L’Italia è... in coda

di Carlo Degiacomi - Oggi l’ecologia analizza le relazioni tra tutte le cose esistenti (viventi e non) e ciò che le circonda. Non solo gli animali, le piante e l’aria (ecologia naturale), ma anche la cultura e la società (ecologia umana e sociale).

“Una persona sviluppa le proprie capacità e intelligenze individuali ed è di beneficio alla società se, in partenza, da bambino e ragazzo, è messo in condizioni di avere non solo i beni essenziali, una situazione di salute… ma anche l’istruzione per poter sviluppare le proprie capacità e scegliere, in libertà, come essere e come vivere” (Amartya Sen, premio Nobel).

Il nostro Paese ha numerosi ritardi in molti campi: economici, istituzionali, ambientali, logistici, viabilistici; ma il ritardo devastante per il futuro del Paese è quello culturale. Alcuni dati. In Italia la popolazione in età superiore ai 14 anni è intorno ai 53 milioni di persone.

TITOLI DI STUDIO
Meno della metà della popolazione adulta ha completato la scuola superiore e 9 milioni sono senza terza media. In Italia i tassi di abbandono della scuola, senza arrivare alla fine delle scuole superiori sono intorno al 16,5%. In realtà raggiungono il 30% se si considerano solo gli studenti che non raggiungono il diploma di scuola superiore (senza inserire il dato delle scuole professionali). La media europea è del 12,8%. L’Italia entro il 2020 si è impegnata ad abbattere la dispersione (gli abbandoni scolastici) di 10 punti percentuale; in soli cinque anni dovrebbe garantire il 90% di diplomati delle scuole superiori contro una media attuale intorno al 70%! Tra i 34 Paesi più industrializzati del mondo, l’Italia è ultima per numero di giovani laureati e quartultima per soldi investiti nell’università. Nel mondo oggi il 30% dei giovani tra i 18 e i 24 anni frequenta l’università. I laureati italiani sono il 25,3% della popolazione. L’Italia si è impegnata perché siano il 40% nel 2020 (!?).

ANALFABETI
Sulla base di dati OCSE nel 2008 soltanto il 20% della popolazione adulta italiana aveva gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi nella società attuale. Un’indagine OCSE ha analizzato il livello di competenze fondamentali della popolazione tra i 16 e i 65 anni in 24 Paesi sviluppati nel periodo 2011-2012; l’Italia è in coda (terzultima!).

LETTURA LIBRI
Nel 2015 si stima che il 42% delle persone di 6 anni e più (circa 24 milioni) abbia letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi precedenti per motivi non strettamente scolastici o professionali. Solo il 13,7% dei lettori leggono in media almeno un libro al mese. Una famiglia su 10 non ha alcun libro in casa, il 64,4% ne ha al massimo 100. Quasi un lettore su due (45,5%) non ha letto più di tre libri in un anno.

LETTURA GIORNALI
Negli ultimi cinque anni solo un italiano su tre (un calo del 22%!) ha l’abitudine di sfogliare un giornale ogni giorno. La riduzione delle copie diffuse è del 40%. Le vendite hanno cali clamorosi: nel 2015 il Corriere della Sera 300.000 copie al giorno e 80.000 abbonati in rete; La Repubblica 270.000 e 60.000. Pare che vadano entrambi (2017) verso le 200.000 copie senza aumenti rilevanti dei dati web (rapporto della Fieg).

USO INTERNET
Note positive: Oltre nove imprese italiane (con più di 10 dipendenti) su dieci si connettono alla rete tramite la banda larga fissa; è aumentata la quota di famiglie con una connessione veloce da casa. Note negative: gli utenti del web sono il 60,2% della popolazione e solo il 40,3% si connette ogni giorno. In Europa l’Italia occupa la terzultima posizione per utenti di internet.

PARTECIPAZIONE CULTURALE
Oltre il 18% della popolazione non è mai andato a teatro, a una mostra, a un museo o al cinema. Quasi il 90% non è mai stato a un concerto di musica classica, opera o lirica; nel 2015 il 78% non è mai stato ad un concerto di musica contemporanea o pop.

I dati riportati non dicono tutta la verità, vanno interpretati, però aiutano a ragionare. Forse anche da queste cifre possiamo capire le ragioni del perché stentiamo a rilanciare il Paese e il lavoro… Il 4 febbraio 2017 c’è stato un appello di 600 professori universitari: denunciano che i loro studenti non sanno l’italiano.

Carlo Degiacomi
AMBIENTE
Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

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