Sermig

Il dromedario

di Corrado Avagnina - I talentuosi che giocano da single non annullano la necessità del gioco di squadra. Insieme può essere meglio.
A volte succede che, all’interno di una conferenza piuttosto impegnativa, a sorpresa, emerga una perla autentica che vale tutto il tempo speso su tematiche che tolgono il fiato. Infatti basta una battuta fulminante a lasciare il segno, a far dire “ne valeva la pena”. Lasciando nell’animo il senso gratificante di un’idea in più, di un’immagine intrigante, di uno spunto di valore. È capitato così, nel cuore di una mattinata di riflessioni poderose.
Questa la battuta, nel corso di una lezione autorevole. Era riferita al grande architetto del ‘900 Le Corbusier. “Il dromedario è il risultato di una Commissione incaricata di disegnare un cavallo”. Un paradosso, esilarante, suggestivo, spiazzante.

Con l’ultimo prezzo fatto appunto alla prassi di mettere in piedi una Commissione, che cerca poi, col tempo, di mediare, di ottenere un accordo, di stilare un compromesso più o meno apprezzabile. Ed alla fine, invece del cavallo con la sua elegante linea di animale perfetto ed affascinante, ecco il dromedario con le sue gibbosità gradevoli fino ad un certo punto (se paragonate ai tratti del puledro di razza). Oh, anche il dromedario ha il diritto di esistere, eccome. Ma, nell’immaginario collettivo, non ha il profilo eccellente del destriero che corre libero e prorompente, dentro il vento.

Può essere una delusione? Per molti, sì. Però, dobbiamo ragionare ancora, prima di voltar pagina, con un simpatica risata. Infatti, lasciamo pure perdere i riferimenti alle Commissioni classiche di cui ci inonda la politica soprattutto che sembrano ritardare sempre le decisioni; apprezziamo quindi l’estro dell’artista che in solitaria da genio sforna il capolavoro; ma contiamo anche sul lavoro di gruppo, sullo stare insieme, sul raggiungere un intento comune, sul darsi una mano magari ognuno con le differenti capacità che può mettere in pista.

L’esito non sarà da top ten, ma strada facendo si avrà imparato il valore dell’altro, della comunità, dell’ascolto reciproco, del provare a collaborare, del fare spazio a chi ha un’idea diversa… Insomma chi ha il talento massimo vuole fare da solo. Lo si può capire. Ma chi assomma i talenti gli uni degli altri, chi li intreccia, chi fa cordata e fa rete… costruisce qualcosa di diversamente grande, frutto di più teste, di più cuori, di più sforzi. Non c’è da sottovalutare il dromedario della battuta blasonata. Dietro c’è un plusvalore che è alla portata di tutti, senza essere geni. Insieme può essere meglio, e ognuno così gioca coraggiosamente la partita di tutti.

Corrado Avagnina
QUARTAPAGINA
Rubrica di NUOVO PROGETTO