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Giovani e Dio

di Paola Bignardi* - Alcuni anni fa la pubblicazione di un volumetto breve ma quanto mai efficace ha posto all’attenzione di tutti la condizione religiosa dei giovani. La prima generazione incredula1 era il titolo di questa fortunata pubblicazione che ha avuto il grande pregio di mettere sotto la lente di ingrandimento il modo con cui i giovani affrontano l’aspetto religioso della loro vita.

Tutti coloro che operano nell’ambito degli oratori o della pastorale giovanile avevano da tempo ben presente la presa di distanza del mondo giovanile dalle esperienze religiose tradizionali: la messa della domenica vedeva (e vede!) presenze giovanili sempre più sparute, per non parlare di altre iniziative, formative o a tema religioso. Tuttavia era come se vi fosse il timore di ammettere apertamente la lontananza dei giovani dalla fede. Il libro citato è come se avesse dato la libertà di ammettere il fenomeno e di chiamare le cose con il loro nome.

Eppure da subito è parso che ritenere i giovani una generazione incredula non ritraesse tutta la complessità del loro mondo religioso. Da allora ha preso avvio una serie di ulteriori studi e approfondimenti che hanno permesso di comprendere che i giovani, più che essere la prima generazione incredula, sono la prima generazione che cerca di dare alla questione della fede risposte non convenzionali, al di fuori di una tradizione che viene percepita come costrittiva e rigida.

Se si esaminano i dati ricavati dalla ricerca realizzata dall’Istituto Toniolo, si vede con chiarezza che nel mondo giovanile è in atto una migrazione verso la periferia della comunità cristiana. La mobilità che caratterizza oggi il mondo giovanile si manifesta in un percorso che porta a collocarsi all’esterno della Chiesa, di cui non si comprendono i linguaggi e le forme istituzionali con cui essa si propone. Dal 2013 al 2016 la percentuale dei giovani che dichiarano di essere cristiani cattolici passa dal 55.9% al 50.9%, con significative differenze tra maschi e femmine e tra nord-centro e sud d’Italia. Se poi si considerano i dati relativi alla pratica religiosa, i giovani che dichiarano di frequentare un rito religioso settimanale (quasi certamente la messa della domenica) sono l’11,3%.

Analoga mobilità si registra all’interno delle biografie personali. La quasi totalità dei giovani intervistati, che hanno ricevuto una formazione cristiana avendo frequentato il percorso dell’iniziazione, dopo la cresima si allontana dalla comunità cristiana, dalla pratica religiosa e dalle indicazioni della chiesa, pur non rinunciando ad una propria ricerca esistenziale, soggettiva e solitaria, che li conduce all’approdo di una religiosità individualistica e fai da te. Emblematica la testimonianza di questa diciannovenne: “Io mi sento di vivere la mia fede come piace a me, nel senso che sono assolutamente certa che non sia necessario andare in chiesa tutte le domeniche per credere, è necessario il pensiero di un minuto e mezzo nella giornata, mi basta il pensiero”.

Verso gli anni del passaggio dalla giovinezza all’età adulta, spesso si registra un ritorno ad una fede personale, segnata dagli anni della lontananza dalla chiesa e dalle forme della religione istituzionale. In questi giovani, fatti ormai adulti, emerge l’esigenza di una fede personale, che matura dentro un percorso difficile e non lineare, percorso di libertà e di consapevolezza su cui influisce sempre meno la tradizione, sempre più la testimonianza e la vicinanza di chi sappia accompagnare, in una relazione calda e cordiale. L’indagine realizzata dall’Istituto Toniolo2 e dedicata ad uno di questi approfondimenti ha messo in luce che i giovani, più che pensare la loro vita a prescindere da Dio, la pensano a prescindere dalla Chiesa, dalla sua cultura spirituale e dalle sue indicazioni morali. La tensione verso Dio e la domanda di Assoluto sono ben presenti anche nella coscienza dei giovani di oggi, ma a questi interrogativi essi vorrebbero rispondere personalmente, prescindendo dalle opinioni espresse dalla dottrina e dalla tradizione della Chiesa.

Il mondo religioso dei giovani, così complesso e inquieto, costituisce una grande sfida per gli educatori, chiamati a ripensare profondamente non solo il loro modo di agire, ma ancor prima la loro esperienza spirituale e il loro modo di proporsi alle nuove generazioni. Al mondo giovanile oggi non serve proporre i contenuti di una fede e di una tradizione pur così ricca e intensa, ma piuttosto servono dei compagni di viaggio disposti ad accompagnare le coscienze giovanili nel difficile e affascinante viaggio alla scoperta di Dio e della bellezza del Vangelo. E capaci di mostrare che l’incontro con il Signore Gesù trasforma l’esistenza personale, dandole orizzonti vasti e carichi di significato. Educatori che questo incontro l’abbiano realizzato loro stessi!

Non sarà che la presunta incredulità dei giovani riflette la debole fede del mondo adulto?



(1) Matteo A., La prima generazione incredula, Rubbettino, 2011

(2) Bichi R. e P. Bignardi, (a cura), Dio a modo mio, VeP, Milano 2015

*Università Cattolica Sacro Cuore (MI)