Il cammino dei giovani

di Ernesto Olivero - Quanti giovani appassionati ho incontrato nella mia vita! Quanti gesti di bene, quante vite donate per amore, quante braccia aperte! Quante scelte di bontà vissute nel silenzio, nella disponibilità! Quanta speranza! Giovani così possono cambiare davvero il corso della storia. Ed è per questo che, strada facendo, ho capito che l’unica speranza è ripartire da loro. Ma come? La chiave me l’hanno data alcuni uomini e donne di Dio. Penso a dom Helder Camara, un gigante della Chiesa brasiliana, amico dei poveri, un mistico. L’8 dicembre del 1986, mi scrisse una lettera ispirata, facendo appello alla immaginazione creatrice del Sermig per «trovare sempre nuovi impegni per i giovani».

Undici anni dopo fu Madre Teresa di Calcutta a rafforzare questo invito. Una lettera senza data che abbiamo ritrovato nei nostri archivi dopo la sua morte. «Caro Ernesto Olivero, grazie per tutto il bene che stai facendo per Gesù. Penso che dobbiamo prendere la Madonna con noi, e insieme a lei andare alla ricerca dei bambini, dei giovani, per portarli a casa. Pregherò molto per te e per quello che fai per Gesù. Il Signore ti benedica».

Per me oggi quelle parole sono come un mandato, perché sento nel profondo che i giovani nelle nostre società sono davvero i più poveri tra i poveri, messi in un angolo, chiamati in causa solo come fette di mercato o quando sbagliano. Ma i giovani meritano molto di più!

Questo programma è diventato la nostra vita attraverso centinaia di iniziative pensate per i giovani: le scuole di musica e di restauro, le esperienze di formazione e spiritualità all’Arsenale della Pace, i pellegrinaggi di speranza in Italia e in altri Paesi del mondo, il lavoro nelle scuole. Eppure, tutto questo non bastava. Alla fine degli anni ‘90, arrivarono nuove chiavi di lettura, il sogno di creare occasioni per far riconciliare la generazione dei padri con quella dei figli. In un modo semplice: incontrandosi a tu per tu. Gli Appuntamenti Mondiali Giovani della Pace sono nati così, come eventi pubblici e itineranti in cui decine di migliaia di giovani potessero condividere un cammino, un ideale, un impegno. Sono incontri ricchi di significato, dove le testimonianze di dolore dei giovani si intrecciano con il loro impegno concreto, con le loro idee per lo sviluppo, con il desiderio di cambiare il mondo partendo da se stessi.

Il 1° appuntamento si è svolto il 5 ottobre 2002 a Torino con circa 100mila giovani in piazza San Carlo, salotto della città, e nelle vie adiacenti, raccolti idealmente intorno alla Carta dei giovani. Poi, il 3 ottobre del 2004, la scelta di Asti. E ancora, il 27 ottobre del 2010, la città dell’Aquila, ferita dal terremoto per un patto tra le generazioni con le richieste di perdono degli adulti per le ferite inferte al nostro mondo e gli Io ci sto dei giovani che si impegneranno a ripararle. Il 16 ottobre 2010 a Torino il 3° Appuntamento Mondiale celebra la sua seconda tappa, con un appello ad un’umanità che ha perso senso, etica e direzione. In quel giorno sentii di dire ai giovani quello che sentivo nel cuore: «Voi giovani siete fatti per non avere paura e per non fare paura… Siete stati costruiti per il bene, creati da Dio per portare il suo Regno in mezzo alla gente».

Il 4 ottobre 2014 a Napoli una piazza Plebiscito traboccante ospita più di 50mila giovani da ogni regione d’Italia e da diversi Paesi del mondo per il 4° Appuntamento Mondiale Giovani della Pace. Un Appuntamento con la co-scienza nel quale dialogare, riflettere, pregare, cantare, danzare. In piazza il silenzio ci ha avvolto, ci ha cambiato, ci ha rafforzato. Ora quel cammino dei Giovani della Pace continua il 13 maggio a Padova.

A volte, mi chiedono che senso abbia continuare a promuovere degli incontri di massa. Io sorrido perché in realtà gli Appuntamenti Mondiali sono solo delle tappe di un cammino che dà il meglio nella quotidianità, nella vita nascosta di centinaia di paesi e città. È bello però incontrarsi, guardarsi negli occhi, scaldarsi il cuore e dire con semplicità, con la vita, con poche parole che la speranza c’è. Una rondine non fa primavera, dice il proverbio. È vero. Però, dico sempre che basta una rondine per annunciarla, le altre vengono dietro…

E io quella primavera di riconciliazione, di pace, di speranza la vedo, sento che germoglia nel cuore di tutti, anche nella nostalgia che a volte prende chi fa il male.

A Padova, vorrei che giovani e adulti capissero che la pace è possibile se ognuno sarà pronto a battersi per la felicità degli altri.



 

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