Gregoreite

Flaminia Morandi - MINIMAdi Flaminia Morandi - Dei consigli di Gesù il più ignorato è il gregoreite, il vegliate del capitolo 26 di Matteo (poi c’è il resto della frase: e pregate per non cadere in tentazione). Per noi il sonno non si tocca. Anche gli ordini monastici contemporanei, persino quelli claustrali, tirano ad abolire le veglie, la preghiera in mezzo alla notte. Abbiamo, nei confronti del sonno, lo stesso atteggiamento bulimico che per il cibo: lo vogliamo buono e abbondante, e se riusciamo a dormire cinque, sei ore, ci sembra poco e chiediamo al medico un sonnifero per rincorrere il mito delle otto, nove ore di sonno.

Ma Gesù non dice niente per caso e due dei nostri padri della fede, gli egiziani Barsanufio e Giovanni, che ancora nel VI secolo lo prendevano sul serio, scrivevano: “Riguardo al sonno notturno, adora per due ore dalla sera, calcolandole dal tramonto del sole e, dopo aver glorificato Dio, dormi sei ore. Poi alzati per la veglia notturna e trascorri in preghiera le altre quattro ore fino al sorgere del sole. Comportati allo stesso modo d’estate; con un accorciamento, però, e con meno salmi, a causa della brevità delle notti”. Perché non avevano orologi e il tempo lo calcolavano sul numero dei versetti dei salmi che si potevano recitare in un’ora. Non è che si erano inventati niente: semplicemente facevano come Gesù, che era solito ritirarsi in preghiera la sera dopo il tramonto (e da qui i nostri Vespri) e prima del sorgere del sole (e da qui le Veglie monastiche).

È vero: facciamo una vita assai più complicata dei monaci di un tempo. Viviamo continuamente sollecitati da rumori, squilli, suonerie, sirene, audio tv, motori, traffico. Abbiamo sulle spalle ritmi di lavoro e ore di trasporto massacranti. Ma il fatto è, come notava Evagrio, un altro padre assai raffinato, che alla luce del sole l’evidenza delle cose che si vedono mette a tacere lo spirito; nella notte, nel buio e nel silenzio, lo spirito si rivela e parla nel silenzio dell’ascolto. E lì, vegliate, ma stavolta come nel capitolo 13 di Marco, state attenti, agrypneite, state ben attenti ai vostri buchi neri interiori che di giorno siete così bravi a seppellire. E lì, agrypneite, risvegliate la vostra coscienza, riconoscete i vostri limiti e abbandonatevi alle mani di Dio che tutto sana. E mentre vegliate, gregoreite e agrypneite, imparerete qual è il vero riposo. Non quello smemorato delle otto ore di incoscienza. Sì, Gesù non diceva niente per caso.

Flaminia Morandi
MINIMA
Rubrica di NUOVO PROGETTO

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