Non farò uso di droghe!

di Roberto Lerda - Giorgia Benusiglio, laureata in Scienze della Formazione Primaria all’Università Cattolica di Milano. Nel 1999 è stata «presa per i capelli» – come dice lei – e salvata con un trapianto di fegato, per aver assunto mezza pasticca di ecstasy. Ha deciso di trasformare la sua esperienza in una lezione di vita, dialogando con i giovani sui rischi legati all’assunzione di droghe. Inizialmente con il padre e ora da sola, porta la sua storia nelle scuole per aiutare i ragazzi a “trasgredire” non facendo uso di droghe, con determinazione e una grande motivazione.

A Padova ha dialogato con centinaia di giovani, al mattino nell’ambito del “Dialogo in città” e al pomeriggio dal palco di Prato della Valle. Ha parlato al loro cuore e raccontato alcuni episodi significativi della sua vita.

Quando hai iniziato il tuo percorso di riabilitazione quali erano i tuoi sentimenti e i tuoi pensieri?
C’è stato un momento in cui pensavo di volerla far finita. Oggi ho superato quel momento. Ma quando ero in ospedale il mio letto era a mezzo metro dalla finestra, però non mi potevo muovere. Un giorno guardo mia madre e le chiedo di aiutarmi; non so con quale coraggio ha tirato fuori un pezzo di cioccolato e me l’ha dato. Quando ho assaporato quel pezzo di cioccolato, è come se mi fossi ricordata di quanto meravigliosa sia la vita. Io volevo ancora vivere, perché la vita è il dono più prezioso che abbiamo. Ho capito che dovevo stringere i denti e ce l’avrei fatta. Da quel giorno la mia testa è cambiata.

Come sono cambiati i tuoi progetti?
È cambiato tutto. Avrei voluto essere medico, ma non mi è stato permesso per le malattie che avrei potuto contrarre. In un periodo difficile ho incontrato i bambini, mi hanno fatto stare bene e volevo fare l’insegnante, però poi mi sono resa conto che volevo vivere a contatto con i giovani. Ma i medici mi hanno detto che non potevo. Nel frattempo, girando per le scuole con mio padre, mi sono resa conto che la sfida più grande era piacere ai giovani e riscontravo un grande successo. Allora ho deciso di dedicarmi a loro e ho iniziato a studiare per prepararmi. A questo sto dedicando la mia vita. Finché ci sarà una risposta da parte dei giovani, io devo e voglio esserci sempre, perché credete in me. È una responsabilità, ma adoro avere questa responsabilità.

Come reagiscono tutti i giovani che incontri tutti i giorni?
Voi giovani siete la mia risposta più grande. Ieri ho ricevuto un messaggio di un ragazzo che avevo incontrato l’anno scorso a Viterbo; mi ha scritto: «Ci siamo incontrati l’anno scorso a Viterbo e io in quel periodo facevo uso di sostanze. Mi hai fatto riflettere così tanto che ho capito che volevo vivere in maniera diversa. Volevo dirti che anche grazie a te ho cambiato la mia vita». Mi viene in mente la famosa frase «Chi salva una vita salva il mondo intero». È vero.

Cosa ne pensi della differenziazione delle droghe in leggere e pesanti?
È giusto informarsi e fare distinzioni, ma bisogna rendersi conto che sia quelle leggere sia quelle pesanti sono droghe. Tutte le droghe fanno male. Sono contraria alla legalizzazione delle droghe leggere a scopo ludico-ricreativo.

Con tutto il suo entusiasmo ha infine detto ai giovani presenti che si può ricominciare scegliendosi ogni giorno, ripartendo ogni giorno dall’amore. Questa è la strada per non farsi fermare dagli eventi tristi e difficili della vita e dall’odio, ma trasformare i problemi in opportunità.

Roberto Lerda

 

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