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Trump, e adesso?

di Lucia Sali - Non è stato amore a prima vista. Anche a Bruxelles l’elezione del miliardario americano Donald Trump come presidente degli Stati Uniti ha lasciato di sasso i piani alti che, come in quasi tutte le capitali, si affidavano ai sondaggi che davano per vincente la democratica Hillary Clinton, moglie dell’ex presidente Bill. Con l’arrivo alla Casa Bianca di questo repubblicano outsider e antisistema tutte le aree di cooperazione con l’Ue sono infatti messe in dubbio: dalla posizione sulla Siria all’Ucraina e le relazioni con la Russia, dall’impegno alla lotta ai cambiamenti climatici sino alle politiche commerciali dei grandi trattati di libero scambio come il Ttip, dall'impegno su difesa e sicurezza con la Nato fino al partenariato stesso con l’Europa. Ma, soprattutto, a far tremare i vertici Ue è la cassa di risonanza, in un anno elettorale chiave, del voto di protesta raccolto da Trump che ha fatto subito esultare le forze populiste europee. Il presidente eletto Usa ha vinto puntando sui loro stessi cavalli di battaglia: lo stop ai migranti, il protezionismo economico, la ricusazione di accordi internazionali chiave come quello sul nucleare iraniano e quello sul clima di Parigi.

“Oggi è più importante che mai rafforzare le relazioni transatlantiche. Non dovremmo risparmiare alcuno sforzo per assicurare che i legami tra noi restino forti e duraturi”, hanno immediatamente scritto i presidenti della Commissione e del Consiglio europeo Jean-Claude Juncker e Donald Tusk nella loro lettera di congratulazioni a Trump. Quest’ultimo ha preferito infatti avere contatti con il presidente russo Vladimir Putin piuttosto che con l’Ue e, a sfregio delle istituzioni europee, ha ricevuto alla Trump Tower Nigel Farage, il leader uscente dell’Ukip, il partito euroscettico che ha spinto la Gran Bretagna alla Brexit. Il primo contatto con l’Europa del presidente eletto Usa è avvenuto solo nove giorni dopo la sua elezione, con una telefonata sollecitata dal presidente Ue, il polacco Tusk, più che mai preoccupato dello spostamento dell’asse verso la Russia. Due sono infatti per l'Ue le implicazioni chiave: la perdita della battaglia per l’Ucraina, che senza il sostegno Usa è destinata nonostante gli aiuti europei a ritornare sotto la sfera d’influenza di Mosca. E il rischio di irrilevanza per l’Ue, bypassata da un’alleanza Usa-Russia su tutti i dossier della politica estera, in particolar modo sulla Siria da cui dipende in buona parte la bomba migranti, ancora più preoccupante dopo il riavvicinamento della Turchia a Mosca. Da qui il monito di Tusk a Trump, in questo “momento d’incertezza” a “ricordare la forza della comunità occidentale” e i “legami forti, istintivi e biologici” tra Ue e Usa soprattutto nel corso della Storia del XX secolo, e un invito a Bruxelles per un summit bilaterale.

Un monito che è stato ribadito persino dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: “L’Europa ha bisogno dell’America come l’America ha bisogno dell’Europa”, e ci sono “connessioni fondamentali tra i legami transatlantici e la sicurezza”. Nonostante dichiarazioni rassicuranti sull'impegno Usa a favore della Nato, Stoltenberg ha voluto sottolineare che “un’Europa più sicura e prospera significa Stati Uniti più sicuri e prosperi, non dobbiamo dimenticarlo soprattutto in tempi incerti come questi”. Le ultime dichiarazioni di Trump, più miti rispetto ai propositi incendiari della campagna elettorale, stanno in parte confortando le speranze di Bruxelles della necessità di “aspettare e vedere” dato che “c’è sempre una differenza tra i discorsi di campagna elettorale e le azioni di governo”. Certo è che, nella migliore delle ipotesi, ha scherzato Juncker ma non troppo, “con Trump perderemo due anni: il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce”.







Rubrica di NUOVO PROGETTO