Sermig

Una collaborazione “esplosiva”

di Chiara Genisio - Nel carcere minorile di Torino, giovani detenuti e un lavoratore disabile con la sindrome down lavorano insieme.
Chissà forse un giorno sarà la trama di un film. Di un bel film. Oggi è un’esperienza interessante che dopo quasi un anno di sperimentazione può essere raccontata come un’idea di successo. Siamo a Torino nell’Istituto penale minorile Ferrante Aporti. Qui scontano i loro giorni di reclusione ragazzi minorenni e giovani adulti fino a 25 anni. Sappiamo che il lavoro è un elemento fondamentale per il reinserimento dei detenuti nella società, le statistiche dimostrano dati alla mano, che la recidiva di chi ha avuto l’opportunità di lavorare scende dal 70 al 20%. Un bel salto, ciò vale ancora di più per i ragazzi. Da moltissimi anni dentro il Ferrante si alternano cooperative, animatore che seguono i giovani in vari ambiti educativi e nell’insegnare un mestiere. Tra questi diversi soggetti può capitare che nascano sinergie e nuove idee. Come è accaduto tra l’associazione EssereUmani onlus e la cooperativa sociale La Bottega.

Due realtà del sociale, che hanno dato vita ad un’altra speciale collaborazione tra lavoratori all’interno del Ferrante: giovani detenuti ed un lavoratore disabile con la sindrome down. Da molti anni a turno una ventina di giovani reclusi si sono occupati di tenere in ordine e ripulire alcune aree dell’istituto di pena. Un impegno retribuito con una borsa lavoro riconosciuta dall’amministrazione penitenziaria e con l’accompagnamento educa tivo di EssereUmani onlus. Il salto di qualità è arrivato con il coinvolgimento della cooperativa La Bottega che per mission ha scelto di aiutare le persone con svantaggio intellettivo a trovare nel lavoro un’opportunità di socializzazione e di crescita personale. Da qui il passo è stato facile al giovane detenuto di turno è stato affianca una persona down. Il risultato è stato esplosivo. In senso positivo ovviamente.

Ancora una volta – racconta Laura Barbotto della cooperativa – l’esperienza di peer-education (affiancamento alla pari di soggetti con caratteristiche profondamente diverse), ha dato vita ad una contaminazione di competenze da un individuo all’altro. In gioco, in questo caso, sono le abilità pratiche legate agli aspetti tecnico-organizzativi del lavoro di pulizie – certamente più semplici per il giovane detenuto – e le competenze relazionali ed affettive, assolutamente coinvolgenti e contagiose del giovane lavoratore disabile”. È nato, settimana dopo settimana, ora dopo ora, lavando il pavimento, spolverando insieme un insegnamento prezioso per entrambi. Ciascuno dei due ha imparato a rispettare i tempi dell’altro e a guardare alla difficoltà altrui in modo nuovo.

Chiara genisio
SENZA BARRIERE
Rubrica di NUOVO PROGETTO