Il volto migliore

di Matteo Spicuglia - La speranza che si fa strada nelle difficoltà, anche tra i danni dell’alluvione...

Una notte di novembre. Una come tante. Ma a Perosa Argentina, in Val Chisone, piove ormai da giorni, come in tante altre zone del Piemonte. C’è una donna sola in casa: 80 anni e una forza incredibile. Lei come altri non può immaginare quello che sta per vivere. Poco più a monte, alle spalle della sua casa, la forza delle acque è incontrollabile: un diluvio che ingrossa i corsi d’acqua, penetra nel terreno, provoca frane. Nel cuore della notte, il cedimento più grave: le rocce si frantumano e sfiorano la casa, in piedi per miracolo. Se i massi si fermano in strada, non sarà così con l’acqua e il fango che sfondano porte e finestre sorprendendo la signora. Per lei iniziano ore da incubo: intrappolata tra due armadi, con l’acqua al collo. Fuori, i soccorsi bloccati, i figli che temono il peggio, i vicini che cominciano a darsi da fare.

La signora sarà messa in salvo, ricoverata, per poi riprendersi nell’arco di qualche giorno. Storia a lieto fine, ma i danni alla casa e a quella dei vicini sono enormi. Abitazioni di montagna completamente invase dal fango: tutto da buttare, i ricordi di una vita finiti nel nulla. Passano appena 48 ore, è domenica. Arriva il sole, l’allarme per il momento è passato, ma non la forza che sorprende in situazioni come queste.

Sono le 8 del mattino. Nessuno li ha chiamati, nessuno ha chiesto nulla. Hanno fatto tutto da soli. È bastato il tam tam, il passaparola, la voglia di far: decine di giovani e adulti arrivati da tutta la valle con stivali, vanghe, attrezzi da lavoro. “Siamo qui per aiutarvi, diteci cosa fare!”. La famiglia della donna non si aspettava un gesto simile, ma ha accolto tutto e tutti. “Mettiamoci a spalare”, l’unica risposta. La squadra si è messa così al lavoro. E in pochi minuti quella casa devastata è diventata l’opportunità di bene di tanti. Un brulicare continuo, decine di mani, la fatica buona che fa costruire nonostante tutto. C’è un ragazzo giovanissimo. “Perché sei qui?”. “Sento che devo farlo, non c’è un motivo. Siamo stati colpiti tutti ed è giusto fare la nostra parte”.

Da lontano, lo guarda una signora sui 50 anni, anche lei volontaria di un paese vicino. “Sa, per noi è un dovere. Siamo una valle forte e solidale. Quello che è successo riguarda tutti. Noi non siamo stati colpiti direttamente, ma chi ha perso tutto merita la nostra solidarietà. Siamo qui a sporcarci le mani perché o ci rialziamo tutti insieme o rimaniamo tutti fermi”. La nuora e la nipote della donna salvata ascoltano. Al lavoro anche loro, con gli occhi lucidi. Commosse. “È meraviglioso vedere questa catena di solidarietà, è una carezza in questi momenti difficili”. “La gioia oggi è sapere che la nonna è ancora viva e che potrà raccontare questa disavventura. Ma è ancora più bello vedere chi ci ha donato tempo e forza anche senza conoscerci. Non lo dimenticheremo mai”.

Scene così nei giorni dell’alluvione si sono ripetute decine e decine di volte. In Val Chisone come a Moncalieri, a Torino, a Cuneo. A Borgo Vittoria, una frazione completamente allagata, la solidarietà tra vicini è scattata immediatamente. Chi ha avuto la casa distrutta è stato ospitato, chi ha avuto la cantina allagata, è stato aiutato. Tutti insieme si sono messi a spalare il fango dalle strade. Così nella frazione di Tetti Piatti, tra le più colpite. Volontari e vicini hanno pulito case, strade, giardini. Si sono sostenuti a vicenda, senza alcuna differenza, senza rabbia, nello spirito di solidarietà che fa incontrare. Semplicemente.

Storie così sono l’immagine migliore del nostro Paese, la speranza che opera dietro l’odio sociale, le contrapposizioni violente, le polemiche fini a se stesse. È un Paese che va avanti grazie a questa generosità nascosta che palpita, non si arrende, esiste davvero. Aspetta solo di essere vista, riscoperta, amata. Pronta a renderci migliori, più pacificati, con uno sguardo diverso sul futuro, sugli altri, su noi stessi.






Rubrica di NUOVO PROGETTO

 

 

 

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