Sermig

O paghi, o muori!

di Matteo Spicuglia - Il dramma di una giovane nigeriana arrivata in Italia: l’altra faccia della nostra indifferenza... C’è una parola che Mary ripete sempre, in modo quasi ossessivo. «Money », soldi. Il filo rosso che permette di ripercorrere tutte le fasi di una storia terribile. Mary è giovanissima, ha poco più di 20 anni, l’infanzia trascorsa in un paesino della Nigeria. Lì i soldi mancavano, ma per soldi qualcuno era pronto a risolvere tutto: rendere concreto il miraggio dell’Europa. «Se ti va, puoi partire anche tu!». Mary aveva appena finito la scuola, suo padre non c’era più, la mamma e i fratelli più piccoli avrebbero avuto bisogno di una mano. Scelse di dire sì a quel viaggio solo per loro.

Mary non avrebbe mai immaginato l’esperienza terribile che di lì a poco avrebbe vissuto. Quei “money” che tornano fuori in continuazione. I pochi risparmi raccolti per partire, poi le richieste dei trafficanti per attraversare ogni confine, fino alla Libia. Money e altro: violenze, minacce, botte. Le telefonate a casa: «Mandate altri soldi». E la mamma di Mary che fa di tutto, chiede aiuto ad amici e parenti. Così fino alla tappa finale: le spiagge del Mediterraneo, l’ultima fatica da compiere dopo aver visto tanti compagni morire nel deserto. Ma Mary non ha fortuna.

Si ritrova per due volte su una carretta del mare, puntualmente bloccata e riportata indietro dalle motovedette libiche. Sia chiaro: nessun intervento umanitario, ma l’ennesima richiesta di “money”, perché tanti poliziotti in Libia sono come gli altri. Lo specchio di un Paese dove i diritti umani non esistono. «Se non paghi, non hai speranza – racconta Mary – ma io non avevo più nulla con me. Ho chiamato casa, mia mamma non poteva più aiutarmi. Piangevo. Niente».

Mary è stata così arrestata e ha conosciuto l’abisso dei centri di detenzione per migranti della Libia. Un mese in un’unica stanza, insieme ad altre decine di donne come lei: l’unica colpa di essersi messe nelle mani dei trafficanti e di non aver pagato abbastanza. «Ci davano un pezzo di pane al giorno, acqua sporca. Chi non pagava aveva il destino segnato. Ho visto donne picchiate, violentate o uccise.

Anche i loro bambini, in gran parte figli delle violenze subite. O paghi o muori ». Mary non aggiunge altro. Sa solo che a un certo punto è riuscita a fuggire da quell’inferno, a pagare ancora, non solo in denaro, a trovare il contatto giusto che alla fine, l’ha portata in Italia. Non ancora al sicuro, perché Mary ha rischiato seriamente di ritrovarsi in strada a fare la prostituta. Solo la sua innocenza e la consapevolezza di non avere più nulla da perdere l’ha messa al riparo.

Oggi vive in una casa protetta del Nord Italia, con il futuro dei suoi 20 anni tutto da costruire e gli incubi del passato con cui fare i conti ogni giorno. «Se riuscirò a mettere da parte dei soldi, tornerò a casa», racconta con un sorriso. Il sogno di aiutare la famiglia, anche se Mary non ha più contatti: numeri di telefono e indirizzi persi durante il viaggio. Così la mamma che non sa più niente di lei: gli strappi e le lacerazioni di un sistema criminale che tratta gli uomini come merce. L’altra faccia dell’immigrazione. L’altra faccia della nostra indifferenza.

Matteo Spicuglia
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Rubrica di NUOVO PROGETTO