Un silenzio profetico

Di Claudio Monge - «Ma Gesù taceva…» (Mt 26,63; 27,14). È questo uno degli aspetti più sconcertanti del lungo e dolente racconto della passione di Cristo. Si tratta, in realtà, di un silenzio tutt’altro che rassegnato e che porta con sé insegnamenti di un’attualità impressionante. È un silenzio che denuncia l’impossibilità di dialogare con chi ha già le risposte in tasca e cerca semplicemente di confermarle strumentalizzando le parole del suo interlocutore (cfr. Mt 26,59). È un silenzio che si oppone al linguaggio urlato, intimidatorio, che si nutre di affermazioni semplicistiche che banalizzano la complessità del reale secondo la retorica propria al pensiero populista. È un silenzio, soprattutto, che alla violenza irrefrenabile oppone la logica del dono di sé per amore. Mi sono trovato a fare queste considerazioni ripulendo per l’ennesima volta lo spazio antistante all’ingresso della nostra chiesa ad Istanbul, trasformato in una cloaca e in una discarica a cielo aperto, tra l’indifferenza delle autorità pubbliche, sorde ai ripetuti appelli ad un maggior controllo (non selettivo) nel quartiere. È talvolta molto difficile respingere la tentazione di accomunare la società in cui si vive ad un numero ristretto di balordi; difficile non far finta di ignorare segni, del tutto opposti, di accoglienza attenta e benevola; difficile non sovrapporre affrettatamente il piano delle strategie politiche e quello del sentimento religioso sincero! Su scala mondiale, è proprio ad una tale polarizzazione di opinioni e posizioni che stiamo assistendo. Riandando, ad esempio, ai tragici fatti egiziani della domenica delle Palme, è stupefacente constatare come anche dei supposti addetti ai lavori, sull’onda dell’emozione scivolino in considerazioni di una superficialità sconcertante, come quando parlano di islam, come se ne esistesse una sola espressione o, ancora peggio, come se si trattasse di una sola persona. Non meno grave il fatto di moltiplicare i processi alle intenzioni: se qualcuno fa delle dichiarazioni di apertura controcorrente, anziché incoraggiarle e amplificarle, le si sminuisce come estemporanee e non rappresentative o come frutto di ignoranza. Così facendo si rende servizio ai seminatori di zizzania e si alimenta una pericolosa logica di bottega. Non è un caso che l’Occidente, supposto cristiano, stia tentando di isolare e zittire un papa che, unico leader mondiale, denuncia con forza ogni tipo di violenza ma anche chi lucra sullo scontro di civiltà e religioni, sia per ragioni volgarmente economiche, sia per propaganda politica (come l’attuale presidente USA, eletto con i voti determinanti della destra cristiana, che finge di bombardare una base aerea siriana mosso a compassione per i bambini gasati).

Claudio Monge

LEVANTE

Rubrica di NUOVO PROGETTO

FOTO: TURINETTO / NP

 

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