(In)sicurezza

di Claudio Monge - Sbarchiamo a Parigi dopo circa tre ore di volo da Istanbul. Negli aeroporti turchi vige un doppio controllo di sicurezza: all’ingresso dell’aerostazione, per passeggeri e semplici accompagnatori, e poi immediatamente dopo le operazioni di registrazione e di controllo dei passaporti, al momento di dirigersi alle porte di imbarco dei diversi voli.

A undicimila metri di altitudine, chiusi in una scatola di sardine, non si può accumulare nulla se non un po’ di stanchezza, a meno di pensare che gli assistenti di volo, anziché un bicchiere di succo di frutta, forniscano armi ai passeggeri più vivaci! Eppure, da un po’ di tempo a questa parte, al momento dell’atterraggio, incanalati come del bestiame destinato al mattatoio, ancora prima di aver recuperato il proprio bagaglio nella stiva, si è spesso sottoposti a nuovi misteriosi controlli di sicurezza. Questa volta, al Charles de Gaulle ci attendeva solo più un controllo del documento di identità e, assaporando già la meta, sorridevamo compassionevoli alla vista di quei poveretti che non avevano la nostra sfacciata fortuna di privilegiati dello spazio Schengen! Si, lo riconosciamo, eravamo pure compiaciuti per l’ulteriore colpo di genio di aver portato con noi la semplice carta di identità: un documento da esibire molto più digeribile di un passaporto italiano troppo decorato di visti turchi per non attirare un minimo di attenzione sospetta a Nord del Mediterraneo. Poveri illusi! Tutte queste precauzioni erano vanificate da un imbottigliamento degno delle autostrade ferragostane, dove donne e bambini, vecchi ed ammalati, cittadini di serie A o B, erano tutti accomunati in un unico tragico destino di ulteriore spossante e snervante attesa. Ciò che è peggio, è che gli ultimi residui di umanità sono fatti evaporare da un bombardamento di avvisi di sicurezza, che invitano i viaggiatori a non cedere alla tentazione della solidarietà col vicino ma a vigilare per cogliere nel prossimo il minimo atteggiamento un po’ sospetto, il segno di una stranezza che è segnale inequivocabile di una possibile pericolosità… L’insistenza ossessiva sulla sicurezza rende finalmente decisamente insicuri e la situazione può velocemente precipitare nel panico.

Una povera donna, visibilmente incinta, in preda ad un principio di malore lascia per alcuni secondi la fila per guadagnare il bagno. Il dramma si materializza! No, non ci riferiamo alla donna ma al suo vistoso bagaglio lasciato per un attimo incustodito e divenuto in pochi secondi più minaccioso di un missile a testata nucleare Nord coreano. Un pensiero ci sfiora: e se ripartissimo dalla ricostruzione dei rapporti umani che inizia dal riconoscimento del fatto che il nostro desiderio più recondito è quello di una convivenza in armonia più che di un’egemonia solitaria? Forse l’Occidente si potrebbe salvare!

Claudio Monge
LEVANTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO 

FOTO: TURINETTO / NP

 

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