Pace dialogo silenzio

Rosanna Tabasso - QUELLO CHE CONTAdi Rosanna Tabasso - Pace. Mentre si combatte in Siria, in Yemen, in Colombia e in tante altre parti del mondo, le nazioni si riarmano e si torna a sentire la minaccia di un conflitto nucleare. Accogliamo queste notizie ormai con rassegnazione, senza la forza di mobilitarci, di credere che la pace è possibile. La sfiducia è più forte della convinzione. Un limbo di confusione, di stanchezza ci avvolge tutti. Anche chi ci ha creduto e ci crede ancora non trova strumenti efficaci per trasmettere all’opinione pubblica e specialmente alle nuove generazioni valori irrinunciabili come la pace. Cosa possiamo fare contro un rischio nucleare, magari lontano da casa nostra, quando nessuno ci aiuta a superare i problemi che abbiamo in casa? C’è voglia di privato, non è il momento di allargare lo sguardo. E poi chi sono i leader da seguire? Quali battaglie combattono? Le istituzioni cosa stanno facendo? L’Europa dov’è? Nemmeno l’ONU parla più di pace!

Leggo questi pensieri nelle persone che incontro che cercano le motivazioni per ritrovarci a Padova, il 13 maggio. Umanamente comprendo dubbi e sfiducia, ma la convinzione di una pace possibile poggia su basi profonde, è la radice che lega ognuno di noi e l’intera umanità a Dio. È anzitutto credere che il Dio della Bibbia mantiene la parola data e realizza ciò che promette: «Io vigilo sulla mia parola per realizzarla» (Ger 1,12). E la sua è una promessa di pace: «Una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione» (Is 2,4); «Il lupo dimorerà insieme con l'agnello » (Is 11,6)… Non vedo come, non so con chi, ma credo che Dio compirà la sua promessa. La mia vita personale e la vita del Sermig hanno visto realizzate le sue promesse. Anche il disegno di pace che lega Dio e l’umanità si compirà. Ognuno di noi ha in sé questa radice di pace e la può ritrovare perché torni a germogliare. Ognuno di noi si metta a disposizione di quest’opera che Dio ci affida: ritroviamo la responsabilità dei nostri singoli gesti, delle nostre singole scelte. Ognuno avrà mille occasioni per rivelarsi un operatore di pace a 360°: io ci sono, la pace può contare su di me che ricomincio a scegliere di disarmarmi.

Dialogo. Nel Vangelo si racconta di due discepoli che lasciano Gerusalemme dopo la morte di Gesù, sfiduciati e delusi perché ciò che speravano non si è realizzato… Mentre raccontano ad uno sconosciuto la storia vissuta, si accorgono che il loro cuore torna a vibrare, il dialogo con lo sconosciuto riaccende una fiamma dentro di loro. L’Altro che li ascolta allarga il loro orizzonte, condivide la sua sapienza delle cose di Dio e li aiuta a leggere diversamente la loro storia. Non è tutto finito, la Scrittura l’aveva anticipato: bisognava passare di lì ma non finiva tutto li. Quel compagno di viaggio è Gesù Risorto e la speranza si riaccende in loro. Raccontare la fatica di scegliere la pace ci fa bene, dialogare con altri sulle ragioni del crederci e condividere i dubbi che sorgono è ciò di cui abbiamo bisogno. C’è bisogno di aprirsi, di condividere con qualcuno la tragedia che si ha dentro. Nel dialogo con l’altro si incontra l’Altro e si riaccende la speranza. Nel dirla ad altri cresce la convinzione che hai dentro di te, crescono le motivazioni. Il dialogo tra noi è fondamentale. È fondamentale che ci incontriamo, a due a due, in un gruppo, in tanti, per dialogare di pace, per costruire il tessuto di una coscienza comune, riprenderci la responsabilità di essere persone integre, trasmettere ai più giovani la passione di partecipare a un progetto comune. Nel dialogo ci aiutiamo l’un l’altro a comprendere e impariamo a sminuzzare i problemi complessi che la pace deve affrontare senza perderci di coraggio. Nel dialogo impariamo a dirci: è difficile ma lo scelgo. È quasi impossibile ma voglio crederci. Le difficoltà aumentano in me convinzione e senso di responsabilità. La sproporzione mi aiuta a sentire che Dio agisce in me, con me.

Silenzio. Le grandi imprese sono avvolte di silenzio. E lo sanno tutte quelle persone che, prese da una passione forte, cercano di raggiungere un traguardo. Silenzio è concentrazione: concentrare tutte le energie vitali verso un unico obiettivo, in un’unica direzione. L’opera della pace non ci prenderà fino in fondo se non daremo spazio al silenzio nella nostra giornata, nella nostra vita. Silenzio è imparare ad esaminare ogni cosa che viviamo e che sentiamo. È scartare ciò che non ci fa crescere, ciò che non accresce la nostra responsabilità. È valorizzare ciò che è buono, ciò che serve a me e agli altri. Silenzio è scegliere volta per volta il bene, scegliere come essere operatori di pace nel quotidiano. Silenzio è sperimentare dentro di me la pace come dono di Dio. Silenzio è dare spazio a questo dono perché cresca in me e io possa comunicarlo a chi ho vicino. Silenzio è il solo modo per affrontare la confusione e scioglierla. La pace ha bisogno di silenzio per radicarsi in noi. Il dialogo ha bisogno di silenzio per non essere banale e condurci su ciò che davvero conta.

Pace dialogo silenzio: tre parole che possiamo portarci a casa da Padova e su cui possiamo lavorare per la vita.

Rosanna Tabasso Rinascere
QUELLO CHE CONTA
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

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