Cosa posso fare?

Ernesto Olivero - EDITORIALEdi Ernesto Olivero - Non dimentico mai gli inizi della nostra avventura. Erano gli anni ’60, un’epoca di profonda contestazione e anche negli ambienti cattolici, non contavi nulla se non ti schieravi. Io e i miei amici avevamo grandi ideali, il sogno di sconfiggere la fame nel mondo, ma volevamo cambiare le cose senza gridare, rimanendo semplicemente cristiani, dentro la Chiesa.

Oggi dopo tanti anni, mi rendo conto che quella scelta di fedeltà è stata la chiave per affrontare tutto, anche le difficoltà e le incomprensioni. Mi commuove vedere l’ideale degli inizi ormai allargato: l’ex arsenale militare di Torino trasformato dal lavoro gratuito di giovani e adulti in Arsenale della Pace, situazioni e ferite che mai avrei immaginato che con il tempo ci hanno cambiato, tanti giganti nella fede e nella rettitudine che ci hanno riconosciuto quando ancora facevamo fatica a capire noi stessi. Penso a padre Michele Pellegrino, arcivescovo di Torino, al sindaco di Firenze Giorgio La Pira, al vescovo brasiliano dom Helder Camara, Madre Teresa di Calcutta, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Norberto Bobbio.

Se ripenso agli inizi, vedo un gruppo di pochi giovani, pieni di limiti, eppure capaci senza accorgersene di dare speranza, attraverso l’imprevisto che bussava alla porta. Un passo della nostra regola si intitola L’imprevisto accolto. L’imprevisto è quel problema o quella situazione che arriva alle porte della tua casa o della tua vita, interpellandoti. L’imprevisto cambia i piani, ma allarga la vita. Lo abbiamo sperimentato tante volte davanti a una lacrima, a una fatica, a un caso perso.

Bambina che gioca nel cortile dell'Arsenale di TorinoMai avrei immaginato di incontrare ex terroristi che volevano riconciliarsi con la società, malati che non volevano morire disperati, donne che cercavano un appoggio per non dover abortire, giovani inchiodati a dipendenze infami che con lo sguardo ti consegnavano la loro sete di cambiamento. E ancora donne violentate che bussavano nel cuore della notte, gente che voleva cambiare vita accettando un metodo e una severità, profughi perseguitati per le loro idee politiche o religiose. Ben presto, anche tanti giovani che conquistati da Dio e dall’apertura agli altri sceglievano di lasciare tutto per fare della loro vita un dono. Con il tempo, ho capito che l’imprevisto è un appuntamento per tutti, ma ad un patto. Quando lo accogli, il tuo cuore non deve mai maledire la situazione nuova che incontri, ma dire: «Cosa posso fare?».

Questa domanda fa crescere, alimenta la fedeltà, apre davvero orizzonti nuovi. Spero che i giovani se ne accorgano, soprattutto a Padova dove ci ritroveremo per il 5° Appuntamento Mondiale Giovani della Pace. Vorrei che riscoprissero se stessi e i doni che hanno nel cuore. Senza paura. I giovani devono capire che per cambiare il mondo si può essere anche in pochi. Ma motivati, puliti, veramente liberi. I giovani possono prendere il buono del passato per renderlo presente e futuro, ma devono imparare a dire i sì e i no che contano nella vita. No soprattutto alle droghe, a ogni forma di dipendenza. Sì alla giustizia, sì agli ideali, sì a una vita spesa in grande. Non è utopia! Io ci credo e scoppio di commozione quando penso al bene che possono fare. Spetta a loro decidere e poi vivere! «Cosa posso fare?».

 

Ernesto Olivero
EDITORIALE
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

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