestabile avanzata della comunicazione digitale a favore dell’uomo, non contro!

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO