Sermig

Nuove dipendenze

di Gabriella Delpero - Sempre più piccoli, sempre più connessi.
Se chiedo ad un qualsiasi ragazzino di oggi come preferisce trascorrere il tempo libero di un normale pomeriggio (dopo studio e compiti, si spera!) invariabilmente mi sento rispondere: sul cellulare con gli amici o a giocare sul pc o sul tablet. Per lui il divertimento e la socializzazione passano ormai quasi esclusivamente attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Del resto un dato Unicef parla per tutti: nel mondo, un utente di Internet su 3 è un bambino.

Una ricerca condotta per Save The Children su un campione di circa 800 ragazzi (12-17 anni) indica che il 97% di essi possiede uno smartphone, con un’età media dei ragazzi che lo ricevono in regalo dai genitori a 11 anni e mezzo, un anno prima rispetto al 2015! E l’Università di Firenze afferma che gran parte dei ragazzi tra 14 e 18 anni trascorre circa 5 ore al giorno on line, specie su Whatsapp e Facebook (80,7% e 76,8%). Inoltre Ipsos segnala che il 94% degli adulti e l’87% dei ragazzi ha almeno un profilo social (tra l’altro pare che molti ragazzi si iscrivano a Facebook a 12 anni e mezzo dichiarandosi più grandi, perché l’iscrizione è consentita solo dai 13 anni). Un ragazzo su 10 utilizza sistemi di pagamento online per giocare in rete, mentre oltre il 20% invia foto/video di parti intime di sé a coetanei e adulti conosciuti in rete (in quest’ultimo caso sembra che la spiegazione sia quasi sempre: «lo fanno tutti»).

Il bello è che però in un’altra ricerca (condotta da Ipsos per Vodafone) risulta che su oltre 5mila adolescenti fra i 13 e i 18 anni di 10 Paesi europei, Italia inclusa, solo il 26% ritiene Internet sicuro (italiani più ottimisti: 32%). Inoltre ben il 49% (italiani 53%) non ha mai ricevuto consigli su come comportarsi sui social network. Eppure il 42% di questi ragazzi (ma in Italia di più, ben il 54%) afferma di avere molti amici online, mai conosciuti nella vita reale. La domanda a questo punto è: è proprio impossibile far riflettere i nostri ragazzi sull’eventualità che instaurare da casa decine (o centinaia…) di amicizie, vere o false che siano, possa rientrare appunto in quell’area di insicurezza temuta?

E non dovremmo preoccuparci del fatto che l’immenso potere esercitato su di loro dai mezzi tecnologici possa diventare comunque un serio pericolo? Ormai si parla comunemente di nuove dipendenze, tra cui appunto quelle create dall’uso esagerato di cellulari, smartphone, pc, tablet… Esagerando con l’uso si può arrivare all’abuso che può condurre alla dipendenza. È la classica sequenza, descritta tante volte per forme più tradizionali di dipendenza (fumo, alcol, droghe...).

Quando si preferiscono i social media alle persone reali, quando non si riesce più a frenare l’esigenza di controllare continuamente lo smartphone, quando il gioco on-line diventa l’attività quotidiana predominante si può cominciare a parlare di Internet Addiction Disorder (IAD). Naturalmente non tutti i ragazzini che fanno uso quotidiano dei videogiochi on line diventano dipendenti: i rischi maggiori li corrono i più fragili, i più soli, quelli tra loro che hanno bassa autostima, che hanno difficoltà personali e relazionali precedenti, che vivono crisi familiari o attraversano momenti difficili. Ma siccome è sempre meglio prevenire che curare, perché non impegnarci di più a creare per tutti i ragazzini di oggi momenti e luoghi e attività in cui l’unica connessione possibile sia quella con il mondo reale?

Gabriella Delpero
PSICHE
Rubrica di NUOVO PROGETTO