Sermig

Diga

di Fabio Arduini - Nel mondo ce ne sono decine di migliaia, 532 quelle di grandi dimensioni presenti in Italia

Se non fosse per il boato dell’acqua che viene scaricata a valle in modo regolato, probabilmente pensare ad una diga ci richiamerebbe l’immagine di un grande monumento che tace, soprattutto se ce la raffiguriamo immersa in remote vallate di montagna, lontano dal pulsare della civiltà. Invece ogni diga ha molto da dire, come testimonia chi dedica tempo e fatica a visitarle, per osservarne le condizioni, coglierne i segreti, discuterne nei forum: si autodefiniscono “dighisti”.

L’oggetto di tanta passione, benché spesso sia da cercare in luoghi poco battuti o nascosti, è però assai abbondante. Infatti costruiamo dighe da almeno 5 millenni, da quella più antica fino ad ora scoperta, in Giordania, a quelle mastodontiche contemporanee. Lo scenario preferito si sta spostando dalla Cina, che da qualche tempo preferisce eolico e fotovoltaico, a Paesi africani come l’Etiopia, o altri asiatici come Iran e Tagikistan. Solo a contare le dighe di grandi dimensioni, cioè quelle alte più di 15 metri o capaci di raccogliere 3 milioni di metri cubi d’acqua, ne sono censite 58.519, di cui 532 in Italia.

Nel nostro Paese le dighe sono state costruite a ritmo elevato sin dalla fine dell’Ottocento, fino agli anni Ottanta, soprattutto con l’obiettivo di ricavare energia idroelettrica, creare riserve idriche di acqua potabile e per irrigazione. Oggi la loro età media è di settanta anni, quindi sono infrastrutture non più giovani. Eppure in Spagna sono ancora sfruttate dighe del 1600, grazie a una serie di interventi oculati. Come a dire che, nella vita di ciò che costruiamo, il punto centrale non è né la fatica della realizzazione né la gloria della cerimonia di inaugurazione, ma il lavoro di gestione e manutenzione nel tempo.

Fabio Arduini
PAROLE
Rubrica di NUOVO PROGETTO