Sermig

Come la fenice

Di Pietro Michael Lepidi - Durante la quarta ora di lunedì, l’ora di religione, il mio primo incontro con il SERMIG. Entro in ritardo per aver fatto la fila alla macchinetta del caffè, ma ho la consapevolezza di trovare i miei compagni nel consueto brusio che anticipa una lezione bella ma non necessaria. Invece al mio ingresso tutti sono seduti formando un semicerchio con al centro, accanto al professore di religione, un ragazzo che poco dopo si presenta come Giovanni, membro del Servizio Missionario Giovani. Nato a Padova, vive a Torino, dove svolge varie attività di volontariato in un luogo chiamato Arsenale della Pace. Il suo messaggio è di una semplicità disarmante: occorre, in un mondo di oppressione e violenza, che i giovani lancino un appello per la pace, attraverso le loro azioni, e che questo venga sentito forte da chi ha poteri decisionali. Il nostro interesse rimane costante (ma forse anche cresce), mentre ci racconta la storia dell’associazione, e poi che cosa sta per accadere a Padova. Ascoltiamo dunque cosa sia il Sermig, come cioè da più di cinquant’anni un gruppo sempre maggiore di volontari riesca a fare accoglienza, dare conforto e aiuto ed educare alla solidarietà senza secondi fini oltre a quello della crescita spirituale in un mondo di materialismo reale. Subito nasce in noi il dubbio che sia impossibile vivere ogni giorno con la sola missione di contribuire all’idea di pace. Sembra qualcosa a metà tra l’irragionevole e l’utopico. Sono molte invece, cosa che ci ha colto impreparati, le persone di ogni età ed estrazione sociale che senza alcun interesse in ballo, aiutano e trovano persone che si fanno aiutare nelle loro numerose attività in giro per il mondo. E se è vero che la speranza è la religione dell’uomo, questo è tangibile nei pochi ragazzi della comunità di Torino venuti senza aver dietro grandi apparati organizzativi, ma con molta speranza, per mettere in piedi il più grande evento di partecipazione sociale volontaria che Padova abbia visto e vedrà per decenni: il quinto Mondiale dei Giovani della Pace, del 13 maggio. E sono stato testimone dell’incessante lavoro, come del crescente seguito. Ad oggi ho conosciuto una cinquantina di giovani volontari, la maggior parte dei quali ancora a scuola, che sono andati in tutte le classi, assemblee d’istituto, parrocchie, gruppi autogestiti ed istituzioni, a raccogliere supporto e partecipazione. Decine sono state le Cene dei Popoli nel Veneto e dintorni nell’ultimo periodo di tempo, e le discussioni maturate nelle classi sulla disuguaglianza alimentare e sul diritto alla cittadinanza. È inutile dire che dove i giovani portano idee e desiderio di contribuire all’evoluzione del mondo, il mondo li segue.

E in quale risposta migliore potevamo sperare che l’accoglienza in Vaticano da parte dei collaboratori del papa, e la promessa partecipazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? Le istituzioni, le industrie, ospiti di rilevanza nazionale ed internazionale ci hanno ascoltato e sono pronti a partecipare e ad ascoltare ancora le nostre proposte durante interviste pubbliche gestite e partecipate da noi e per noi.

Sono grato al Sermig per due ragioni. La prima è di aver dimostrato a migliaia di ragazzi che il male non è inevitabile come tanti di noi che seguono con interesse l’attualità a volte pensano scoraggiati; che il coraggio di non scendere a compromessi con chi ha ingenti quantità di denaro e influenza politica può veramente dare un segnale alla società; che la solidarietà è concreta se parte dall’unione delle nostre azioni quotidiane. Ho visto a Padova ragazzi farsi domande su temi come economia sociale, arte e bellezza, comunicazione, pace internazionale, formazione, spiritualità, fragilità dell’integrazione, dialogo interreligioso, ambiente naturale e recupero dei detenuti; e poi li ho visti avere l’occasione di parlare di questi argomenti con alcuni tra i più competenti in materia. Io, per esempio, con diversi miei compagni di classe non vedevamo neanche sulla linea più remota dell’orizzonte la possibilità di partecipare ad un dialogo con Simona Atzori al Palazzo della Ragione a Padova, davanti a 700 persone la mattina di sabato 13 maggio. Ma invece stiamo ora parlando di arte e cultura con una delle ballerine classiche della Scala più brave e coraggiose al mondo, affiancati da volontari e professori (tra cui il mio professore di religione che ringrazio di cuore). E così dunque il nostro desiderio di pace si è concretizzato in un dialogo di vera formazione che arricchirà la nostra vita e non ce ne dimenticheremo facilmente. Il secondo motivo per cui sono grato al Sermig, e da cui deriva il primo, è quello di avermi fatto credere a un messaggio di speranza, di dialogo e di integrazione in un mondo in cui la violenza, l’oppressione e la legge del più forte vuole prevalere sempre più spietatamente. Un messaggio diverso è una necessità per chi, come noi, vuole vedere un mondo diverso. E porteremo tutto ciò, il pomeriggio del 13 maggio 2017, con noi in Prato della Valle dove, uniti nella nostra diversità come una sola voce, canteremo che l’odio non ci paralizzerà, ma sarà la cenere da cui ci solleveremo, come la fenice.



FOTO: Rizzato / NP